Quale rapporto tra Dio e violenza?

Riflessione di don Rinaldo Fabris, presidente dell’Associazione Biblica Italiana

| 1930 hits

ROMA, mercoledì, 4 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Dall’11 al 15 settembre 2006, si è svolta a Roma presso il Pontificio Istituto Biblico la 39ª settimana Biblica Nazionale, promossa dall’Associazione Biblica Italiana (ABI). Il tema scelto per la discussione è stato “La violenza nella Bibbia”.



Per approfondire il tema e precisare quale rapporto può esserci tra Dio e violenza, ZENIT ha intervistato don Rinaldo Fabris, presidente dell’ABI.

Papa Benedetto XVI, nel corso di una lezione a Ratisbona, ha condannato la "jihad" (guerra santa) perché contraria alla ragione e a Dio. Qual è il suo commento in proposito?

Don Rinaldo Fabris: Se la jihad, di cui si parla più volte nel Corano, coincide con la “guerra santa”, cioè una lotta armata fatta contro gli avversari – infedeli o apostati – giustificata e condotta in nome di Dio, è evidente che la jihad è contraria alla fede religiosa, che presuppone la libera adesione a Dio. Essa è contraria all’immagine cristiana di Dio, rivelata da Gesù Cristo, che ha preso su di sé la violenza umana e l’ha disinnescata nella morte di croce, affrontata come massimo atto di fedeltà filiale a Dio e di solidarietà estrema con la condizione umana. Ma nell’interpretazione islamica del Corano la jihad non è solo guerra santa, ma prima di tutto è impegno e sforzo contro il male in tutte le sue manifestazioni.

Gli estremisti islamici invocano Dio quando compiono orrendi atti terroristici. Si possono commettere atti così violenti ed inumani in nome di Dio?

Don Rinaldo Fabris: Nel caso del cosiddetto “martirio”, chiamato con un vocabolo estraneo alla cultura arabo-islamica kamikaze, si tratta di una palese e blasfema strumentalizzazione della fede religiosa in funzione di un gesto esecrabile sotto il profilo etico, personale e sociale. Da sempre gli atti di terrorismo come violenza estrema e irrazionale sono stati giustificati in nome di ideologie nazionalistiche, razzistiche e, in società a cultura religiosa, anche in nome di Dio.

L'ABI da lei presieduta ha appena concluso un convegno proprio sul tema della violenza nella Bibbia. Quali sono state le riflessioni e conclusioni?

Don Rinaldo Fabris: Volendo riassumere il contributo delle tredici relazioni della Settimana, seguite con grande interesse dai 160 partecipanti – docenti di Sacra Scrittura nelle Facoltà teologiche e Istituti di Scienze Religiose – si può dire che la violenza in tutte le sue accezioni – fisica, sociale e morale – è presente nella storia biblica riportata nei libri dell’Antico e del Nuovo Testamento. Si tratta della violenza tra gli uomini, a partire dal delitto di Caino condannato come peccato, ma anche della violenza fatta in nome di Dio e di un’immagine violenta di Dio. Nella Bibbia si parla di “Dio degli eserciti” e dell’ira di Dio che punisce inesorabilmente gli empi con un giudizio di condanna. D’altra parte, come si dice nella Dei Verbum n. 12, Dio nella Sacra Scrittura parla agli uomini in maniera umana. Siccome la violenza fa parte dell’esperienza storica dell’umanità, non c’è nessuna meraviglia di trovarla nella Bibbia che ne è lo specchio. Nel dibattito della Settimana biblica si è cercato di capire quali sono le radici della violenza seconda la Bibbia e se è possibile gestirla e disinnescarla. In questo ambito si è affrontato il problema del ruolo della legge e del diritto penale, che spesso non riescono a contenere la violenza, ma diventano fattori di nuova violenza. Su questo sfondo si colloca l’evento paradossale della morte di croce di Gesù, in cui Dio entra nella storia umana di violenza e se ne fa carico. Questa immagine di Dio è già presente in alcuni testi profetici e sapienziali dell’Antico Testamento. Solo con la risurrezione di Gesù, Dio riabilita il giusto, senza produrre un’ulteriore violenza.

Nel corso del convegno è stato anche affrontato il tema della "guerra giusta"? Cosa può dirci in proposito?

Don Rinaldo Fabris: In questa settimana di studio e dibattito dell’ABI non è stato affrontato direttamente il tema della “guerra”, che ha già un’ampia trattazione nella pubblicistica biblica, dove si parla della “guerra sacra” (o santa). Quest’ultima è presente nella Bibbia come in tutto il Vicino Oriente Antico. Essa implica l’herem – il sacrificio – dei nemici, cioè l’eliminazione dei nemici in nome di Dio. La categoria della “guerra giusta”, a partire da alcune riflessioni di Sant’Agostino, viene elaborata al tempo delle guerre di Carlo V – nel secolo XVI – da parte di alcuni giuristi spagnoli che indicano quali sono le condizioni perché la guerra sia giusta e legittima. Dopo le esperienze delle due guerre mondiali e nell’attuale situazione di violenza terroristica globalizzata, la teoria della guerra giusta non solo è superata, ma pericolosa. E’ preferibile parlare del diritto-dovere della legittima difesa dei singoli e delle società umane, facendo ricorso a mezzi e metodi che non producano altre forme e situazioni di violenza.

* * *



Al termine della Settimana Biblica Nazionale sul tema “ La violenza nella Bibbia” (11/15 settembre 2006), l’Associazione Biblica Italiana nell’Assemblea Generale dei Soci Ordinari (14 settembre) ha rinnovato il Consiglio di Presidenza per il nuovo quadriennio 2006 – 2010. Presidente dell’ Associazione è stato confermato il biblista friulano Rinaldo Fabris. Confermati pure come Consiglieri i biblisti Ermenegildo Manicardi, Rettore dell’Almo Collegio Capranica (Roma) e già Preside della facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, Anna Passoni (Milano), Luca Mazzinghi (Firenze) e Guido Benzi (Rimini). Nuovo Vicepresidente dell’Associazione è stato eletto il biblista Angelo Passaro della facoltà Teologica di Palermo e direttore di “Rivista Biblica”.

Durante i lavori della Settimana è stato anche presentato il libro “Generati da una parola di verità” (Gc 1,18), una raccolta di scritti in onore di Rinaldo Fabris nel suo settantesimo compleanno, a cura di Ermenegildo Manicardi e Santi Grasso.