Quali i segni di Dio, quando la notte sembra non finire mai?

Don Patrizio Rota Scalabrini interviene alla Conferenza degli animatori del RnS per ribadire che il messaggio cristiano "non è solo intelletto, ma gioia e fraternità"

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di Antonio Gaspari 

RIMINI, venerdì, 2 novembre 2012 (ZENIT.org) - “Non si può far dire a Dio ciò vogliamo noi, come ad esempio che il periodo buio che stiamo vivendo duri poco e venga subito l’alba. La fede, invece, sa rispettare il silenzio e il mistero di Dio e sa attendere. Essa è attesa della luce che solo Lui può dare, nei modi e nei tempi che vorrà”.

Così il biblista don Patrizio Rota Scalabrini è intervenuto venerdì 2 novembre alla Conferenza Nazionale degli animatori  del Rinnovamento nello Spirito che si sta svolgendo al Palacongressi di Rimini.

“Dio - ha spiegato il docente della Facoltà Teologia di Milano - non smette mai di affidarci segni della sua presenza, anche quando sembrerebbe chiudersi nel silenzio, e tenere nascosto il proprio volto”.

Ma quali sono allora i segni di questa presenza? – si è chiesto don Rota Scalabrini -  La risposta è chiara: “I segni più grandi che il Signore dà alla storia sono dati dalla presenza di testimoni. Costoro sono l’attestazione visibile della fedeltà di Dio”.

E - ha aggiunto – “la nostra esperienza nel Rinnovamento, nei suoi incontri di preghiera, di formazione, è in vista proprio di un radicamento più saldo della nostra testimonianza di fede, di speranza, di carità”.

Per rinnovare e rafforzare la fede don Rota Scalabrini ha indicato la pratica della adorazione, la sottomissione e il servizio ai disegni di Dio. A questo proposito il biblista ha spiegato la prostrazione come atto di consapevolezza, il cui significato è che “non ci potrà essere alcun servizio profetico autentico che prescinda da un senso profondo di umiltà e di abbandono a Dio”.

“Coltivare un senso profondo di umiltà e di abbandono a Dio – ha sottolineato il biblista - è uno dei compiti più importanti per i nostri gruppi di preghiera, altrimenti ci si sentirebbe degli arrivati. E proprio così, svanirebbe ogni fecondità dei carismi che il Signore ci ha affidato”.

“Prostrarsi – ha precisato - non significa abbattersi, disprezzare se stessi in modo depressivo, ma consegnarsi al Signore nella totalità delle proprie risorse” e aquesto “i gruppi di preghiera devono mirare: a che i fratelli e le sorelle diventino sempre disponibili, aperti, alla volontà di Dio e a fare gioiosamente ciò che Lui dona di poter fare”.

Parlando dei gruppi di preghiera, don Rota Scalabrini  ha invitato ad ampliare e approfondire,  l’adorazione perché rappresenta l’atteggiamento con cui la persona è chiamata a porsi alla presenza dell’Eterno. “Prostrarsi davanti al Signore – ha sostenuto - è sottomettersi a lui sinceramente, cioè chiede che sia fatta in noi la sua volontà, e non la nostra”. 

Secondo il biblista “L’adorazione di Dio non si risolve nel puro momento cultuale, ma è uno sguardo di fede sulla vita, è un decidersi secondo ciò che il suo Spirito detta al nostro cuore”. Per don Rota Scalabrini confessare e proclamare la fede in Gesù oggi significa “riconoscere che Dio ci si è fatto vicino e pone segni efficaci della sua presenza nella nostra vita”.

Nell’ultima parte del suo intervento il biblista ha spiegato che elemento qualificante della proclamazione “deve essere certamente quello della gioia, anche se unita a trepidazione, perché il destinatario non si chiuda ad un annuncio che ha già cambiato la vita dell’annunciatore, rendendolo più vero, più dignitoso, più libero, più felice”.

“Lo stile dell’annuncio – ha concluso don Rota Scalabrini - deve sempre essere anche quello della fraternità” e “va ribadito che la fraternità, secondo il Vangelo, è missionaria”.