Procreazione assistita o eugenetica?

Intervista con la dottoressa Claudia Navarini

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ROMA, giovedì, 21 aprile 2005 (ZENIT.org).- Quali sono le questioni cruciali di bioetica sollevate dalla fecondazione artificiale? Quali le categorie per definire l’identità dell’embrione umano? E’ plausibile, da un punto di vista morale e scientifico, la ricerca con le cellule staminali? A queste ed altre domande ha provato a rispondere la dottoressa Claudia Navarini.



Nel suo ultimo libro dal titolo: “Procreazione assistita? Le sfide culturali: selezione umana o difesa della vita” (Portalupi Editore, Casale Monferrato 2005, pp. 114, euro 10) la docente della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum cerca di offrire uno strumento “semplice ma non semplicistico” per comprendere rettamente le implicazioni e gli argomenti legati ai referendum sulla legge 40/2004 che regola la procreazione medicalmente assistita.

Per saperne di più ZENIT ha intervistato l’autrice del volume.

Perché questo libro?

Navarini: Il libro nasce proprio, dall’esperienza maturata con ZENIT, in particolare dall’interazione con i lettori attraverso le domande che pervengono alla rubrica di bioetica. Mi sono resa conto, ad esempio, che per i non specialisti del settore la legge 40 e la successiva chiamata referendaria sono arrivate “all’improvviso”, ad interrogare un’opinione pubblica piuttosto impreparata e sfornita di informazioni chiare.

Mi è parso così opportuno offrire uno strumento in più per fare chiarezza, per rispondere in modo “semplice ma non semplicistico” - come dice nella presentazione padre Gonzalo Miranda - , al bisogno di conoscere i dati scientifici e i valori etici in gioco nella fecondazione artificiale.

Lei sostiene che la procreazione assistita, se non rigidamente regolata, può sfociare facilmente in pratiche eugenetiche. Ci spiega il perché?

Navarini: Come ha sostenuto il biologo della riproduzione Jacques Testart, uno dei pionieri della fecondazione artificiale, il fatto di avere l’embrione “esposto”, fuori dall’utero materno (cioè in provetta), e quindi “disponibile”, ha accresciuto la tentazione di “sceglierlo”.

L’embrione è un essere umano, come dimostrano la scienza e la riflessione intellettiva; tuttavia sempre più spesso viene percepito come il mero prodotto di una tecnica. E i prodotti, è ovvio, si scelgono, si confrontano, si comprano, si scartano se sono difettosi, quando non servono si buttano o si “riciclano”.

E così le coppie che si rivolgono alle tecnologie riproduttive, pur con buone intenzioni, si trovano coinvolte in questa logica aberrante, e non si accorgono di abbandonare la via del dono tipica della generazione umana per perseguire quella del “contratto” (soddisfatti o rimborsati).

Non si accorgono che le asettiche “valutazioni” proposte da alcuni centri per la riproduzione assistita e dai promotori dei referendum contengono principi ingiustamente discriminatori nei confronti dei bambini “imperfetti”, di quelli che non hanno tutti i requisiti ideali per accontentare la clientela, cioè per realizzare non solo il desiderio del bambino, ma il bambino del desiderio.

Che cosa c'è di male nel voler provare a produrre e scegliere le caratteristiche specifiche del nascituro?

Navarini: È naturale che un genitore abbia delle aspettative sui figli, e che desideri per i propri figli la salute, la serenità e molte altre caratteristiche: bontà, intelligenza, coraggio, bellezza, ottimismo, generosità. Queste qualità si promuovono nei figli durante la vita, cercando di trasmettere loro il meglio, nella speranza che siano sempre migliori. Fa parte dell’educazione.

È parimenti doveroso cercare di evitare complicazioni agli embrioni, ai feti, ai neonati con un comportamento responsabile prima e durante la gravidanza: si controlla attentamente l’assunzione di farmaci, si sconsiglia il fumo, si modera la fatica.

Questa si chiama prevenzione. Il quadro cambia completamente quando per avere un figlio sano (o intelligente o bello) si elimina quello malato (o ritardato o brutto). Perché di questo si tratta quando parliamo di “scegliere le caratteristiche del nascituro”: dell’eliminazione selettiva degli embrioni su base genetica o sanitaria, cioè dell’uccisione deliberata di esseri umani innocenti solo perché più sfortunati o più bisognosi di altri.

Quali secondo lei i meriti della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita?

Navarini: È senza dubbio una legge migliorativa rispetto alla precedente anarchia della “provetta selvaggia”, e ciò rappresenta già un pregio. Ponendo dei limiti all’utilizzo della procreazione assistita, ha consentito infatti di salvare parecchie vite umane che prima andavano distrutte.

Pur non rispettando realmente la legge naturale, in quanto ammette la fecondazione artificiale che comporta una inevitabile perdita di embrioni, riconosce l’embrione come soggetto di diritti. Lo riconosce per la prima volta come uno di noi, un membro del genere umano e dunque con piena dignità.

E introduce dei divieti che lo tutelano rispetto ad alcuni abusi possibili nelle tecniche di riproduzione assistita: il divieto di utilizzo degli embrioni a fini di ricerca, di crioconservazione, di selezione pre-impianto, di “distruzione”, di clonazione, di fecondazione artificiale eterologa, di riproduzione in menopausa o post mortem.

Sulla stessa linea, valorizza l’adozione, esige diagnosi di sterilità e infertilità accurate, richiede un consenso informato che espliciti tutti i rischi delle tecnologie riproduttive. Non è poca cosa per il mondo secolarizzato in cui viviamo. Speriamo che questi progressi non siano annullati dalla vittoria dei referendari. Dobbiamo continuare a lavorare con rinnovato vigore, dopo i referendum, a favore di una cultura sempre più rispettosa della vita umana e di un mondo più giusto.

I promotori dei referendum sostengono che l'opposizione della Chiesa è oscurantista e anti-scientifica. Qual è il suo parere in proposito?

Navarini: La Chiesa da sempre promuove il bene dell’uomo. E si oppone al suo male. Non c’è alcuna contraddizione fra scienza e fede, fra Chiesa e ricerca. Semmai, c’è il rischio che la ricerca scientifica proceda “come se” fosse moralmente neutra, avulsa da qualsiasi considerazione di tipo etico. Questo è impossibile. Ogni ricerca scientifica, ogni sperimentazione, deve tutelare i diritti dei soggetti coinvolti, compreso l’embrione, che per la sua inalienabile dignità non può essere “sacrificato” per la ricerca, e nemmeno per salvare altre vite. La vita umana, come dice da millenni la filosofia, non può mai essere considerata un semplice mezzo per ottenere uno scopo, per quanto nobile.

E poi, la Chiesa è assolutamente rigorosa dal punto di vista scientifico, e attenta agli studi più aggiornati, quando ribadisce, ad esempio, che l’inizio della vita umana si situa al momento della fecondazione, o che le cellule staminali embrionali, ottenute con la distruzione degli embrioni, non sono affatto efficaci per curare le malattie.

In questo senso, l’accusa di oscurantismo e di anti-scientificità va completamente rovesciata: la Chiesa, esperta in umanità, è sempre aperta ad accogliere con interesse i dati sperimentali che contribuiscono ad illuminare la verità sull’uomo anche nei suoi aspetti materiali.

Il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Camillo Ruini, ha invitato credenti e non ad astenersi dall’andare a votare per i referendum. Lei che ne pensa?

Navarini: Sono profondamente grata a Sua Eminenza per questo invito, che costituisce un formidabile aiuto per unire le forze in un momento decisivo per l’evangelizzazione della cultura. Il non-voto ad un referendum è una scelta legittima, opportuna ed efficace, nel contesto attuale, allo scopo di mantenere inalterata la legge 40.

Costituisce inoltre la risposta più adeguata ad un’ideologia che vuole risolvere ogni questione, perfino quelle etiche e scientifiche, a colpi di maggioranza, credendo di poter mettere ai voti tutto, anche un diritto fondamentale come quello alla vita.