Pubblicata un’ “Istruzione” vaticana per limitare l' ”arbitrio personale” in materia di Eucaristia

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì 23 aprile 2004 (ZENIT.org).- "Non c'é dubbio che la riforma liturgica del Concilio abbia portato grandi vantaggi per una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione dei fedeli al santo Sacrificio dell'altare Tuttavia, non mancano delle ombre".



Così è scritto al punto 4 del proemio dell'Istruzione "Redemptionis Sacramentum su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia", firmata dal Giovanni Paolo II il 19 marzo 2004 e presentata in Sala Stampa Vaticana il 23 aprile 2004.

L'Istruzione composta da una Introduzione, 8 Capitoli ed una Conclusione, e suddivisa in 186 paragrafi, è frutto della colaborazione intensa fra la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti di cui è responsabile il cardinale Francis Arinze e la Congregazione per la Dottrina della Fede, il cui prefetto è il cardinale Joseph Ratzinger.

Il cardinale Francis Arinze nel corso della conferenza stampa di presentazione ha affermato che “le due congregazioni hanno formato una Commissione congiunta all’inizio dell’anno scorso. Poi i due prefetti e segretari hanno rivisto questo lavoro”.

In seguito ha aggiunto che la prima redazione del documento è stata presentata a maggio dell'anno scorso a tutti i membri delle due congregazioni, circa settanta cardinali, arcivescovi, vescovi . Il testo, poi, discusso a giugno di quell’anno, ha avuto dodici edizioni in tutto prima di poter ricevere l’imprimatur.

Nel proemio si sottolinea che non possono essere passati “sotto silenzio gli abusi, anche della massima gravità, contro la natura della Liturgia e dei sacramenti, nonché contro la tradizione e l'autorità della Chiesa, che non di rado ai nostri giorni in diversi ambiti ecclesiali compromettono le celebrazioni liturgiche”.

“In alcuni luoghi gli abusi commessi in materia liturgica sono all’ordine del giorno, il che ovviamente non può essere ammesso e deve cessare. (...) Tali abusi, infatti, contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento”.

"Gli abusi non di rado si radicano in un falso concetto di libertà. Dio, però, ci concede in Cristo non quella illusoria libertà in base alla quale facciamo tutto ciò che vogliamo, ma la libertà, per mezzo della quale possiamo fare ciò che è degno e giusto" recita il punto 7 del proemio.

Al punto 8 è scritto "Si deve, inoltre, notare con grande amarezza la presenza di iniziative ecumeniche che, pur generose nelle intenzioni, indulgono qua e là a prassi eucaristiche contrarie alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la sua fede".

Al punto 11 si legge: "Troppo grande è il Mistero dell’Eucaristia perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale".

Sempre al punto 11 l'Istruzione spiega che gli abusi "ledono il giusto diritto dei fedeli all'azione liturgica che è espressione della vita della Chiesa secondo la sua tradizione e la sua disciplina. Inoltre, introducono elementi di deformazione e discordia nella stessa celebrazione eucaristica che, in modo eminente e per sua natura, mira a significare e realizzare mirabilmente la comunione della vita divina e l’unità del popolo di Dio".

Da questi abusi "derivano insicurezza dottrinale, perplessità e scandalo del popolo di Dio e, quasi inevitabilmente, reazioni aspre: tutti elementi che nel nostro tempo, in cui la vita cristiana risulta spesso particolarmente difficile in ragione del clima di ‘secolarizzazione’, confondono e rattristano notevolmente molti fedeli".