Pubblicato un nuovo Dizionario su Maria, frutto di 30 anni di lavoro
L’autore è il missionario monfortiano, Stefano De Fiores
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ROMA, lunedì, 4 dicembre 2006 (ZENIT.org).- “Di Maria non si dice mai abbastanza” (De Maria nunquam satis), diceva il santo Grignon de Montfort (1673 – 1716). E ne è convinto anche il noto mariologo Stefano De Fiores, che ha appena pubblicato un nuovo Dizionario dedicato alla Madonna.
“Maria. Nuovissimo Dizionario” (Edizioni Dehoniane, Bologna 2006, 2 volumi, pp. 944, € 65,00) è il risultato di trenta anni di studio e approfondimento sulla figura della Madre di Dio, a partire da diversi punti di vista.
Il professore Stefano De Fiores è missionario monfortiano (Compagnia di Maria) dal 1953. Insegna mariologia e spiritualità mariana alla Pontificia Università Gregoriana, presso l’Università Pontificia Salesiana e alla Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”.
È Presidente dell’Associazione Mariologica Interdisciplinare Italiana e consigliere della Pontificia Accademia Mariana Internazionale.
Ha curato con Salvatore Meo il “Nuovo dizionario di Mariologia” edito dalla San Paolo e anche “Maria donna eucaristica: Un commento al capitolo VI dell'enciclica Ecclesia de Eucaristia” pubblicato dalla stessa casa editrice.
Il Dizionario di De Fiores verrà presentato a Roma martedì 5 dicembre presso la nuova libreria Dehoniana Books (Via della Conciliazione, 37) alle 17:30. In questa occasione l’autore sarà intervistato da padre Alfio Filippi, Direttore editoriale di EDB - Edizioni Dehoniane Bologna.
Per saperne di più ZENIT ha intervistato il missionario monfortiano.
Trent'anni per preparare il Dizionario: ci troviamo di fronte a un'opera matura e sintetica di tutto il suo noto lavoro mariologico?
De Fiores: Quest’opera non si spiega senza un’opzione fondamentale operata negli anni ’70 in piena crisi mariologica. Allora mi dicevano: lascia stare la Madonna... e dedicati alla teologia e alla spiritualità.
Proprio allora ho intensificato il mio studio sulla Madre di Gesù, facendo lavoro di scavo sulla sua presenza nella pietà popolare, nella liturgia, nella teologia contemporanea... Soprattutto ho commentato il capitolo VIII della Lumen gentium del Concilio Vaticano II.
Così mi sono trovato avvantaggiato quando con la Marialis cultus di Paolo VI (1974) e con la Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II (1987) è avvenuto il rilancio di Maria nella Chiesa e nel mondo.
Il Nuovissimo Dizionario vorrebbe rappresentare il frutto maturo di una mariologia italiana seria che sfati la banalizzazione del discorso su Maria ed estragga il culto mariano dal devozionalismo o dal cristianesimo volgare dove è stato relegato dall’intellighentia della teologia liberale.
Quali sono le voci secondo lei "nuovissime" di questo Dizionario?
De Fiores: Pur sfruttando materiali già pubblicati, ogni voce del Dizionario è stata profondamente elaborata ed aggiornata, quindi risulta nuovissima. Soprattutto è nuovissimo nella struttura perché inserita nel circolo ermeneutico che parte dall’oggi, risale alla Parola di Dio, attraversa la tradizione ecclesiale e ritorna all’oggi per un’inculturazione della fede nella vita odierna.
La prima e l’ultima voce, “Affidamento” e “Volto”, sono un esempio del nuovo approccio non accademico alla realtà della vita ecclesiale. In più alcuni lemmi qui presenti si trovano difficilmente in altre pubblicazioni del genere e non mancheranno d’interessare le varie categorie di lettrici/lettori: “giovani”, “educatrice”, “impegno sociale”, “Italia”, “pace”, “ultimi tempi”...
Perché pensa che questo Nuovissimo Dizionario si pone al servizio di ebrei, musulmani e persone di altre religioni?
De Fiores: Prima di tutto perché offrendo i dati su Maria maturati nella tradizione cattolica, gli appartenenti ad altre religioni, hanno la possibilità di conoscere il pensiero ufficiale della Chiesa, senza cedimenti a fonti dubbie e a interpretazioni inadeguate o false.
Ma poi perché il Nuovissimo Dizionario valorizza il contesto culturale e l’antropologia, stabilendo una base comune d’incontro.
Così la voce “donna mediterranea” non manca di collocare Maria all’interno delle culture ebraica, araba ed ellenistica, mentre la voce “tipo antropologico” tende a presentarla come persona responsabile e relazionale, che si dona in piena disponibilità a Dio, divenendo esempio non solo dei cristiani ma di ogni creatura che si abbandona misticamente al Trascendente.
Di Maria sembra che sia già stato detto tutto, invece lei invita a “cogliere la novitas della donna Maria”. In che senso?
De Fiores: In realtà molto si è scritto e molto si continua a scrivere su Maria al di là del déjà-vu, se pensiamo che la voce “Attualità” recensisce 53 trattati di mariologia editi dal 1990 al 2005. Eppure il fascino della fanciulla di Nazaret è ben lontano dall’esaurirsi, per un cumulo di motivi sempre rinascenti lungo la storia.
Se da sempre i cristiani si sono interessati alla figura di Maria in quanto garanzia della concretezza dell’incarnazione del Figlio di Dio, nel Medioevo ella è talmente inserita nella cultura del tempo da spingere i medievisti francesi a definirla un “sistema di valori”, “la cima di una gerarchia civile e religiosa”, “la sintesi di tutte le altre figure” (Marie. Le culte de la Vierge dans la société médiévale, Paris 1996, 5-12) e quindi un insieme di autodescrizioni dell’uomo medievale.
Ma questo vale anche per le culture susseguenti, fino al post-moderno e al pensiero debole che recuperano la presentazione di Maria come “madre della debolezza” (S. Agostino) e auspicano sull’esempio della kenosi di Cristo una cultura di non violenza e di pace. Ma è interessante anche notare l’assimilazione a livello esperienziale della ferialità di Maria, come ha fatto Tonino Bello con “Maria, donna dei nostri giorni” (1993).
De Maria numquam satis, diceva Luigi di Montfort: è sempre attuale?
De Fiores: Ho voluto dedicare una voce a questo assioma per sconfessare la falsità dell’attribuzione di esso a san Bernardo, mentre tale e quale non lo troviamo che nel “Trattato della vera devozione a Maria” (1712) di san Luigi di Montfort. Mi premeva mostrare che l’assioma non riguarda il discorso su Maria, ma la lode di Lei in quanto Theotokos. Ultimamente si tende a vedere la Vergine come un mistero, che solo progressivamente si riesce a penetrare per grazia dello Spirito.
Quale è il suo personale consiglio di fronte alle apparizioni mariane?
De Fiores: Potrei riassumere in due parole: cauta apertura. Di fronte a eventi straordinari o carismatici, la passività è sempre sbagliata, ma pure il fanatismo cieco è da proscrivere. Vale il monito di san Paolo: “Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21).
Occorre il discernimento e quando si scorge negli eventi il dito di Dio, bisogna accogliere i segni del Cielo e riportarli a Cristo, pienezza della rivelazione, e alla sua parola di vita.


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