Quattro Missionarie della Carità arrestate in India con l’accusa di proselitismo

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HYDERABAD, domenica, 2 luglio 2006 (ZENIT.org).- Quattro suore appartenenti alla Congregazione delle Missionarie della Carità, fondata dalla beata Teresa di Calcutta, sono state arrestate per proselitismo e conversione ad Hyderabad (India) giovedì scorso.



Secondo quanto riferito dall’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere “AsiaNews”, specializzata nel contesto asiatico, “una folla composta da fanatici indù” ha aggredito in un ospedale le religiose e le ha fatte arrestare dalla polizia locale “con l’accusa di proselitismo e conversione nei confronti dei moribondi”.

L’Arcivescovo Oswald Gracias, presidente della Conferenza Episcopale Indiana, ha riferito all’agenzia del PIME che “l’attacco è un fatto tragico, che sconvolge la comunità indiana e deve essere condannato con forza”.

“Il tutto è ancora più grave se si pensa che queste religiose sono conosciute in tutto il mondo per il loro altruismo e per la dedizione con cui servono i poveri”, ha aggiunto.

Le suore sono state aggredite da circa 50 fanatici dell’ Hindu Dharma Parirakshana Samithi (Gruppo per la difesa della religione indù) durante la loro visita settimanale ad un ospedale della città-santuario induista di Tirupati, nello Stato meridionale dell’Andra Pradesh.

Il gruppo degli aggressori è aumentato fino a raggiungere le 300 persone e ha costretto le suore a rimanere nell’ospedale fino alla sera, quando sono arrivati gli agenti di pubblica sicurezza, che le hanno portate nella stazione di polizia del luogo.

Monsignor Marampudi Joji, Arcivescovo metropolita di Hyderabad, ha spiegato ad “AsiaNews” che le religiose “hanno il permesso del Governo per queste visite, che hanno compiuto ogni domenica negli ultimi 20 anni. Le suore, d’accordo con l’amministrazione ospedaliera, accolgono i moribondi nelle loro case, dove possono morire circondati di dignità ed amore”.

Non appena ha appreso la notizia, l’Arcivescovo ha chiamato il Chief Minister Y.S. Rajasekhara Reddy e il direttore generale della polizia S. Sen, entrambi cristiani, ed è corso alla prigione, dove le Missionarie della Carità sono state rilasciate.

“Le suore erano terrorizzate, tremavano per l’atmosfera di intimidazione che c’era in quella stazione. Gli agenti hanno ignorato anche l’ordine della Corte suprema, che impone loro di non costringere alla custodia cautelare fra il tramonto e l’alba”, ha denunciato.

“Come cristiani perdoniamo gli aggressori, ma come Arcivescovo metropolita ho il dovere di proteggere la fede e chi ne è testimone. Per questo ho chiesto al Chief Minister di investigare su questa barbarie ed arrestare chi l’ha commessa”, ha aggiunto.

L’Arcivescovo Gracias ha affermato che “le accuse di conversione sono totalmente infondate ed ingiuste. Questo atto dimostra non solo la bigotteria di chi l’ha compiuto, ma anche l’ignoranza nei riguardi dei bisogni delle persone povere”.

“Voglio sottolineare con enfasi che nessuna congregazione religiosa indulge in conversioni e le suore di madre Teresa, ancora di più, sono note per la loro attività esclusivamente sociale – ha concluso –. Non vi alcuna possibilità di fraintendimento su questo punto”.