Quando i francescani arrivarono in Cina

Convegno all'Antonianum per Cercare amici in Oriente

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di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 6 maggio 2012 (ZENIT.org) - Nonostante le difficoltà per la mancanza di una piena libertà religiosa, la Cina suscita sempre più interesse non solo in ambito economico culturale ma anche in ambito ecclesiastico e missionario. 

In questo contesto, il 18 aprile 2012 la Pontificia Università Antonianum di Roma, assieme a Cina Cultura, ha organizzato un convegno dal tema “Cercare amici in Oriente: l’Italia e la Cina” in cui vi sono stati interventi e messaggi di Giulio Andreotti, di Cesare Romiti (Fondazione Italia Cina), del consigliere della Repubblica Popolare Han Qiang, dell’ambasciatore Thomas Han, del professor Giuseppe Buffon, dell’ambasciatore a Pechino Attilio Massimo Iannucci.

Un evidente interesse per l’incontro è stato manifestato da tutti i partecipanti, tra cui l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Francesco Maria Greco.

Moderati da Giovanni Cubeddu, vicedirettore della rivista “30Giorni”, gli interventi hanno visto un saluto iniziale del prof. Priamo Etzi ofm, Magnifico Rettore della Pontificia Università Antonianum, il quale ha ricordato come i francescani sette secoli fa hanno rappresentato il primo ponte culturale e di reciproca conoscenza tra Occidente e Oriente, allora lontanissimo e misterioso.

Il Magnifico rettore ha ricordato il beato Giovanni da Montecorvino, frate minore francescano, fondatore della missione cattolica in Cina, consacrato nel 1307  da papa Clemente V, arcivescovo di Pechino e Sommo Vescovo di tutta la Cina. Altre tre frati francescani Gerardo, Pellegrino e Andrea da Perugia gli succedettero nella sede episcopale di Zaiton.

Il Consigliere dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese  Han Qiang, è intervenuto in rappresentanza dell’Ambasciatore a Roma Ding Wei impegnato a Pechino, ed ha illustrato la Cina di oggi.

Un paese enorme che sta facendo passi giganteschi verso il benessere, ma che necessita di molti prodotti e conoscenze dall’Italia e dagli altri paesi tecnologicamente più avanzati.

In merito agli sviluppi economici commerciali sono intervenuti Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Italo Cinese, e Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia Cina, Il senatore Giulio Andreotti ha inviato un messaggio.

Thomas Han, Ambasciatore della Corea del Sud presso la Santa Sede, e docente di economia, ha rilevato come i principi fondamentali del confucianesimo possono essere applicati nell’economia sociale di mercato.

Il prof. Giuseppe Buffon ofm, docente di storia presso la Pontificia Università Antonianum, nel suo articolato intervento ha illustrato La Cina agli occhi degli occidentali tra mito e realtà.

Secondo Buffon l’occidente greco e romano possiede una idea mitica della Cina, che considera terra dei profumi, delle ricchezze, della seta.

Le descrizioni della Cina reale offerte dai francescani Giovanni da Pian del Carpine e Guglielmo da Rubruck, che hanno calcato quei territori, non sembrano ben accette perché sconvolgono l’impalcatura mitica.

Le loro relazioni vennero invece lette con interesse da Ruggero Bacone il patrocinatore del metodo empirico. Riferimenti a Rubruck si trovano ad esempio, nel suo Opus Maius.

Gli itinerari di viaggio dei due francescani vennero pubblicati nel resto d’Europa soltanto nel corso del XIX secolo.

Il noto esploratore Alexander von Hulboldt, affermò che fu proprio grazie alla lettura dell’Opus Maius che Cristoforo colombo si convinse della sfericità della terra.

Secondo ilo prof. Buffon, la lontananza cinese, registrata dai francescani medievali fu dunque sprone alla mondializzazione, alla rivoluzione geografica culturale che diede origine alla modernità!

I primi occidentali a scrivere sulla Cina moderna tramite le loro esperienze dirette del territorio e della società cinese furono invece Gaspar de la Cruz, domenicano portoghese, Juan de Mendoza, agostiniano spagnolo e Giovanni Maffei, gesuita italiano, il quale offrì una visione di sintesi dei materiali prodotti precedentemente.

In realtà, la pubblicazione curata da Juan de Mendoza - opera che ebbe di gran lunga maggiore successo almeno fino alla pubblicazione postuma degli scritti del gesuita Matteo Ricci – si avvaleva anche degli scritti di due francescani, tra i quali quello di Martin Ignatio di Loyola.

Quest’ultimo, noto per aver definito la Cina la ‘migliore terra del mondo’, fu patrocinatore dell’unione tra la corona spagnola e portoghese, nonché ostacolato nella sua campagna cinese dai portoghesi, che mal tolleravano questa sorta di commissariamento.

La stessa polemica sui riti, contribuì a diffondere informazioni sulla Cina e sulla sua dimensione religiosa e culturale.

L’Occidente con il dibattito sui riti, dimostrava di prendersi a cuore la questione culturale e religiosa cinese e non solo di avvalersi delle opportunità economico commerciali da essa offerte.

Successivamente invece, nella Francia del XVIII secolo si diffuse la moda della oggettistica cinese, molto ambita soprattutto nelle corti. Era questa un’altra mitizzazione oltre a quella della religione civica elaborata dagli illuministi.

Tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII giunse in Cina una nuova generazione di missionari, inviati da Propaganda fide. Tra questi si distinse Basilio Brollo, francescano gemonese (UD), che puntò non più sui sistemi culturali ma sull’approfondimento linguistico.

Egli lavorò sodo per apprendere la lingua cinese, fino al punto da convincersi che ogni problema di relazione tra occidentali e popolazione cinese poteva risolversi con l’approfondimento della lingua. Uno studio così approfondito sulla lingua avrebbe potuto agevolare anche il dibattito sorto tra gli occidentali intorno alla cultura e alla religione cinese.

Il Convegno all’Antonianum si è concluso con la lettura del messaggio dell’Ambasciatore Italiano a Pechino, Attilio Massimo Iannucci, in cui ha auspicato nuovi, analoghi, momenti di incontro e di dibattito.

Tra i temi che maggiormente interessano e si spera di poter sviluppare prossimamente in simili incontri culturali che riuniscono studiosi della Pontificia Università Antonianum e della Cina, vi è quello inerente ai ritrovamenti archeologici di reperti relativi alla presenza cristiana e dei frati Minori in Cina nei secoli XIII e XIV.