Quello "psico-reato" chiamato omofobia

Una conferenza al Senato e una "flash mob" nel centro di Roma per denunciare i gravi profili di pericolosità dei disegni di legge su omofobia e unioni civili

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 1260 hits

Una conferenza stampa in Senato e una flash mob nel cuore di Roma. Sono le due iniziative realizzate ieri dalla Manif Pour Tous Italia per denunciare “i gravi profili di pericolosità” dei disegni di legge sull’omofobia e sulle Unioni civili. In una gremita Sala Caduti di Nassiriya di Palazzo Madama, i contenuti dei due progetti legislativi sono stati contestati sul filo del diritto. Relatori, infatti, gli avvocati Simone Pillon, Consigliere nazionale del Forum delle associazioni familiari, e Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita.

L’intervento di Amato si è incentrato sul Ddl Scalfarotto, volto a introdurre il reato di omofobia nell’ordinamento giuridico italiano. Se l’obiettivo del progetto di legge è quello di tutelare una specifica categoria di cittadini, esso è del tutto inutile. L’avvocato Amato ha spiegato questo assunto rammentando che “già oggi ogni cittadino italiano, al di là del proprio orientamento sessuale, gode di tutte le tutele giuridiche”. Garante in questo senso è l’art. 3 della Costituzione, per cui “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”.

Non solo inutile, ma anche pericoloso. Altro aspetto del Ddl Scalfarotto che l’avv. Amato ha posto in evidenza, è la mancanza di una definizione di omofobia. “Per la prima volta nella storia dell’ordinamento giuridico italiano - ha detto - si sta tentando di introdurre un reato senza definirne il suo presupposto”. I concetti di omofobia e di transfobia, del resto, non vengono chiariti né dalla scienza medica, né dalla legge, né da alcun provvedimento giudiziale finora emanato. Lo scenario che preoccupa l’avv. Amato è che pertanto si segua il modello dei Paesi stranieri in cui leggi simili sono già realtà.

“Cito la Gran Bretagna, dove per risolvere il problema della mancanza di una definizione del concetto di omofobia è intervenuto il Crown Prosecution Service (equivalente della nostra Procura della Repubblica)”, ha spiegato. I giudici anglosassoni hanno emanato una circolare in cui stabiliscono che “poiché la legge non definisce cos’è l’omofobia, per perseguire questo reato verrà considerato omofobo ogni atto percepito come tale dalla vittima”. È così che il presupposto del reato passa dall’arbitrio del giudice a quello della vittima.

La nostra libertà d’espressione sarà quindi in balia delle convinzioni personali di una ristretta categoria di individui? È un rischio che graffia altri due articoli della nostra Costituzione: il 21, che tutela appunto la libertà d’espressione, e il 19, che tutela invece la libertà religiosa. “Con questa legge - osserva Amato - diventerà pericoloso sostenere gli insegnamenti del catechismo della Chiesa cattolica nonché gli scritti di San Paolo sull’omosessualità”. Il quadro, per ora solo immaginario, prende forma se si guarda a quanto accaduto in un altro Paese straniero in cui esiste una legge contro l’omofobia: la Spagna. “Il card. Sebastian Aguilar è stato incriminato dalla procura di Malaga, per aver espresso - per altro misurando ogni parola - qual è la posizione della Chiesa cattolica sull’omosessualità”, ha ricordato Amato.

È dunque in atto un tentativo di stabilire un’inquisizione a motivo del proprio pensiero? “In uno Stato di diritto - ha esclamato Amato - ciò che viene punito è l’azione, non il motivo!”. Uno Stato che non ottempera a questo principio, “rischia di imporre un’ideologia”. Scenario turpe che lo scrittore George Orwell - come ha sostenuto il presidente dei Giuristi per la Vita - “aveva profetizzato nel suo romanzo 1984, coniando il termine psico-reato, ossia il potere che arriva a colpire le idee”.

Idee tutt’altro che allineate a un pensiero unico sono quelle che hanno recentemente espresso gli italiani sulle Unioni civili. Da un sondaggio commissionato dal Corriere della Sera all’Ipsos emerge che il 60% degli italiani sono contrari al matrimonio omosessuale. Un parere trasversale ai partiti, basti pensare che all’interno del Pd il 52% non condivide le nozze gay, mentre il 69% è contrario alle adozioni a persone dello stesso sesso.

Piuttosto, come ha sostenuto l’avv. Pillon nel suo intervento, i cittadini sono dell’opinione che “le scelte del governo dovrebbero essere in appoggio delle famiglie, che ogni giorno sbarcano il lunario tra mille difficoltà”. La questione delle Unioni civili assume dunque un profilo “marginale e ideologico”.

È proprio quest’ultimo aspetto che si ricava analizzando il Ddl Cirinnà sulle Unioni civili. “Esso tenta di ‘diluire’ la natura della famiglia distinguendola in cinque forme di convivenza a vario titolo”, spiega Pillon. Il testo affianca alla famiglia naturale “l’unione civile, il contratto di convivenza, la convivenza registrata (non limitata a due persone) e la convivenza non registrata”. L’avvocato ha parlato di un vero e proprio “bazar di famiglie” che “sia dal punto di vista pedagogico sia da quello della coesione sociale, ha effetti devastanti”.

Una proposta di legge decantata come una conquista sul campo dei diritti degli adulti, ma che coinvolge anche i bambini. Malgrado alcuni pensino il contrario, l’avv. Pillon ha ricordato che nel Ddl Cirinnà “non è esclusa l’adozione, in quanto si prevede che l’adozione dei figli dell’altro coniuge è applicabile all’unione civile, come pure è applicabile all’unione civile l’adozione di figli nati da fecondazione assistita anche di tipo eterologo”.

Sotto la soffice patina dell’unione civile si celano dunque ben altre aspirazioni, che hanno il profilo dell’adozione di minori e dell’utero in affitto. Così come dietro la legge sull’omofobia si cela “il bavaglio che la lobby gay vuole mettere a chiunque non condivida le loro battaglie”. Quello stesso bavaglio “arcobaleno” che oltre duecento persone, ieri sera, al termine della conferenza, hanno simbolicamente indossato in piazza delle Cinque Lune, per denunciare il clima di “caccia all’omofobo” già in atto.