"Quale economia per il Bene comune?"

Speciale "Insieme per l'Europa" [2/4]

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ROMA, sabato, 12 maggio 2012 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso tenuto oggi a Bruxelles da Luigino Bruni, professore associato di Economia Politica presso la Facoltà di Economia, Università di Milano-Bicocca, in occasione della Giornata “Insieme per l’Europa”.

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L’Europa è stata la terra sulla quale è fiorita l’economia di mercato, con un contributo decisivo del cristianesimo, e dei suoi carismi (basterebbe pensare al solo monachesimo).

Oggi questa economia di mercato vive in Europa una profonda crisi, dovuta a due principali fattori: innanzitutto il peso eccessivo che la finanza speculativa ha assunto in rapporto all’economia reale: la finanza è civile finché è sussidiaria (al servizio) dell’economia reale; diventa incivile e dannosa quando il rapporto si inverte, e beni, servizi, ambiente e lavoratori vengono asserviti e strumentalizzati dai capitali speculativi.

Una seconda causa è una cultura fondata sul consumo, che tende a trasformare i beni, anche quelli relazionali, in merci, e così a marginalizzare il lavoro umano. Ecco perché alla radice di questa grave crisi c’è un deficit antropologico, etico, relazionale e quindi spirituale.

Che fare allora?

Occorrono molte cose nuove. Comunità e Movimenti cristiani e i loro carismi hanno però un contributo specifico da dare, e a più livelli.

Innanzitutto c’è il livello della testimonianza e della vita quotidiana: l’Europa, grazie ai tanti carismi vivi in essa, è già popolata di donne e uomini che testimoniano stili di vita sobri, amanti dell’ambiente, che sanno condividere i beni e usarli come ponti di comunione e di comunità. Tutto questo c’è già, ma oggi l’urgenza dei tempi ci spinge a fare di più, e a farlo di più insieme. Questo primo livello vitale è la base di tutti gli altri, che sono le nuove forme di finanza etica, il consumo critico solidale, le cooperative, le imprese sociali.

A questo proposito, significativo è il progetto dell’Economia di comunione, che nato nel 1991 per iniziativa di Chiara Lubich oggi riscuote l’attenzione di molti imprenditori, lavoratori, ed economisti di vari movimenti cristiani, in tutti i continenti.

Questa esperienza pilota, ancora in seme, lancia un messaggio forte al sistema capitalistico: dice che la vera natura dell’impresa è generare comunione, e che il profitto ha una vocazione sociale e quindi va condiviso. Essa ci dice che l’impresa oggi non fa abbastanza per il Bene comune se si accontenta di pagare le tasse e rispettare le leggi, e delegare allo Stato o ai filantropi tutto il resto. Non basta più: l’impresa deve usare la ricchezza per la creazione di lavoro e non per la speculazione, per la formazione dei giovani e per progetti a vantaggio degli esclusi. La povertà è sempre il grande criterio su cui misurare il Bene comune: se vuoi sapere se una società è giusta, guarda come tratta i più poveri.

È un messaggio forte perché dice che usciremo da questa crisi ripensando non solo la funzione della finanza ma anche la natura dell’impresa e del profitto. È questo il principale messaggio di questa crisi economica, se vogliamo ascoltarlo e raccoglierlo.

Rilanciando e annunciando una economia come comunione diamo e daremo il nostro apporto ad una finanza e ad una economia di comunione, alleate e amiche del Bene comune. I carismi cristiani hanno contribuito a far nascere la prima economia di mercato: oggi possono e quindi devono dare il loro essenziale contributo per farla rinascere.