Quando un vescovo non concelebra

Risponde padre Edward McNamara, L.C., professore di Teologia e direttore spirituale

Roma, (Zenit.org) | 251 hits

La domanda alla quale risponde oggi nella sua consueta rubrica di liturgia padre McNamara, è stata posta da un lettore in Tanzania. 

Se un vescovo diocesano partecipa a una Messa nella quale non concelebra, si siede sulla sua cattedra? E quali vesti indossa? -- W.B., Musoma, Tanzania

Vari documenti trattano questo tema, in particolare il Cerimoniale dei Vescovi. Le occasioni in cui un vescovo diocesano può partecipare alla Messa senza concelebrare sono varie. Ad esempio, se un vescovo partecipa a una Santa Messa celebrata per l’anniversario del giubileo di un sacerdote o al funerale del genitore di un sacerdote, spesso non concelebra poiché, come vescovo, avrebbe l'obbligo di presiedere la Messa.

Proprio questa domanda è stata presentata pochi anni fa alla Congregazione per il Culto Divino, la quale ha fornito nel suo bollettino ufficiale, Notitiae 46 (2009), p. 170, la seguente risposta:

“È ammissibile per un vescovo concelebrare in occasione del giubileo di un certo sacerdote tale da prendere posto tra i presbiteri e cedere il posto di celebrante principale al presbitero che celebra il suo giubileo?”.

“R. Negativo.

“La norma liturgica in vigore, che riporta un principio teologico radicato nella saggezza dei Padri, conferma con tutta evidenza la necessità che il vescovo presieda la celebrazione, se celebra l'Eucaristia o no”.

“Il Cerimoniale dei Vescovi, nel n° 18 dice «In ogni comunità che partecipa all'altare» riunita «sotto il ministero sacro del vescovo, viene offerto il simbolo di quella carità e unità del corpo mistico, senza la quale non può esserci salvezza». Per questo è di somma convenienza che, quando il vescovo partecipa a qualche azione liturgica dove il popolo è radunato, presieda egli stesso la celebrazione, dal momento che è insignito della pienezza del sacramento dell'ordine. E ciò non per accrescere la solennità esterna del rito, ma per mostrare con più splendida luce il mistero della Chiesa. È altresì opportuno che il vescovo associ a sé i presbiteri nella celebrazione. Ma se il vescovo presiede l'eucaristia senza celebrarla, egli stesso guidi la liturgia della parola e concluda la messa con il rito di congedo.

“Tuttavia, «qualora per una giusta causa partecipa alla messa senza celebrarla, conviene che, se non deve celebrare un altro vescovo, presieda egli stesso la celebrazione, guidando almeno la liturgia della parola e benedicendo alla fine il popolo. Ciò vale soprattutto per quelle celebrazioni eucaristiche nelle quali si deve compiere qualche rito sacramentale o di consacrazione o di benedizione» (n° 175). In questo caso, il vescovo partecipa alla Messa «rivestito di mozzetta e rocchetto, tuttavia non alla cattedra, ma in un luogo più adatto per lui preparato» (n° 186)”.

Devo dire che la seconda parte di questa risposta, la quale unisce i numeri 175 e 186 del Cerimoniale dei Vescovi, è un po’ confusa, e, almeno per quanto riguarda le vesti del vescovo, sembra fornire informazioni inesatte.

Il Cerimoniale dei Vescovi distingue infatti due situazioni diverse. La prima è quando il vescovo presiede la Liturgia della Parola e dà la benedizione finale ma non concelebra. Le vesti appropriate per l'occasione sono descritte nel n° 176 del Cerimoniale: camice, croce pettorale, stola e piviale di colore corrispondente, la mitra e il pastorale. Il Cerimoniale, ai numeri 177-185, descrive le azioni cerimoniali da svolgere in questa occasione. In questo caso, il vescovo siede sulla cattedra (n° 178).

La seconda situazione, in cui il vescovo è presente ma non presiede, è descritta nel n° 186 del Cerimoniale. In queste occasioni il vescovo indossa il cosiddetto “abito corale”.

Questo consiste nell’abito talare - di color fucsia o viola - con mozzetta e zucchetto o copricapo dello stesso colore. La mozzetta è una mantellina corta, munita di piccolo cappuccio, fino al gomito e chiusa davanti da una serie di bottoni.

La berretta, un copricapo di forma cubica e munito di tre o quattro alette rigide, portata sopra la mozzetta, non è più obbligatoria ed è attualmente poco usata.

Il rocchetto viene indossato sotto la mozzetta e sopra la talare. Si tratta di una sopravveste bianca, solitamente di lino, che assomiglia ad una cotta. A differenza della cotta, che ha le maniche larghe, il rocchetto ha le maniche strette e aderenti.

Sopra la mozzetta il vescovo indossa una croce pettorale, di solito sorretta da un cordone di color oro o verde, anche se alcuni vescovi usano una catena dorata o argentea in tutte le occasioni. In questo caso il vescovo non è seduto sulla cattedra, ma in qualche altro luogo adatto all'interno del presbiterio.

In alcune occasioni ci può essere una combinazione di entrambe i modi di vestimento, ad esempio, quando il vescovo è in abito corale ma deve tenere la preghiera finale a un funerale. In questo caso, dopo la comunione si toglie la mozzetta e la sostituisce con il piviale, stola e mitra, per guidare le preghiere.

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I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.orgSi chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.