Quel trionfalismo che ci rende "cristiani a metà cammino"

Il Papa, nella Messa in Santa Marta, esorta a combattere l'atteggiamento trionfalista che è la "tentazione di un cristianesimo senza croce" e "ferma la Chiesa"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 536 hits

“Il trionfalismo nella Chiesa ferma la Chiesa. Il trionfalismo nei cristiani ferma i cristiani”. Se ieri era il carrierismo, oggi è il trionfalismo la tentazione da combattere, secondo Papa Francesco. Nella Messa a Santa Marta - celebrata alla presenza dei dipendenti del Governatorato – il Papa se la prende con quell’atteggiamento, frequente nella Chiesa, di voler sistemare tutte le cose, in modo da non sbagliare, trionfare in ogni caso, e fuggire quindi dalla Croce.

Il trionfalismo, afferma infatti il Papa, è “la tentazione di un cristianesimo senza croce” che impedisce alla Chiesa di andare avanti”. Il Vangelo del giorno suggerisce lo spunto per questa riflessione. Il brano di Marco racconta che, mentre Gesù annuncia la sua passione durante il cammino verso Gerusalemme con i discepoli, questi ultimi – spiega il Papa – “pensano ad un altro progetto, pensano di fare solo metà del cammino, che è meglio fermarsi”. E discutono su “come sistemare la Chiesa, come sistemare la salvezza”.

Ci sono poi  Giovanni e Giacomo che chiedono a Gesù: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.  Un atteggiamento, questo, che, secondo il Santo Padre, è la stessa tentazione di Cristo nel deserto, “quando il diavolo era andato per proporgli un altro cammino”: ovvero di fare “tutto in celerità, qualcosa che tutti ti vedono. ‘Andiamo al tempio e fai il paracadutista senza l’apparecchio, così tutti vedranno il miracolo e la redenzione è fatta’”.

È la stessa tentazione di Pietro quando rifiuta la passione di Gesù. Soprattutto – afferma Bergoglio – è la tentazione di voler essere “cristiani a metà cammino, una Chiesa a metà cammino”. Una tentazione che, per il Papa, ha un nome: “trionfalismo”, ambire cioè al “trionfo adesso, senza andare alla Croce, un trionfo mondano, un trionfo ragionevole”:

Il trionfalismo, però, “ferma la Chiesa” - ribadisce - la rende “una Chiesa che è felice così, ben sistemata, con tutti gli uffici, tutto a posto, tutto bello, efficiente”, ma è una Chiesa “che rinnega i martiri, perché non sa che i martiri sono necessari alla Chiesa per il cammino di Croce”. È “una Chiesa che pensa soltanto ai trionfi, ai successi”, insiste Papa Francesco, dimenticando “la regola di Gesù del trionfo tramite il fallimento umano, il fallimento della Croce”. E questa, constata, “è una tentazione che tutti noi abbiamo”, che anche lui stesso ha subìto.

Ha raccontato: “Ricordo una volta, ero in un momento buio della mia vita spirituale e chiedevo una grazia dal Signore. Poi sono andato a predicare gli esercizi alle suore e l’ultimo giorno si confessano. È venuta a confessarsi una suora anziana di oltre 80 anni, con gli occhi chiari, proprio luminosi. Era una donna di Dio, tanto che alla fine le ho detto: Suora, come penitenza preghi per me, perché ho bisogno di una grazia. Se lei la chiede al Signore, me la darà sicuro”.

La suora – prosegue il Santo Padre – “si è fermata un attimo, come se pregasse, e mi ha detto: Sicuro che il Signore le darà la grazia ma, non si sbagli, al suo modo divino”. “Questo mi ha fatto tanto bene: sentire che il Signore sempre ci dà quello che chiediamo, ma al suo modo divino”, in quel modo, sottolinea il Pontefice, che “coinvolge la Croce, non per masochismo”, ma “per amore fino alla fine”.

Come sempre al termine dell’omelia, Papa Bergoglio suggerisce la preghiera da rivolgere oggi a Dio: “Chiediamo al Signore la grazia di non essere una Chiesa a metà cammino, una Chiesa trionfalista, dei grandi successi, ma di essere una Chiesa umile, che cammina con decisione, come Gesù”. “Avanti, avanti, avanti – esorta - cuore aperto alla volontà del Padre, come Gesù. Chiediamo questa grazia”.