Qual è la posta in palio nel riconoscimento delle radici cristiane dell'Europa?

La parola ad un'eurodeputata francese, Elizabeth Montfort

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ROMA, giovedì, 17 giugno 2004 (ZENIT.org).- Per I capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea che si ritrovano a partire da questo giovedì fino a domani a Bruxelles, la parola d’ordine è riuscire a dare una Costituzione all'Europa, mantenendo fede all’impegno preso formalmente nel vertice di marzo dopo il fallimento di dicembre.



La presidenza di turno irlandese consapevole che sarà un prova d’appello senza repliche, ha elaborato il programma del summit con tre sessioni dedicate alla Costituzione, dando a questo tema ogni priorità, tanto da ipotizzare un Consiglio straordinario da tenersi a luglio per discutere l'altro grande nodo da sciogliere - la nomina del successore di Romano Prodi alla presidenza della Commissione – qualora il dibattito sulla bozza costituzionale dovesse richiedere più tempo del previsto.

In questo clima di attesa per un verdetto definitivo sulla possibilità di un riferimento alle radici giudaico-cristiane dell’Europa nel prologo della Magna Charta dell’UE, ZENIT ha voluto intervistare Elizabeth Montfort, deputata europea (EPP FRANCE) e consigliere regionale d’Auvergne.

La deputata europea spiega che qualora il riferimento, nel Trattato costituzionale dell’Unione europea, alla nostra eredità cristiana venisse rigettato indietro, si avrebbero “come conseguenza il rimettere in discussione i diritti dell’uomo”, ha affermato.

Un riferimento di tipo religioso può avere il suo posto anche all’interno di un trattato internazionale?

E. Montfort: E’ giusto porre una tale questione riguardante questo riferimento che non è mai stato domandato dagli altri trattati europei. Poichè il futuro Trattato europeo non è della stessa natura: il suo obiettivo è l’organizzazione dell’Unione europea a 25 membri (poi 27 o 30) ma in più esso è un trattato costituzionale, vale a dire, fondatore della nuova Europa, l’Europa riunificata.

Ora noi constatiamo nella stragrande maggioranza delle costituzioni nazionali degli Stati membri, un riferimento esplicito o implicito a Dio. Ciò che noi domandiamo è un riferimento all’ “eredità cristiana” dell’Europa.

Ritiene soddisfacenti le disposizioni di diritto positivo incluse nel progetto, che garantiscono la libertà religiosa e lo status delle Chiese?

E. Montfort: Lei cita l’articolo 51 del progetto di costituzione. Si tratta del riconoscimento giuridico delle Chiese così come esistono all’interno degli Stati membri. Questo è un articolo fondamentale, che accanto allo status delle Chiese, riconosce la necessità di un dialogo regolare con esse e con le comunità di cristiani.

Questo punto concerne il presente e l’avvenire delle relazioni fra le istituzioni europee e le Chiese. Tuttavia questo articolo non è sufficiente a definire l’identità dell’Europa e il suo ruolo per gli Europei e per il mondo. Ora l’identità dell’Europa non può essere concepita senza uno sguardo veritiero alla nostra storia.

Alcuni sostengono che il riferimento al retaggio cristiano dell’Europa costituisca un attentato alla laicità delle istituzioni, cosa ne pensa?

E. Montfort: Tutti noi siamo teniamo alla laicità delle istituzioni europee e alla separazione Chiesa/Stato. Il Preambolo così com’è stato redatto indica semplicemente le nostre eredità culturali, religiose e umanistiche. Non c’è nessuno che vi ha visto un attentato alla laicità.

Per la stessa ragione, specificare l’eredità cristiana fra le diverse eredità religiose non rimetterebbe in causa la laicità ma sarebbe un riconoscimento della fonte principale, ma non esclusiva, dei valori riconosciuti e condivisi da tutti gli Europei, così come affermato dall’articolo 2 della bozza del Trattato: “L’Unione si fonda sui valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società fondata sul pluralismo, sulla tolleranza, sulla giustizia, sulla solidarietà e sulla non discriminazione”.

Il riconoscimento delle radici cristiane nel Trattato costituzionale europeo non sarebbe una rivendicazione abusiva e illusoria, considerando la diffusione reale della pratica religiosa?

E. Montfort: Se consideriamo l’Europa occidentale, è vero che la pratica religiosa è terribilmente diminuita persino in quei paesi dove il 70% della popolazione si dice “credente”. Ma non dimentichiamo i pesi dell’Europa centrale e orientale che, una volta liberatisi dal giogo comunista, hanno riscoperto la libertà di culto; in quei luoghi, la pratica religiosa riguarda la stragrande maggioranza della popolazione.

In più non si tratta solamente di una questione di pratica religiosa. Le nostre radici cristiane hanno plasmato la nostra comune civiltà: il nostro sistema di valori, la nostra morale, il rispetto dell’essere umano, il posto della donna all’interno della società, il rprincipio della sussidiarietà, la nostra ansia di solidarietà verso i più poveri...

L’esclusivo riconoscimento dell’eredità cristiana come fondamento dell'Europa non bloccherebbe, in qualche modo, l’integrazione di quei paesi candidati ad aderire all'UE, come la Turchia, che non la riconoscono come tale?

E. Montfort: Non si tratta di un riconoscimento esclusivo poichè noi domandiamo la seguente aggiunta: "s’inspirano dai retaggi culturali, religiosi, segnatamente cristiani, e umanisti nei valori tutt’ora presenti nel suo patrimonio, sono ancorati alla vita della società il ruolo centrale dell’individuo umano e i suoi diritti inviolabili e inalienabili, così come il rispetto de diritto...”

La questione qui è quella dell’identità dell’Europa e della nostra civiltà europea che reca il marchio indelebile del retaggio cristiano in molti ambiti: l’arte, l’architettura, la filosofia, il diritto, la letteratura...in una sola parola: la nostra concezione dell’uomo e della sua dignità.

Nel riunirsi, l’Europa è passata da uno spazio più economico, più finanziario e più amministrativo ad una comunità di valori. L’Europa non deve definirsi in rapporto ai suoi eventuali Stati membri (in questa circostanza la Turchia) ma in rapporto a ciò che essa è.

Ci potrebbe fare degli esempi concreti circa cosa potrebbe accadere, nella vita di tutti i giorni, qualora venisse respinto il riferimento alle radici cristiane?

E. Montfort: Se il riferimento alle nostre radici cristiane venisse respinto ci sarebbe un rottura con la nostra storia comune, fatta di guerre, di tensioni ma anche di pace e di cooperazione. Ci sarebbe in questo modo una rottura con i padri fondatori dell’Europa: Monet, Schumann, Gasperi, Adenauer...pieni di umanesimo e di antropologia cristiana.

Sarebbe infine come gettare via i lasciti dei primogeniti. Poichè questo eredità cristiana è un tesoro, ricevuto dai nostri padri, che noi vogliamo trasmettere ai nostri figli e al futuro delle nostre generazioni. In nome di quale solidarietà, rispetto dell’uomo nella sua interezza, giustizia, libertà e pace? Una società non può essere costruita su delle norme astratte, imposte da una burocrazia senza volto.

Questo equivarrebbe a rifiutare definitivamente che l’Europa si costituisca a comunità di valori. Ciò avrebbe come conseguenza il rimettere in discussione i diritti dell’uomo

La nostra eredità cristiana ci ha fatto dono del senso della persona, aperta agli altri e al trascendente. I diritti delle persona sono universali e salvaguardano ciò che è comune a tutta l’umanità: la dignità dell’essere umano nella sua interezza, mentre i diritti degli individui sono un riconoscimento di interessi particolari e comunitari.

Chiaramente, l’Unione Europea continuerà a votare le direttive che, sul piano concreto, faranno sembrare l’uomo al centro delle decisioni. Tuttavia, è sulla questione sociale che l’assenza di questo riferimento avrà delle conseguenze di cui già vediamo le premesse: finanziamento delle ricerche sugli embrioni umani, difficoltà di riconoscere la famiglia come cellula fondamentale della società, aperta alla vita, riconoscimento di pari diritti fra coppie sposate e coppie omosessuali.

Quante firme sono state raccolte con questa iniziativa volta a richiedere la menzione delle radici cristiane nella Costituzione? Crede che questo gesto possa avere un qualche impatto?

E. Montfort: In un anno abbiamo raccolto più di un milione di firme così come l’appoggio di una cinquantina di ONG, rappresentati 55 milioni di membri. Questa è la prima volta nella storia dell’Europa. Questa è la sola questione che è stata fatta oggetto di un tale slancio popolare.

Nessuna delle priorità fissate dalla Presidenza irlandese, riguardanti l’adozione del Trattato costituzionale, è stata sostenuta in questo modo dagli europei. I capi di Stato e di Governo non possono rimanere indifferenti. Questa petizione popolare, così come i numerosi simposi e conferenze stampa organizzati al Parlamento europeo hanno dato la possibilitò di mantenere la questione nell’ambito dell’attualità, mentre molti uomini politici pensavano che questo punto fosse chiuso con i lavori della Convenzione.

Infine, forti del successo della petizione (il progetto di Trattato riconosce il diritto d’iniziativa popolare a condizione che questa richiesta venga firmata da un milione di europei – cfr. art. 46 comma 4), annunciato lo stesso giorno della riunificazione dell’Europa, il 1° maggio 2004, sette capi di Stato hanno inviato una lettera alla Presidenza irlandese per fare di questo riferimento una priorità.

Certamente, una iscrizione nel Preambolo non è sufficiente: è necessario che le decisioni dell’Unione Europea siano fedeli alla nostra eredità cristiana. Il riferimento ha come fine quello di rammentarcelo.

In conclusione, vorrei citare Rocco Buttiglione, Ministro italiano degli Affari europei ed ex-deputato europeo: “Anche se non abbiamo questo riferimento, sappiamo però che abbiamo già conquistato i cuori e gli animi”.

Sì, questo slancio popolare, venuto da tutti i paesi d’Europa ci permetterà di prendere coscienza del fatto che la nostra eredità comune è l’eredità cristiana e che è rimanendo fedeli ad essa che noi potremo edificare l’Europa della pace, della libertà, della giustizia, l’Europa dove ogni uomo è amato e rispettato.


Elizabeth Montfort è l’autrice di "Dieu a-t-il sa place en Europe ?" (dir.) (Liberté Politique- FX de Guibert, 2003) e amministratrice della Fondation de service politique .

Per ulteriori informazioni sulla petizione per la richiesta del riconoscimento delle radici cristiane all’interno del Trattato costituzionale europeo: http://www.libertepolitique.com/public/initiatives/petition.php.