Quando l'iPad adotta un bambino

Se un congegno elettronico può usurpare posto e tempo di mamma e papà significa che l'uomo è già andato in frantumi

Takamatsu, (Zenit.org) Don Antonello Iapicca | 496 hits

54 euro, tanto costano i genitori hi-tech. E' in vendita, infatti, una poltrona per neonati sulla quale si può inserire un iPad nel grande schermo che viene a trovarsi dinanzi al bimbo. 54 euro più i costi delle applicazioni: parole, sguardi e gesti virtuali dei parents 2.0. Basta genitori in carne ed ossa dunque. Basta nevrosi, gelosie, litigate. Basta distinzioni, quelle così fastidiose che fanno tanto male ai bambini. Ecco l'Ipad, il genitore adottivo neutro come un sapone per neonati, lava via ogni differenza tra mamma e papà: con lui i bambini non dovranno più scegliere a chi volere più bene, con chi stare, a chi rivolgersi, con chi fare i capricci. E' tutto in quello schermo là davanti ai loro occhi, e colori e suoni a far battere il cuoricino senza più problemi affettivi, quelli che già Freud ci aveva avvertiti, ti distruggono una vita intera. Basta complessi di edipo, basta padri da uccidere, l'iPad accoglie nel suo abbraccio ogni neonato, senza preferenze. Bastano due occhi e due orecchie, e una mano pronta ad imparare come toccarlo. Nessun genitore, neanche quelli così trendy di ultima generazione ma irrimediabilmente di carne e sangue, possono reggere il confronto con l'iPad. Nessuno è cool come lui....

E' lui la sintesi hegeliana di tesi (padre e madre) e antitesi (padre-padre o madre-madre). Surroga egregiamente compiti e ruoli. Non si innervosisce, non si stanca, è sempre presente; non ha sesso e religione, sa dire tutto e il contrario di tutto, non ha filtri e radici, è il genitore perfetto. Insomma, un amore di papà, una tenerezza di mamma. Un display e il bimbo può finalmente stare tranquillo, imparerà fin da subito il nulla che ci sta inghiottendo; apprenderà presto come ci si relaziona nel terzo millennio. Pixel colorati sono i nostri interlocutori, e in questo bimbo condannato a guardare un iPad ci possiamo specchiare tutti. Neonati perché incapaci di discernere altro che non ci sia dato già masticato e digerito. E, come lui, imprigionati in una dittatura dell'immagine e del voyeurismo che non lascia scampo: gli occhi calamitati senza posa su figure reali chissà dove, non certo qui dinanzi a me. Chi è tua moglie? E tuo figlio? E tu, chi sei? Una mano che sfiora compulsivamente un touch screen, due occhi azzannati da uno schermo, che sbirciano lo smartphone anche quando sembra riposare in una tasca. Basta un lampo, la luce che annuncia l'arrivo implacabile di un messaggio o una notifica, e tac, la mano va in automatico, lo afferra più veloce di Buffalo Bill quando prendeva le sue pistole.

Siamo questo e pochissimo altro: stanchezza, nausea, solitudine e un vuoto che non sappiamo più dove andare a riempire, visto che tutto abbiamo già visto e sentito. Se, dopo il televisore, un iPad può usurpare posto e tempo di mamma e papà significa che l'uomo è già andato in frantumi. Un bambino così - tu ed io, i nostri figli e nipoti - è un aborto a cielo aperto; è l'eutanasia delle relazioni, la morte travestita di vita, il demonio che si è preso genitori e figli per gettarli nella pattumiera. Che altro potrà salvare questa generazione se non la stoltezza della predicazione, stolta nei suoi annunciatori, e stolta nel contenuto, carne e sangue offerti per riscattare ogni carne e ogni sangue liquefatti in una tomba virtuale.