Primato cristologico nell’architettura al servizio della Chiesa

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 13 dicembre 2005 (ZENIT.org).- La prospettiva cristologica ha un primato nell’arte sacra e nell’architettura al servizio della Chiesa, si è affermato nel corso della videoconferenza organizzata dalla Congregazione vaticana per il Clero il 30 novembre scorso sul tema “L’architettura, l’arte e la musica a servizio della liturgia”.



Introducendo la quarantunesima videoconferenza di ambito internazionale, il Cardinale Darío Castrillón Hoyos, Prefetto della Congregazione, ha affermato che il “senso del mistero e del sacro, propri del mysterium Paschae, è l’unico punto di riferimento per ogni architettura, arte e musica che voglia porsi al servizio della gioiosa celebrazione dell’opera di salvezza e della presenza efficace di Dio nel mondo”.

“Ogni espressione artistica che intende servire il culto al vero ed unico Dio deve essere un contemplare la sua gloria in Cristo e tributargli l’onore dovuto”, ha spiegato.

“Ogni opera artistica dell’uomo – muraria, grafica, musiva, canora o musicale – che voglia porsi al servizio della Liturgia”, quindi, “deve avere la sola essenziale prospettiva della Maiestas Domini, del Signore risorto ed innalzato che però è al tempo stesso vicino, perché Egli è visto come Colui che ritorna, che viene già adesso nell’Eucaristia”.

Il ricco patrimonio artistico, ha affermato il porporato, “si è lasciato orientare dalla Liturgia quale parusia anticipata, dall’irrompere del ‘già’ nel nostro ‘non ancora’, come l’apostolo Giovanni lo ha rappresentato nel racconto delle nozze di Cana: già adesso Cristo ci dà il nuovo vino, ci dona in anticipo il frutto della ‘sua ora’”.

La costruzione delle chiese, quindi, “è l’atto di questo andare incontro dell’uomo a Lui che viene con segni terreni portatori di vita eterna”: il tempio, quindi, “non è più solamente luogo di riunioni ma lo spazio della comunione di Dio con gli uomini, comunione che si realizza in Cristo”.

“Anche la musica ed il canto, così come la scultura e la pittura possono sempre meglio convergere a sottolineare, con festosità e magnificenza, che il tempio sacro è abitato da Cristo e ciò che maggiormente importa, aiutano i sensi ad accogliere, a vedere e ad udire la sua azione salvifica che in esso si realizza”, ha proseguito.

Il Cardinale Castrillón Hoyos ha poi sottolineato l’“inconsistenza antropologica e la irrilevanza teologica del fossato creato tra la così detta tradizione pre-conciliare e la riforma post-conciliare”.

L’arte sacra a servizio della liturgia, ha constatato, “si sviluppa tra continuità nella fedeltà e rinnovamento nella verità, e pertanto non deve essere soffocata nella falsa alternativa tra ciò che è stato chiamato tradizionalismo e riformismo”.

Intervenendo sul tema “La riforma postconciliare: un concetto errato della creatività e dell’adattamento”, il professor Gary Devery, di Sydney, si è soffermato su un “elemento importante della riforma liturgica” sorto dopo il Concilio: l’“inculturazione”.

“Dio continua a dialogare con l’umanità in ogni tempo e in ogni luogo. Ma nella liturgia questo dialogo si sviluppa in una maniera speciale ed è questo il contesto in cui avviene la trasmissione dell’evento del mistero pasquale”, ha osservato.

“Se si fa intervenire un concetto errato dell’inculturazione, allora la liturgia viene abbassata a un’espressione culturale di un gruppo specifico attraverso l’architettura, l’arte e la musica. L’inculturazione si trasforma allora in un valore assoluto, e non è più l’esperienza di un popolo in dialogo con la Tradizione vivente in un luogo e in un tempo concreti, nei quali la liturgia trasmette il mistero pasquale”, ha aggiunto.

“Attraverso una catechesi solida, orientata alla vita, il fedele viene iniziato al linguaggio della liturgia, che gli consente di comprendere il contenuto dei simboli liturgici e il loro significato e di sperimentarli come il ‘linguaggio’ della Rivelazione”, ha detto.

In questo modo, “i fedeli vengono catechizzati per comprendere che la liturgia è arte, ma al servizio del mistero, e non mistero al servizio dell’arte”.

Lo Spirito di Cristo, ha osservato il Cardinale Castrillón Hoyos, “si esprime e si comunica a noi e richiede di essere accolto e manifestato dalle numerose e diverse espressioni artistiche”.

Da questo principio teologico, ha aggiunto, in ogni epoca, “sono stati derivati la comprensibilità e la sobrietà dell’arte sacra ma non certamente l’appiattimento creativo, la banalizzazione, la monotonia delle espressioni artistiche”.

In questo senso, ha sottolineato, va favorita l’arte popolare, purificata da ogni particolarismo contrario alla fede.

“Gli abusi nell’impiego dell’arte nella Liturgia sacra – ha concluso il porporato – nascono laddove gli uomini non si lasciano guidare dal Dio incarnato, quando essi realizzano le opere espressive solo da se stessi e per se stessi”.