"Qui è nato Gesù"

Intervista con il superiore del convento della Basilica della Natività a Betlemme

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di Renzo Allegri

BETLEMME, venerdì, 23 dicembre 2011 (ZENIT.org).- A Betlemme il Natale ha il peso della  storia. E’ rievocato dove realmente si verificò. La terra, il paesaggio, i luoghi sono quelli di 2000 anni fa. Le persone che celebrano il Natale a Betlemme possono dire a loro stesse: “Qui è nato Gesù”, provando, nel pronunciare quella piccola parola, “qui”, un fremito che sconvolge.

Il Natale di Betlemme è un evento che fa notizia. Ne parlano i giornali e la televisione. La Messa di mezzanotte celebrata sul luogo dove Gesù nacque, è trasmessa in mondo visione. Ma l’informazione che corre attraverso i media è fredda, sintetica, sbiadita. Nel groviglio delle notizie, diventa una delle tante e perde il significato immenso che dovrebbe avere.

Per sapere veramente come si svolge e si “vive” il Natale nel luogo dove Gesù nacque, abbiamo parlato con una persona che abita a Betlemme,  un religioso francescano francese, padre Stéphane Milovitch, 45 anni, da 20 impegnato a svolgere il suo apostolato in quella terra che da sette secoli è affidata alla cura spirituale dei frati di San Francesco, indicata con il nome di “Terra Santa”.

“Sono arrivato qui nel 1992”, dice padre Stéphane, “e tranne un periodo di quattro anni, trascorsi a Roma per  motivi di studio, sono sempre rimasto qui. Posso dire quindi di aver 'vissuto' quindici Natali a Betlemme”.

Laureato in teologia, poliglotta, persona affabile e grande organizzatore, Padre Stéphane è stato per sei anni Segretario della Custodia di Terra santa e dal 2010 è superiore della comunità religiosa francescana di Betlemme che ha la sua sede nel convento della Basilica della Natività.

Questa basilica, dall’aspetto impotente e severo, è la meta principale dei pellegrini e dei turisti che giungono da tutto il mondo. La sua origine risale al 326. Venne fatta costruire della Regina Elena, madre dell’Imperatore Costantino, proprio sul luogo dove, secondo la tradizione, era avvenuta la nascita di Gesù. Lungo il corso dei secoli, la Basilica  ha subito traversie, distruzioni, ricostruzioni varie ma è ancora lì a testimoniare il grande evento.

Dal suo interno, due scale portano in una cripta sostante, dove si trova la “grotta della natività” che era la grotta-stalla dove, come è scritto nel Vangelo, Maria e Giuseppe si rifugiarono perché “non c’era posto per loro nell’albergo”. E mentre erano là, si compirono per Maria i giorni del parto “e diede alla luce il suo figlio primogenito e lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”.

Nella grotta ci sono tre distinti luoghi di preghiera: il luogo del parto, indicato da una stella d’argento a 14 punte; alcuni metri più avanti, il presepe, cioè la mangiatoia dove la Madonna depose Gesù; e, di fronte, l’altare dei magi, il luogo dove si fermarono alcuni personaggi illustri, studiosi di astrologia, che vennero dal lontano oriente per adorare il re-bambino la cui nascita era stata annunciata loro da segni celesti.

“Bisogna precisare”, dice padre Stephane, “che a Betlemme tutti i giorni è Natale. I pellegrini, sia che arrivino a febbraio, luglio o agosto, vengono qui per celebrare il Natale. E noi sacerdoti, accogliendoli, ogni giorno viviamo con loro il Natale. Nella Basilica e nella grotta, celebriamo la liturgia del Natale, dove si dice 'oggi Gesù è nato'. Ma questo non toglie, però, che il 25 di dicembre, sia un giorno completamente diverso anche per noi. Le emozioni, i sentimenti, la gioia, in quel giorno, qui, dove tanti anni fa si compì l’evento, sono indicibili”.

Come si svolge il grande giorno?

“E’ caratterizzato dalla preghiera. Una immensa e continua preghiera corale. A partire dal pomeriggio del 24 dicembre e fino alla sera del 25, Betlemme diventa una grande chiesa dove la preghiera, soprattutto quella liturgica ed eucaristica, è continua. Arrivano pellegrini da tutto il mondo. Non solo cattolici, ma anche di altri riti e di altre religioni. I sacerdoti, i vescovi e tutti i frati presenti in 'Terra Santa' si trasferiscono a Betlemme. Arriva anche il Patriarca di Gerusalemme, che è  la massima autorità cattolica in Terra Santa, e sarà lui a presiedere le cerimonie religiose. Arrivano le autorità civili: il sindaco di Betlemme che, per legge, deve essere cristiano; il presidente della Palestina, Abu Mazen, con i suoi ministri, che sono mussulmani; arrivano i consoli cattolici presenti in Palestina, e cioè i consoli d’Italia, Francia, Belgio e Spagna, e arrivano altri uomini politici, altri diplomatici dei Paesi del Medio Oriente, dell’Europa e da altri continenti. Betlemme diventa un grande centro ecumenico, pervaso da una stupefacente atmosfera mistica. Tutto si svolge all’insegna della serenità, della cordialità come se il mondo fosse diventato improvvisamente una grande famiglia unita”.

Quando iniziano le solenni cerimonie religiose?

“Nel primo pomeriggio del 24 dicembre, con l’arrivo del Patriarca. Un arrivo che avviene secondo un cerimoniale molto antico.

“Il Patriarca parte dalla sua sede di Gerusalemme accompagnato da un corteo di macchine. La  polizia ebraica collabora, chiude le strada laterali, provvede che i semafori siano fermi sul verde. Lungo il percorso molta gente fa ressa ai bordi delle strade per applaudire calorosamente.

“Il corteo si ferma al monastero di Sant’Elia che si trova all’inizio della città di Betlemme, dove il Patriarca viene accolto dalle autorità civili e religiose della città. Come è noto, Betlemme è circondata dal 'muro di separazione' tra Israele e la Cisgiordania. Il corteo del Patriarca deve passare  per una porta che viene aperta solo in rare occasioni per grandi autorità. Secondo una antica tradizione, che risale all’impero ottomano, il patriarca, in questo suo viaggio è accompagnato anche da cinque cavalli. E, per ragioni politiche, prima di passare il muro, i cavalli israeliani vengono sostituiti con cavalli palestinesi.

“Entrato in Betlemme, il corteo si ferma davanti alla tomba di Rachele dove il Patriarca riceve il saluto dai parroci della città. Poi il corteo  attraversa l’abitato, salutato dalla gente e arriva alla Basilica. Io, in  qualità di superiore della comunità, attendo il Patriarca davanti alla porta dell’Umiltà, gli do il benvenuto e lo accompagno in chiesa dove presiede alla prima funzione religiosa, il canto solenne dei Vespri. Al termine, sempre in corteo, viene accompagnato alla sua stanza per un breve riposo.

“Alle ore 16 ha luogo la processione che noi frati della comunità facciamo ogni giorno alla grotta e in questa occasione assume un aspetto solenne perché ad essa partecipa anche il Patriarca. Scendiamo nella grotta, cantiamo gli inni  e recitiamo la preghiere tradizionali. In questo caso sono io che celebro e il patriarca assiste. Terminata la funzione, il patriarca si ritira ma noi continuiamo a preparare”.

Che cosa?

“La chiesa, prima di tutto. Per la Messa di mezzanotte ci sono richieste da tutto il mondo. Neppure la Basilica di San Pietro potrebbe soddisfare a tutte le richieste. Per cui siamo costretti a togliere i banchi. La nostra Basilica potrebbe ospitare 500 persone a sedere. Togliendo i banchi, riusciamo a fare posto per 2000 persone. Naturalmente per disciplinare la presenza di questo persone siamo costretti  a distribuire biglietti, che sono totalmente gratuiti. Vanno dati ai pellegrini che vengono da ogni parte, mentre sono esclusi gli abitanti di Betlemme.

“Poi prepariamo la cena della sera di Natale. La prepariamo a 'Casa Nova', una struttura che usiamo per accogliere i pellegrini. Una cena frugale, francescana, con la presenza di tutti i frati presenti in Terra Santa, che in quell’occasione sono tutti  a Betlemme. E’ una cena che fa parte del cerimoniale e con i frate cenano le autorità di Betlemme, il Patriarca, i vescovi, il presidente Abu Mazen con i suoi ministri, i consoli. E’ una cena all’insegna della fraternità, dell’amicizia e della pace.

“Verso le 21 apriamo la porta d’ingresso della Basilica e cominciamo a far entrare i pellegrini che hanno il biglietto. Per ragioni di sicurezza l’entrata è molto lenta. Ogni persona deve passare al metal detector di sicurezza”.

E si arriva alla Messa di Mezzanotte.

“Alla 23.30 inizia la cerimonia principale, quella che riguarda strettamente la nascita di Gesù. E’ naturalmente presieduta dal patriarca e concelebrata da vescovi e sacerdoti, in genere 150. Il tutto viene trasmesso in mondovisione. Si comincia con il canto del mattutino, secondo il cerimoniale. Cinque minuti prima della mezzanotte arriva il presidente Abu Mazen con il suo seguito. Viene accolto dal Patriarca che lo saluta brevemente. Allo scoccare della mezzanotte, le campane  della Basilica cominciano a suonare a distesa, la corale intona il 'Gloria'. Un sacrista toglie il panno che avvolge la parte sottostante l’altare, fatta a culla, e dentro la quale era stata sistemata la statuetta del bambino Gesù.  E il momento più emozionante. Ricorda la nascita del Salvatore. Il canto del gloria, eseguito in quel luogo ha un significato particolare, perché ricorda quello degli angeli ascoltato dai pastori. Come narra il Vangelo, 'una moltitudine dell’esercito celeste lodava Dio e diceva: 'Gloria a Dio nel più alto dei cielo e pace in terra agli uomini che Dio ama' '.

“Il patriarca rende omaggio con l’incenso a Gesù Bambino e poi inizia la Messa, che si svolge regolarmente celebrata in latino, con le letture che vengono lette in otto lingue.

“Abu Mazen e il suo seguito sono di religione mussulmana. Secondo una antica tradizione, i mussulmani possono essere presenti alla Messa ma non al momento della comunione. Quindi, dopo la recita dell’Agnus Dei, il patriarca saluta il presidente Abu Mazen che si ritira con tutto il suo seguito. La messa procede con grande concorso di persone che fanno la Comunione, mentre la corale intona i tradizionali canti natalizi.

“Alla fine del rito eucaristico, c’è la cerimonia del trasferimento della statuetta del Bambino dalla culla dell’altare al presepe.  Non si tratta di un presepe costruito per l’occasione, come accade in tutte le chiese del mondo. Qui abbiamo quello vero, permanente, che si trova sul luogo dove Gesù venne posto dalla Madonna nella mangiatoia, come si legge nel vangelo.

“Il patriarca prende il bambino e in processione raggiunge la grotta della natività. Il corteo è limitato ai concelebranti e poche altre persone perché nella grotta lo spazio è limitato. Qui si svolge una  cerimonia molto commovente. Una specie di sacra rappresentazione, spiegata da antichi canti gregoriani con testi in latino che risalgono al quarto-quinto secolo. Le prima tappa è il luogo dove si trova la stella d’argento a 14 punte che, secondo la tradizione è il luogo della nascita di Gesù. Il cantore declama i passi dei Vangeli che raccontano la storia, ma aggiunge anche dei dettagli, che la attualizzano. Dice, per esempio, che giunto il tempo la Vergine Maria ha partorito il figlio. E al testo storico aggiunge 'hic' 'qui' perché lì, in quel preciso luogo avvenne la nascita. Poi dice che la Madonna avvolse il bambino in poveri panni e il patriarca, con gesti amorevoli come fosse una mamma, avvolge la statuetta di Gesù con dei panni bianchi. Il cantore prosegue dicendo che il bambino venne posto in una mangiatoia perché per loro non c’era posto nell’albergo e anche a questa frase aggiunge 'hic' 'qui' perché la mangiatoria, che è lì davanti agli occhi dei presenti, nella quale ora il patriarca depone la statuetta, è proprio quella dove la Vergine depose il bambino Gesù. I dettagli del canto e i gesti del patriarca richiamano l’evento più grande accaduto sulla faccia della terra e le emozioni nei cuori dei presenti sono indicibili.

“Finita la cerimonia, il patriarca ritorna nella basilica, saluta le autorità e i fedeli e risale nella sua stanza per riposare.

“In genere, a quell’ora sono ormai le tre del mattino. Ma, come ho detto, il Natale a Betlemme è caratterizzato da una preghiera continua. Alla grotta iniziano le Messe, che si succederanno una dopo l’altra per tutto il giorno del 25 dicembre. Altre messe in continuazione vengono celebrate nelle altre chiese di Betlemme. Dove non si prega, si canta a cielo aperto. Varie corali locali, o di turisti, eseguono canti natalizi ascoltati da gruppi di gente venuti da fuori. Questi canti, che nel silenzio della notte si alzano al cielo da vari punti della città, e che sono canti corali, melodici, struggenti, creano un’atmosfera d’incanto e di serenità”.