"Quando la Chiesa invoca la libertà religiosa non chiede privilegi"

A Plaza de la Revolucion, il Papa auspica ulteriori aperture ai cattolici cubani, da parte del governo dell'Avana

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di Luca Marcolivio

L’AVANA, mercoledì, 28 marzo 2012 (ZENIT.org) – Davanti a 300mila persone papa Benedetto XVI ha celebrato la sua ultima messa in terra cubana, elogiando il valore civile della libertà religiosa.

La celebrazione è stata preceduta dall’indirizzo di saluto dell’arcivescovo dell’Avana, il cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino. Il popolo cubano “oggi è riunito qui e nelle proprie case davanti alla televisione, in attesa di una parola di Sua Santità che porti la Benedizione di Dio su tutti noi e su tutta la nazione”, ha detto il presule.

La verità come “anelito dell’essere umano” è stato il punto di partenza dell’omelia di Benedetto XVI. Tutta la storia cristiana, in fin dei conti, si caratterizza per il dualismo tra coloro che, sulla scia di Ponzio Pilato (cfr. Gv 18,38) disperano che l’uomo possa conoscere la verità o addirittura ne negano l’esistenza, e coloro che invece la perseguono.

Gli epigoni più o meno consapevoli di Pilato sono coloro che, succubi dello scetticismo e del relativismo rimangono “freddi, vacillanti, distanti dagli altri e rinchiusi in se stessi”. Come il governatore romano si lavano le mani e “lasciano correre il fiume della storia senza compromettersi”, ha spiegato il Papa.

Ci sono anche, tuttavia, persone che mal interpretano la ricerca della verità, cadendo nella trappola della “irrazionalità” e del “fanatismo” e cercando di imporre ad altri la “loro verità”. Costoro sono gli eredi della folla invasata di “legalisti accecati” che davanti a Cristo “colpito e sanguinante”, gridano “Crocifiggilo!” (cfr. Gv 19,6).

L’irrazionalità, tuttavia, è incompatibile con lo status di discepolo di Gesù, in quanto “fede e ragione sono necessarie e complementari nella ricerca della verità”. Non è quindi “l’irrazionalità, ma l’ansia della verità quello che promuove la fede cristiana”.

È veramente cristiano, dunque, chi cerca la verità e, quando la trova, opta per essa “anche a rischio di affrontare sacrifici”, ha proseguito il Pontefice.

Non incompatibile con l’anelito di verità, che ne è “presupposto ineludibile”, è il desiderio di libertà, nella quale “scopriamo i fondamenti di un’etica con la quale tutti possono confrontarsi e che contiene formulazioni chiare e precise sulla vita e la morte, i doveri ed i diritti, il matrimonio, la famiglia e la società, in definitiva, sulla dignità inviolabile dell’essere umano”.

E Gesù, che è “verità in persona”, di fronte alla Croce non fugge, e ci esorta, con il suo esempio, a condividere il tesoro della “verità che rende liberi”. È in Lui che “troviamo la verità su Dio e sull’uomo” ed è Lui che “ci aiuta a sconfiggere i nostri egoismi” e ad “uscire dalle nostre ambizioni e a vincere ciò che ci opprime”.

Mentre chi commette peccato, ne è schiavo “e non raggiungerà mai la libertà” (cfr. Gv 8,34), in Gesù Cristo - Via, Verità e Vita - tutti “troveranno la piena libertà, la luce per capire in profondità la realtà e trasformarla con il potere rinnovatore dell’amore”, ha continuato il Papa.

L’unica cosa che la Chiesa davvero possiede è “Cristo stesso, speranza della gloria” (cfr. Col 1,27) e, per rendere gli uomini partecipi di tale tesoro, deve poter “contare sull’essenziale libertà religiosa”. A tal proposito Benedetto XVI ha riconosciuto “con gioia che sono stati fatti passi in Cuba affinché la Chiesa compia la sua ineludibile missione di annunciare pubblicamente ed apertamente la sua fede”.

Un cammino lungo il quale “è necessario proseguire”: da qui l’incoraggiamento del Papa al governo dell’Avana “a rafforzare quanto già raggiunto ed a proseguire in questo cammino di genuino servizio al bene comune di tutta la società cubana”.

Il diritto alla libertà religiosa, ha aggiunto il Pontefice, “manifesta l’unità della persona umana che è, nel medesimo tempo, cittadino e credente” e legittima i credenti ad offrire “un contributo all'edificazione della società”. Grazie alla libertà religiosa si determinano “condizioni propizie per la pace e per lo sviluppo armonioso” e basi solide su cui “assicurare i diritti delle generazioni future”.

Quando la Chiesa invoca questo diritto “non sta reclamando alcun privilegio” ma pretende solo di “essere fedele al mandato del suo divino Fondatore”.

Un emblema di libertà religiosa per Cuba è il sacerdote ed educatore Felix Varela, “il primo che ha insegnato al suo popolo a pensare”. Così come il Padre Varela seppe “formare uomini virtuosi per forgiare una nazione degna e libera”, anche oggi Cuba e il mondo “hanno bisogno di cambiamenti” che potranno avere luogo, però, “solo se ognuno è nella condizione di interrogarsi sulla verità e si decide a intraprendere il cammino dell'amore, seminando riconciliazione e fraternità”, ha quindi concluso il Santo Padre.