Quando Mario Bergoglio tenne una conferenza sul Papato

La "Gazzetta d'Asti" ha scoperto tracce del padre di papa Francesco, militante dell'azione cattolica che teneva conferenze su temi che sembrano premonitori

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 477 hits

Dall’archivio del settimanale diocesano Gazzetta d’Asti sono emersi frammenti di vita curiosi e interessanti che aggiungono luce alla storia di Papa Francesco.

In un articolo pubblicato il 17 gennaio, dal titolo Il papà di Bergoglio giovane conferenziere sul tema: “Il papato”, Stefano Masino ha raccontato che dall’archivio storico del settimanale diocesano di Asti emergono tracce significative della nonna del Pontefice, Rosa Margherita, da lui stesso indicata come “maestra di fede”.

Ma, ancora più interessante, papà Mario, giovanissimo militante dell’Azione cattolica, nell’ambito della ‘scuola dei conferenzieri’ dell’Associazione fu incaricato di tenere una lezione sul “papato”.

Seppure si suppone che in tanti abbiano affrontato questo tema, è chiaro che oggi quella conferenza appare veramente come un “segno premonitore”.

L’autore dell’articolo racconta che “Su incarico del direttore Vittorio Croce, è stato preparato uno speciale sull’amata nonna del Santo Padre, Rosa Margherita Vassallo Bergoglio. Su di lei, donna di chiesa (fu dirigente dell’Ufci di Asti negli Anni Venti) e “maestra di fede”, abbiamo trovato sulle pagine di “Gazzetta” dell’epoca tante conferme sulla sua opera di “saggia ed esperta mamma”.

Nei fogli antichi del settimanale diocesano, fondato nel 1899, era custodita però una notizia ancor più sorprendente: Mario Bergoglio, figlio di Rosa e futuro papà del Pontefice, era anch’egli, sulle orme della madre, iscritto alla Federazione giovanile diocesana.

Era il 1925 quando per iniziativa della presidenza federale dell’organizzazione, assistente don Filippo Berzano, fu costituita la “Scuola Conferenzieri”, che doveva funzionare fino a Natale. Vennero assegnati vari temi: a Gualtiero Marello “Come si costituisce un circolo giovanile”; a Francesco Ghia “Storia dell’Azione Cattolica”; a Giulio Burattini “Il carattere del giovane”; ad Attilio Pio “Preghiera, Azione, Sacrificio”; al sig. Torchio “La buona stampa”; a Giovanni Musso “La Gioventù Cattolica”. E a Mario Bergoglio toccò di trattare come argomento “Il Papato”.

Ha scritto la Gazzetta d’Asti il 12 dicembre 1925: “Mario Bergoglio, studente in ragioneria, svolse con calore e forte parola, con frequenti ed opportuni accenni storici, il tema: ‘Il Papato’. Vivamente ascoltato e applaudito dai compagni, dà sicuro affidamento di riuscire un ardente propagandista delle nostre idealità”.

Mario Bergoglio era iscritto all’Unione Giovani di San Martino di Asti. Tre anni dopo (cfr. Gazzetta d’Asti del 14 luglio 1928), durante la tradizionale “Festa del Papa” celebrata dai giovani cattolici del Circolo, pronunciò “un bellissimo discorso illustrativo sul Papato, elevando da ultimo un inno di ammirazione e di lode al Pontefice Pio XI, il Papa dell’Azione Cattolica”.

Il padre dl futuro pontefice aveva allora 17 anni (era nato a Torino il 2 aprile 1908) e non era ancora diplomato.

Nel 1928 (cfr. Gazzetta d’Asti del 28 aprile 1928) riporta che Mario Bergoglio era a fianco del vescovo di allora, mons. Luigi Spandre, in una “Gara catechistica” tenuta al teatro della “Fulgor”.

Domenica 7 ottobre 1928 recitò tra i filodrammatici nel teatrino parrocchiale di San Martino ad Asti per la ripresa delle attività formative dei giovani della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli, che prevedevano l’assistenza ai poveri a domicilio e agli infermi dell’ospedale civile.

Nel  gennaio del 1929 Mario Bergoglio, partì per l’Argentina, e lì iniziò un'altra storia.

A proposito del rapporto con il padre, nel libro “Papa Francesco. Il nuovo Papa si racconta- Conversazione con Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin” edito dalla San Paolo, papa Francesco racconta che quando decise di farsi prete: “Per prima cosa lo dissi a mio padre e lui reagì bene. Anzi, mi disse che ne era felice. Ero sicuro che mio padre mi avrebbe capito. Sua madre era stata una persona estremamente religiosa e lui aveva ereditato da lei quella religiosità e quella forza, unite al grande dolore dell’abbandono della propria terra”.

Una storia illuminante che ci fa riflettere sui disegni di Dio. Dalla sofferenza dell’emigrazione, la fede umile e intensa ha prodotto tali frutti da far eleggere il primo Pontefice figlio di immigrati italo-argentini.

Questo significa quanto l’emigrazione può essere missionaria.