Promuovere la famiglia come base per migliorare l’economia delle Nazioni

Interventi sulla famiglia considerata come l’unità economica fondamentale della società

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CITTA’ DEL MESSICO, mercoledì 31 marzo 2004 (ZENIT.org).- Durante la seconda giornata del III Congresso Mondiale delle Famiglie, che si è tenuto presso il Centro Banamex dal 29 al 31 marzo, è stato affrontato il tema “Famiglia, Economia e Società”.



In questa occasione, come si legge in un comunicato apparso sul sito del Congresso sono state esposte soprattutto misure concrete per combattere la povertà, fattore che si ripercuote direttamente sulla disgregazione familiare.

Il dottor Bernardo Kliksberg, coordinatore generale dell’Iniziativa Interamericana di Capitale Sociale, Etica e Sviluppo della Banca Interamericana per lo Sviluppo, ha spiegato in una videoconferenza che il capitale sociale è una risorsa latente, una chiave strategica dell’avanzamento dei Paesi che hanno successo e un insieme di fattori che comprendono la capacità di associazione, la fiducia e i valori di una società.

Ha assicurato che il capitale sociale ha un impatto macroeconomico sulle Nazioni, perché la crescita economica è direttamente legata alla salvaguardia dei Diritti Umani, alla tolleranza e alla capacità di risolvere conflitti interni.

Kliksberg ha spiegato che un esempio è il modo in cui si riflette la diminuzione del tasso di mortalità nella società grazie al clima di fiducia dei suoi partecipanti e ai progressi scientifici caratteristici della modernità, e che si proietta direttamente anche nell’ambito microeconomico.
Per questo, ha sottolineato, si deve incoraggiare la sinergia tra le comunità, per ridurre l’incertezza e la disuguaglianza che provocano la disgregazione familiare.

A questo proposito, la dottoressa María S. Aguirre, professoressa associata del Dipartimento di Economia e Affari presso l’Università Cattolica d’America di Washington, D.C., ha esposto alcune opzioni che i Paesi in via di sviluppo hanno adottato per combattere la povertà.

Una di queste è stata l’implementazione dei cosiddetti microcrediti, che hanno permesso a persone con pochi mezzi di poter ottenere con un prestito il denaro per iniziare un piccola attività, in base alle loro possibilità. Questo ha causato una maggiore stabilità in queste cellule della società.

“In America Latina, la Banca Interamericana per lo Sviluppo ha sponsorizzato vari Paesi perché riuscissero a promuovere i microcrediti nei loro programmi economici”.

Un altro modo per combattere la povertà è stato il prestito concesso dalla Banca Mondiale ai Paesi con un grande debito estero affinchè venissero destinate più risorse soprattutto a programmi sociali, sanitari ed educativi.

Secondo Craig Cardon, Presidente della United Families International, la famiglia può essere una fonte generatrice di ricchezza.

“La produttività della Nazione è intimamente legata alla salute delle persone, per cui le famiglie sono le entità che fanno la differenza nella stabilità economica”.

Alludendo alla sua vita privata, Cardon ha esemplificato il progresso di integrazione che ogni persona ha nell’attività economica.

A suo parere, “la vita familiare insegna molte cose utili per portare avanti un’attività ed essere competitivi, proiettando anche i principi etici della famiglia nell’attività professionale”.

Tra coloro che sono intervenuti in questa seconda giornata di lavori del III Congresso Mondiale delle Famiglie, c’è il signor Lorenzo Servitje, fondatore e Presidente onorario di “Grupo Bimbo”, che ha parlato della responsabilità che lo Stato, le imprese e le organizzazioni non governative hanno nell’integrazione delle famiglie.

Il signor Lorenzo ha commentato che attualmente la scarsa unione nelle famiglie è dovuta principalmente alla crisi del matrimonio, che è la colonna vertebrale della società. Il matrimonio, ha detto, è l’interrelazione dei progetti di vita di due persone che hanno il dono della conciliazione e lottano per il bene e per la felicità.

Ha affermato anche che “le imprese, da parte loro, hanno la responsabilità di creare condizioni che non rientrino nel paternalismo, ma che facilitino condizioni di lavoro che permettano di preservare i valori umani”. Come esempi, ha citato orari flessibili e concessione di facilitazioni alle donne per la maternità.

Riguardo alla partecipazione delle istituzioni educative e delle organizzazioni non governative, ha chiesto il loro contributo per raggiungere il pieno sviluppo del matrimonio e della famiglia.
“E’ compito di tutti, dobbiamo compiere uno sforzo per migliorare la condotta delle persone e non ritornare alla barbarie”, ha concluso.

Il Premio Nobel per l’Economia nel 1992, Gary Becker, ha detto che di fronte alla necessità di mantenere unita la famiglia, che è la base dell’economia, occorre legiferare affinché le politiche pubbliche smettano di essere paternaliste e provocare disfunzioni nelle famiglie.

Ha spiegato che molte donne lavorano mentre allevano figli piccoli, il che, indubbiamente, fa sì che la formazione durante i primi cinque anni di vita non ci sia una formazione ottimale del capitale umano.

Per questo motivo, Becker ha proposto di promuovere politiche sociali tendenti a rafforzare la famiglia in tutti i sensi e ad evitare la sua disgregazione.

“Sarebbe importante che tutti riuscissimo a vedere l’importantissimo contributo della famiglia all’economia come quota rilevante del reddito nazionale e soprattutto l’apporto delle madri che rimangono a casa”.

“E’ molto importante avere la possibilità di fare un’analisi completa e quantitativa per mostrare a tutti che in molte famiglie il contributo a livello economico del lavoro della donna in casa è molto superiore a quello del marito o di molti uomini”, ha affermato Becker, che è anche professore di Economia e Sociologia presso l’Università di Chicago.

Riferendosi al tema del divorzio, ha insistito su come possa essere una causa di diminuzione della formazione del capitale umano, perché le coppie che hanno figli e si separano non potranno insegnare loro i valori per affrontare la società.

“Le famiglie unite, intatte, danno un contributo migliore allo sviluppo del capitale umano dei figli; per questo motivo il divorzio ha un effetto che va oltre le due persone direttamente coinvolte, perché anche i figli ne vengono interessati”.

Ha sostenuto anche che il sistema educativo deve prevedere una maggiore interazione tra la famiglia e la scuola, in modo che i maestri non abbiano la responsabilità assoluta nella formazione dei bambini, ma che sia la famiglia ad avere il ruolo maggiore in questo campo.

[Traduzione dall’originale in spagnolo a cura di ZENIT]


Per poter leggere le conclusioni al III Congresso Mondiale delle Famiglie: Zenit, Sezione Documenti