Quali valori per la politica?

A Salerno la presentazione del volume di Julio Meinvielle, "Concezione cattolica della politica"

Roma, (Zenit.org) Fabio Piemonte | 948 hits

L’Associazione Culturale “Veritatis Splendor” ha organizzato a Salerno lo scorso sabato 16 febbraio alle ore 18.30 presso l’Oratorio della Parrocchia di S. Pietro in Camerellis, un incontro sul tema: “Da S. Tommaso d’Aquino ai principi non negoziabili di Benedetto XVI. Quali valori per la politica?”, allo scopo di incoraggiare e promuovere una riflessione sul senso autentico e cristiano dell’agire politico. L’occasione è stata offerta dalla presentazione dei volumi di Julio Meinvielle, Concezione cattolica della politica, (Edizioni Settecolori, Lamezia Terme 2011), e di Padre Arturo A. Ruiz Freites, Mabel e la morte. L’eutanasia (EDIVI, Segni 2011).

Dopo una breve introduzione del Prof. Saul Finucci, membro del direttivo dell’Associazione “Veritatis Splendor”, sul carattere universale della legge naturale, che tende a mantenere l’ordine delle cose voluto da Dio, è intervenuto il Ch.mo Prof. Giovanni Turco, Docente di Filosofia Politica presso l’Università di Udine. A partire dal volume di Meinvielle, egli ha sviluppato alcune riflessioni sulla scienza politica, la quale non può essere avalutativa in quanto ogni sapere o ha come oggetto la verità oppure semplicemente non può esser considerato tale.

“La politica è dunque una scienza etica – ha più volte ripetuto il Prof. Turco - un sapere assiologico e valutativo, che non può esimersi da un criterio veritativo, senza trasformarsi in cratologia, cioè discorso sulla pretesa del potere di giustificare se stesso”. Nel ripristinare la concezione classica della politica, egli ha sgomberato il campo dal nichilismo istituzionalizzato, cui oggi si assiste in maniera generalizzata, che ha come unico principio il volere per il volere, la pura volontà di potere del legislatore pronta a ridurre la politica a mera tecnica, quasi che il suo valore strumentale fosse neutro e non piuttosto foriero di logiche di dominio ben lungi dal perseguimento del bene comune.

Per questo motivo, riprendendo Aristotele e S. Tommaso d’Aquino, il Prof. Giovanni Turco ha evidenziato come la politica sia innanzitutto scienza, arte e prudenza. L’uomo politico che emerge da tale analisi è il prudens, colui che è capace di individuare il bene comune e di scegliere i mezzi più idonei a conseguirlo. Il bene comune è certamente la felicità del singolo nella collettività, che si ottiene perfezionando quell’esser uomo dell’uomo, che è il suo essere razionale e soggetto morale. La felicità consiste allora nel vivere onestamente secondo ragione e secondo virtù, ricercando la giustizia e combattendo l’ingiustizia di un potere autoreferenziale che pretenda di legiferare istituzionalizzando la propria libertà senza alcun riferimento alla verità.

Secondo la concezione cattolica della politica questo fine naturale è però ancora imperfetto, poiché quello perfetto è evidentemente Dio, principio e fine di ogni creatura, e dunque anche dell’agire sociale di tutti gli uomini.

D’altra parte, come ha opportunamente sottolineato Padre Arturo Ruiz del Centro di Alti Studi ‘San Bruno Vescovo di Segni’ - Montefiascone (VT) dell’Istituto del Verbo Incarnato, ove non si accolga tale concezione cattolica della politica approfondita da Meinvielle, predomina il capitalismo protestante, il legame tra liberalismo e finanza, la statolatria volontarista di chi strumentalizza faziosamente il bene comune al solo scopo dell’incremento del proprio capitale, ritenuto per di più un segno distintivo di predestinazione divina.

Occorre pertanto ritornare al senso cristiano dell’agire polico che, come ha ricordato padre Ruiz sulla scia dell’immagine tommasiana, assimila il buon politico a un nocchiero il cui compito non è quello di tenere i passaggeri prigionieri sulla propria nave, ma traghettarli all’altra riva, che è evidentemente una felicità terrena orientata e illuminata da quella ultraterrena.