Quarant’anni dopo, un testimone del Concilio racconta come venne redatta la “Lumen gentium”

Intervista a padre Peter Gumpel

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 3 novembre 2004 (ZENIT.org).– Il 21 novembre del 1964 fu promulgata dal pontefice Paolo VI la costituzione dogmatica Lumen gentium.



Si tratta di un documento la cui stesura fu al centro di mumerose e importanti discussioni nel corso del Concilio Vaticano II.

A 40 anni dalla pubblicazione, per conoscerne la storia e comprenderne i retroscena, ZENIT ha intervistato padre Peter Gumpel, che insieme a padre Paolo Molinari, ha vissuto passo dopo passo la scrittura e nascita della Lumen gentium.

“Mi fu offerto dal pontefice Paolo VI di far parte della più alta commissione del Concilio, – ha raccontato padre Gumpel – ma lavorando in stretta collaborazione con padre Paolo Molinari che era già stato nominato, rifiutai spiegando che c’erano già altri lavori da portare avanti nella Curia della Compagnia di Gesù e non era possibile per entrambi partecipare a tutte le sedute, che si svolgevano ogni giorno ed anche il sabato e la domenica”.

“Inoltre era evidente che padre Molinari avrebbe avuto bisogno di aiuto, allora abbiamo diviso il lavoro. Lui partecipava al Concilio, io studiavo e approfondivo i documenti a cui il Pontefice mi aveva concesso di avere accesso”.

Padre Gumpel ha quindi raccontato: “Ho passato tanti giorni di studio nelle biblioteche per approfondire quelli che erano i punti più delicati del dibattito e fornire materiale documentale a padre Molinari”.

Che rilevanza ebbe la Lumen gentium nel Concilio Vaticano II e quali furono gli argomenti in discussione?

Peter Gumpel: La Lumen gentium è una costituzione dogmatica, un documento del più alto livello del magistero ordinario ed anche del Concilio, anche se alla fine non c’è nessuna nuova definizione dogmatica.

Discussioni si sono sviluppate su ogni capitolo della Costituzione dogmatica.

I primi due capitoli sono molto buoni, presentano la natura della Chiesa sotto la categoria escatologica ed anche come popolo di Dio in cammino. Il problema era che il pontefice Pio XII, che aveva preparato un eventuale Concilio, aveva in mente di mettere in luce la Chiesa come corpo mistico di Cristo.

Nella discussione riportata nel commento ufficiale a questi due primi capitoli viene detto che quando si considera la natura intrinseca della Chiesa nessuna affermazione é più valida di quella della Chiesa in cammino escatologico verso il cielo.

In seguito alcuni hanno detto che questa definizione sconfessa la dottrina di Pio XII sul corpo mistico, ma non c’è da preoccuparsi perché per quanto riguarda la struttura interna della Chiesa nessun concetto è più valido che il corpo mistico della Chiesa.

Da diverse ricostruzioni emerge che le discussioni più accese si ebbero sulla collegialità dei Vescovi ed il ruolo del Pontefice.....

Peter Gumpel: Proprio così, si tratta del capitolo terzo della Lumen gentium, relativo alla collegialità dei Vescovi e al ruolo del Pontefice nel governo della Chiesa. Certamente i Vescovi devono avere una responsabilità non solo nei confronti della propria diocesi, ma anche una nei confronti di tutta la Chiesa, ma in che modo e con quale responsabilità?

La formula è chiara “con e sotto Pietro” (“cum et sub Pietri”). Ma le formule originariamente presentate non erano abbastanza chiare, al punto che 18 cardinali e i generali di diversi ordini religiosi scrissero al Pontefice affinché non fossero mantenute ambiguità.

Si lamentarono con il Papa dicendo che era necessario aggiungere alcune precisazioni perché il testo era vago e si prestava a due interpretazioni diverse.

Inizialmente Paolo VI non dette molta importanza a queste critiche. Ma successivamente proprio prima che si votasse sulla stesura del terzo capitolo, il Papa si convinse che certe ambiguità avrebbero potuto dar adito a confusione nel ruolo del Pontefice e per questo motivo introdusse la “Nota previa”.

Di che si tratta?

Peter Gumpel: Il Papa realizzò che era molto pericoloso promulgare un documento di tale rilevanza dove il ruolo del Pontefice rispetto a quello degli altri Vescovi era poco chiaro. Da questa preoccupazione nacque l’idea della Nota previa, con cui, pur tenendo conto della discussione al Concilio, si ribadivano gli insegnamenti magisteriali in materia.

Anche sui capitoli relativi alla santità ed ai religiosi ci furono discussioni...

Peter Gumpel: Certo, ci fu una grande lotta. Nel capitolo 5 si tratta della chiamata alla santità. Che cos’è la santità, la santità è la stessa per tutti o ci sono differenze anche essenziali nella chiamata alla santità?

Non c’è dubbio che esiste una chiamata generale alla santità, ma si rischiava di banalizzare l’impegno della vita sacerdotale e religiosa.

Un ottimo Vescovo della Compagnia di Gesù mi disse a tal proposito “da ragazzo ero fidanzato e se in quel tempo mi avessero detto che la scelta di diventare sacerdote o proseguire una vita laica era sullo stesso piano io avrei scelto la vita laica”.

E’ evidente che tutti sono chiamati alla santità che significa l’unione con Cristo, ma ci sono diversità nello stato della chiamata.

Un altro punto che sollevò un enorme dibattito fu il problema dell’esenzione dei religiosi, cioè se questi dovevano rispondere al loro generale o al Vescovo.

Già al Concilio di Trento era stata dibattuto questo problema. Un vescovo canadese su questo tema lasciò una memoria scritta in cui sosteneva che nella Chiesa il ministero più importante è quello parrocchiale. Secondo il suo punto di vista, per quanto riguarda i religiosi si deve lasciare che ricevano la loro formazione in ambito religioso, e al momento che diventano sacerdoti devono venire sottratti ai loro superiori ed essere posti esclusivamente sotto la giurisdizione dei Vescovi. Se però si ammalano o se diventano vecchi possono pure tornare al loro ordine.

Ovviamente i religiosi si ribellarono sostenendo il valore dell’esenzione [dalla dipendenza del Vescovo, ndr]. E’ pur vero che c’erano problemi nelle missioni perché i superiori potevano indicare la destinazione ai propri membri senza dover consultare il Vescovo. In ogni caso la soluzione non poteva essere quella di abolire l’esenzione, ma di favorire una maggiore unità tra le due autorità.

Nella Lumen gentium c’è un capitolo dedicato a Maria

Peter Gumpel: Il pontefice Giovanni XXIII voleva una costituzione dogmatica solo sulla Vergine Maria ed una sui santi, mentre al Concilio c’erano persone che pensavano che si dava troppo peso alla mariologia tanto da portare ad un’aspra discussione. Fu fatta una votazione e fu vinta da chi voleva inserire Maria nella Lumen gentium, con uno scarto di 50 voti su 2000. La stessa cosa è successa con i santi.

Giovanni XXIII aveva fatto preparare una costituzione speciale sul culto dei santi, perché era molto preoccupato di come stava diminuendo e per questo ha ordinato a padre Molinari di scrivere un libro da pubblicare alla vigilia del Concilio.

Il libro fu preparato: “I santi ed il loro culto” pubblicato nel 1962 e tradotto in più lingue.

Una volta deciso che il testo mariologico dovesse venire inserito nella Lumen gentium , anche quello dei santi fu incluso.

Nel mondo di oggi il Concilio Vaticano II è letto come uno scontro tra conservatori e progressisti: cosa può dirci al riguardo?

Peter Gumpel: La stampa ha esercitato una forte pressione sul Concilio, è vero che alcune parti erano su posizioni tradizionali altre su posizioni molto avanzate, ma bisogna valutare caso per caso.

Alcuni periti del Concilio ed alcuni Vescovi hanno passato alla stampa delle relazioni unilaterali. I mezzi di comunicazione li hanno riportati senza tener conto o far saper che esistevano altre posizioni e questo ha influenzato molto l’opinione pubblica.

Il Concilio Vaticano II è il primo in cui sono entrati i mezzi di comunicazione di massa, e questo fatto è stato sottovalutato. L’ufficio stampa ha sottovalutato l’influsso della stampa per orientare l’opinione pubblica in una direzione che non corrispondeva alla verità della discussione.

I criteri di scelta dei mezzi di comunicazioni erano orientati verso il sensazionalismo, non capivano come si svolge un Concilio né come discute la Chiesa.

Alla stampa interessava poco sapere la dottrina del Concilio di Trento, quella del Vaticano Primo, il Magistero di Pio XII, interessavano solo cose che potevano sembrare scandalose o sensazionali e così hanno creato una situazione assolutamente irreale.

Inoltre eravamo alla metà degli anni Sessanta, erano tempi burrascosi e i mass media hanno voluto dare l’idea che la Chiesa si accomodasse sempre di più su ciò che stava succedendo nella società.

Così chi difendeva posizioni poco ortodosse aveva l’appoggio della stampa.