Quando la musica diventa preghiera

Intervista al cantautore cristiano Roberto Bignoli

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ROMA, venerdì, 18 giugno 2004 (ZENIT.org).- Nelle ultime settimane, le cronache hanno dato notizia di episodi di violenza con protagonisti giovani appassionati di “rock satanico”. Ma nel mondo della musica, fortunatamente, non c’è solo questo.



Infatti, stanno aumentando sempre di più le testimonianze di artisti che propongono messaggi in favore della vita e diventano modelli positivi per i giovani.

Un caso significativo è quello di Roberto Bignoli, cantautore portatore di handicap. Roberto ha affrontato da bambino l’esperienza della povertà e della malattia, per passare successivamente a quella della droga e del carcere. Figlio di una ragazza madre, si è ammalato di poliomielite ed ha vissuto per anni in vari istituti.

Poi, l’amore per Gesù ha cambiato radicalmente la sua vita. Oggi Roberto Bignoli è uno dei più noti ed apprezzati cantautori di ispirazione cristiana. Nel dicembre 2001 ha ricevuto a Washington il premio “Unity Awards”, come migliore artista cristiano internazionale.

Roberto si divide tra la musica e l’impegno per la famiglia. Sposato con Paola, è papà di due bellissime bimbe: Mariastella, nove anni, e Mariachiara, di cinque.

Oltre all’amore, Roberto e Paola condividono un’altra bella esperienza. Hanno creato un sito Internet per far conoscere la musica cristiana ai giovani di tutto il mondo (www.informusic.it) con notizie, biografie degli artisti, foto, segnalazioni di concerti, libri specializzati e recensioni di dischi.

In questa intervista a ZENIT, Roberto Bignoli ci racconta il suo rapporto con la musica e con Dio.

Che cosa pensi dei recenti episodi di satanismo giovanile collegati al rock satanico?

Roberto Bignoli: Questa triste realtà è la conseguenza di un mondo fatto di solitudine ed egoismo, dove a tutti i costi si vuole confondere il bene con il male. Inoltre, c'è una grande macchina commerciale che spinge i giovani ad orientarsi verso la ribellione.

Quindi, l'esclusione del valore della famiglia, del valore della propria vita e di quella degli altri, il concedersi tutte le libertà possibili ed immaginabili. E' veramente una condizione triste, che non porta alla libertà, ma alla piena schiavitù.

Che valore può avere la musica, nella vita di un giovane?

Roberto Bignoli: La musica ha un grande valore nella vita del giovane. In base allo stato d'animo, un ragazzo ascolta la musica che trova più conforme alla sua esperienza e alle sue conoscenze. Riconoscersi in essa, è fonte di ispirazione e di riflessione, ma è anche compagnia ed espressione dei propri sentimenti.

E nella tua vita, che valore ha la musica?

Roberto Bignoli: Cantare è il mio modo d’esprimermi. Ognuno di noi deve rispondere alla chiamata del Signore offrendo le proprie capacità, affinché possano essere utili agli altri. Bisogna andare incontro ai ragazzi, cercando di capire i loro problemi e aiutandoli a trovare il senso della vita.

La musica può anche diventare preghiera?

Roberto Bignoli: Ogni volta che parliamo di Dio e delle meraviglie che ha creato, e trasmettiamo la gioia di tentare di camminare al suo fianco, Lui è con noi. Pertanto, sicuramente una canzone può diventare una preghiera. Ma ovviamente non sostituisce la preghiera personale o la partecipazione ai Sacramenti. E’ un aiuto in più per avvicinarsi alla parola del Signore, un mezzo per arrivare al Vangelo.

Una delle tue canzoni più famose, “Ballata per Maria”, è dedicata alla Madonna. Che rapporto hai con la madre di Gesù?

Roberto Bignoli: Il mio rapporto con Maria è molto bello e vivo. E’ stata Lei che mi ha donato la grazia della conversione del cuore, che mi ha dato luce dove vedevo il buio, speranza dove mi sentivo perso e gioia di essere figlio quando nella mia vita il calore materno spesso, per molte ragioni, è mancato.

In Lei ho trovato la mamma, la guida e la pace del cuore. Ecco perché spesso mi rivolgo a Lei con le mie canzoni. E’ il bene più prezioso della mia vita.

Quale futuro speri per le tue figlie?

Roberto Bignoli: Spero sicuramente che i valori di cui parlo, e che vivo insieme a mia moglie Paola, diventino anche i loro valori, nella semplicità e nella libertà. Desidero che imparino a camminare nella strada del Signore e a comprendere tutta la ricchezza spirituale che in essa si trova.

Spero che riescano a condividere insieme la gioia dell'essere figli di Dio e possano fare della loro vita una missione di speranza, pace e amore secondo la Sua volontà. Poi, premesso tutto questo, che facciano quello che sentono nel cuore, con onestà e volontà.