Promuovere i diritti umani aiuta ad alleviare la povertà, afferma la Santa Sede

Intervento dell’Arcivescovo Celestino Migliore all’ONU

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NEW YORK, martedì, 14 novembre 2006 (ZENIT.org).- Secondo l’Arcivescovo Celestino Migliore, la promozione dei diritti umani può aiutare ad alleviare la povertà che affligge una parte consistente della popolazione mondiale.



Il Nunzio apostolico e Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite è intervenuto a New York venerdì davanti al Secondo Comitato della 61ª sessione dell’Assemblea Generale sull’item 57 (a), “Sradicamento della povertà e altre questioni relative allo sviluppo: Implementazione del primo Decennio delle Nazioni Unite per lo Sradicamento della Povertà (1997-2006)”.

Il presule ha osservato che “dal Summit Mondiale sullo Sviluppo Sociale del 1995 i Governi si sono impegnati nello sradicamento della povertà come imperativo etico, sociale, politico ed economico”.

“La povertà deriva spesso dalla violazione dei diritti umani e la promozione di questi diritti può aiutare ad alleviarla”, ha constatato.

Come chiunque altro, ha proseguito, “i poveri hanno il diritto alla giustizia, al lavoro decente, all’alimentazione adeguata, alla salute e all’istruzione”.

Ad ogni modo, visto che a causa della loro condizione sono spesso esclusi dalla società, “la loro capacità di difendere questi diritti è molte volte davvero limitata”.

E’ per questo che la celebrazione della Giornata Internazionale per lo Sradicamento della Povertà – che trae ispirazione da un incontro di 100.000 persone a Parigi nel 1987 in risposta all’appello dello scomparso padre Joseph Wresinski –, celebrata il 17 ottobre, “potrebbe essere significativa nel promuovere una consapevolezza generale e nello spingere i politici a mettere lo sradicamento della povertà alla base delle agende sociali e legali”.

L’Arcivescovo Migliore ha quindi sottolineato “il legame tra pace e sviluppo”, ricordando a questo proposito le parole di Papa Paolo VI, che affermò che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”.

“Vale forse anche la pena di notare il diritto al cibo e il diritto allo sviluppo, soprattutto considerando i poveri del mondo in via di sviluppo”, ha continuato.

“Il cibo, insieme all’acqua, è sicuramente il diritto umano più urgente dopo il diritto alla vita. Il cibo e l’acqua non possono mai essere considerati straordinari o beni di lusso – sono mezzi assolutamente fondamentali”, ha dichiarato.

Il presule ha ricordato che tre quarti dei Paesi del mondo sono Stati che appartengono al Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, “che riconosce il diritto fondamentale di chiunque al cibo, al vestiario e all’alloggio, al continuo miglioramento delle condizioni di vita e al miglioramento dei metodi di produzione e di distribuzione”.

Nonostante alcuni sforzi enormi da parte di numerose agenzie per “l’effettivo e imparziale spiegamento degli aiuti alimentari”, “l’impianto nazionale e internazionale lascia ancora molte centinaia di milioni di persone a terra”.

Indipendentemente dal fatto che il cibo sia o no riconosciuto dagli Stati come diritto, ha denunciato l’Arcivescovo, “quasi un sesto della popolazione del mondo è affamato e ogni cinque secondi un bambino muore di fame: è un record di cui l’umanità non può certo essere fiera”.

Anche il diritto allo sviluppo rappresenta una questione controversa, ma, ha ricordato Migliore, “se dobbiamo aiutare la gente ad uscire dalla povertà, dobbiamo utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione, inclusa l’applicazione di maggiori risorse”.

“Il Gruppo di Lavoro del Consiglio dei Diritti Umani sul Diritto allo Sviluppo ha ricevuto recentemente l’approvazione delle sue raccomandazioni riguardo alla realizzazione del diritto allo sviluppo – ha concluso –. Bisogna sperare che questo rappresenti un passo avanti verso la rivendicazione di tutti i diritti umani dei poveri e lo sradicamento della povertà”.