Quando l’Ostia bruciò sulla lingua di due uomini dissoluti

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 4 marzo 2005 (ZENIT.org).- Per approfondire il tema del Sacramento dell’Eucaristia ZENIT pubblica una serie di storie legate ai Miracoli Eucaristici, curata da Antonia Salzano Acutis, Presidente dell’Istituto San Clemente I Papa e Martire ( info@istitutosanclemente.it ) e Curator della Pontificia Accademia “Cultorum Martyrum”.



L'Istituto San Clemente sta preparando un libro su 80 Miracoli Eucaristici corredato di disegni e fotografie a colori, che uscirà nel marzo del 2005.

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Miracolo Eucaristico di Mogoro, Italia (1604)



Questo Miracolo si verificò nella cittadina di Mogoro, in Sardegna, il lunedì di Pasqua del 1604 e precisamente durante la Messa officiata dal parroco della chiesa di San Bernardino, don Salvatore Spiga. Durante la celebrazione eucaristica, mentre don Spiga distribuiva la S. Comunione, si accostarono alla sacra mensa due uomini, che, nonostante la vita dissoluta che conducevano, non si erano ancora confessati.

La Sacra Particola, come se bruciasse la loro lingua, fu da ciascuno di questi lasciata cadere sulla pietra della balaustrata. I sacrileghi, pieni di confusione, si dileguarono: le sacre Ostie furono raccolte, e la pietra fu accuratamente lavata, come prescrive la legge ecclesiastica per i casi in cui l'Ostia consacrata venga a cadere a terra.

Ma quella pietra cosi lavata manteneva sempre le tracce delle due Particole: e quanto più si lavò e si raschiò la pietra, tanto più chiare rimasero quelle impronte. Questo è il racconto che ne fanno gli storici, e, fra gli altri, il sacerdote Pietro Cossu ed il Padre Casu. I sopraddetti storici parlavano degli accertamenti fatti dal Vescovo del tempo, Mons. Antonio Surredo, e dai suoi successori.

Prova irrefutabile è anzitutto la pietra stessa, che presenta ancora le impronte rotonde delle due Ostie. Ce ne fa fede un atto pubblico rogato dal Notaio Pedro Antonio Escano il 25 maggio 1686, con cui il Rettore di Mogoro fa un contratto per l'erezione di un tempietto di legno dorato sulla sommità dell'altare maggiore: tempietto che alla base deve contenere una concavità per accogliervi la "pietra del miracolo", la quale dovrà essere conservata racchiusa entro una decorosa scatola, e collocata in modo che possa essere veduta dai fedeli.