Quando l'amore vince anche la morte: la storia di Martina

Con la forza eroica della sua famiglia, una ragazza di 24 anni ha affrontato con serenità le sofferenze di una grave malattia invalidante che, il 2 gennaio, l'ha riportata in cielo

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 391 hits

Martina, una bella ragazza di una famiglia felice, è stata colpita all’età di quindici anni da una malattia tremenda. I medici la chiamano ‘Panencefalite Sclerosante Subacuta di Van Bogaert’, un morbo invalidante che conduce, nella maggior parte dei casi, alla morte. Un colpo tremendo Ida e Armando, i genitori di Martina, che hanno affrontato con la coscienza della fragilità, ma con la forza eroica dell’amore. Per 24 anni hanno vissuto al fianco di Martina che peggiorava sempre di più. Non si sono mai lamentati, fino a quando, il 2 gennaio, il Signore non l’ha riportata in cielo.

Nel giorno del funerale, a San Zeno di Cassola, la pioggia scendeva così incessante che sembrava che anche il cielo e la terra stessero piangendo per la morte di Martina. Nella chiesa, gremita come non mai, ascoltando le testimonianze della mamma Ida e del fratello Moreno, il sacerdote che ha celebrato il funerale, don Luigi, ha commentato: "L’amore di questa famiglia è Vangelo puro”.   

La mamma ha raccontato che Martina era una ragazza allegra, spensierata, amante della vita, appassionata di pallavolo e di musica. Si divertiva con gli amici e dedicava gran parte del suo tempo a giocare con il fratello più piccolo. I genitori erano orgogliosi di questi due figli. Una famiglia di operai, fieri di poter vedere crescere i propri figli magari diplomati o perfino laureati.

Ma non è stato così. “Per un disegno a noi incomprensibile - ha detto la donna - Martina all’età di 15 anni fu colpita da una rara malattia che le distrusse tutte le attività celebrali, togliendole completamente la parola, e, da ultimo, la vista".

Era l’agosto del 1990, quando i medici dell’ospedale di Vicenza dissero ai due genitori sgomenti che per la ragazzina non c’era più nulla da fare. Non si conoscevano cure e la malattia l’avrebbe portata in pochissimo tempo alla morte. Per mamma Ida non ci sono parole per descrivere lo stato d’animo di quei momenti: “Noi avevamo fede, ma non una fede così forte da accettare una prova così dura”, ha aggiunto.

Nonostante le mille domande e la difficoltà di accettare un tale destino, i due genitori hanno scelto, senza esitare, di voler curare loro la propria figlia, “forti della consapevolezza che l’amore e il calore della famiglia sono la migliore cura”. Dopo molti giorni di degenza in ospedale, Martina è stata riportata infatti a casa. Per tutta la famiglia è iniziata una nuova vita, totalmente diversa da quella vissuta precedentemente.

I genitori hanno messo da parte ogni progetto esterno e si sono dedicati alle necessità di Martina. Armando ha continuato a lavorare, mentre Ida vi ha rinunciato per dedicarsi completamente a ai figli. La coppia ha insegnato al piccolo Moreno ad accarezzare Martina, spiegandogli che le sue carezze avrebbero reso felice la sorella. Ha ricordato Ida: “Martina è stata la presenza silenziosa della nostra famiglia: il suo silenzio ha riempito le nostre vite. Ogni giorno abbiamo vissuto le difficoltà della strada che avevamo intrapreso. Difficoltà che anziché diminuire aumentavano sempre di più, tanto da sembrare in alcuni momenti opprimenti e insopportabili”.

Martina, che secondo i medici sarebbe dovuta morire a breve, è vissuta altri 24 anni, tenuta in vita dall’amore dei suoi genitori e del fratello. L’amore familiare ha retto anche quando nel 2010 le condizioni di Martina si sono aggravate in maniera drammatica, e soprattutto quando nel 2013, anche il padre Armando è salito al Cielo, anticipando di nove mesi la dipartita della figlia.

Il fratello Moreno ha detto alla sorella: "In questi 24 anni con il tuo silenzio hai riempito le nostre vite. Eri il punto di riferimento della casa. Non appena si entrava nell’ingresso lo sguardo cadeva sulla tua poltrona. Tu eri là a vegliare, a scrutare, a sentire tutto ciò che accadeva in casa e ad ascoltare le voci che ti circondavano. Partecipavi anche tu alla vita della famiglia. Ne eri il centro”.

“Ti ringrazio Martina – ha concluso commosso – per essere mia sorella, per avermi fatto maturare vivendo accanto a te e per avermi fatto conoscere attraverso la tua malattia la sofferenza ed i valori importanti della vita. Sei la persona più preziosa della mia vita, Ora non ci sei più fisicamente. Ma dentro di me vivrai sempre”.