Radio, Tv e giornali cattolici in Amazzonia (Seconda parte)

Un'intervista con padre Enrico Uggé, sacerdote del Pime

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di padre Piero Gheddo

ROMA, lunedì, 17 settembre 2012 (ZENIT.org).- Presentiamo la seconda parte dell’intervista con padre padre Enrico Uggé. Il sacerdote del Pime dal 1970 (veniva dal seminario diocesano di Lodi) è a Parintins dal marzo 1972 ed ha lavorato soprattutto fra gli indios Sateré-Mawé, studiandone la lingua e la cultura, evangelizzando e fondando la scuola tecnica San Pietro nel territorio riservato a questa tribù. E’ un convinto promotore dei mezzi moderni di comunicazione per diffondere il Vangelo e formare i cristiani.

Tu sei direttore e animatore?

Padre Enrico Uggé: Direttore è una donna, una bella figura, Raimunda Ribeiro, 45 anni di vita nella radio e non si è sposata per dedicarsi totalmente alla radio. Quando è nata la Radio Alvorada, il vescovo mons. Arcangelo Cerqua l’aveva mandata a Rio de Janeiro a fare studi, si è appassionata al suo lavoro, è ben orientata nella fede. Io faccio la parte del prete, animatore e orientatore dei programmi, lei affronta e risolve tutti i problemi, giuridici, di rapporti con le autorità e con il pubblico. Per le leggi che ci sono la dott.sa Ribeiro è l’ideale. Bisogna sempre essere in regola perché siamo controllatissimi, per esempio per i diritti d’autore delle canzoni che trasmettiamo e alla fine del mese paghiamo i diritti. Poi anche il lavoro amministrativo. Questa signora  è provvidenziale ma ha un lavoro difficile. Adesso è affiancato da due collaboratrici che da dieci anni lavorano alla radio e alla televisione.

Quelli che lavorano nella vostra azienda sono tutti cattolici?

Padre Enrico Uggé: In genere sì, ma abbiamo avuto anche un battista e alcuni altri che non credevano. L’ultimo sabato del mese i dipendenti fanno con me un piccolo ritiro spirituale dalle 8 alle 11, si prega, di legge la Parola di Dio e si riflette su un tema; poi ci sono le riunioni dei programmatori, poi c’è lo spazio per il vescovo che tutte le settimane dà il suo messaggio pastorale alla Radio e alla Tv, inoltre lo intervistiamo quando ha qualcosa da dire alla gente. Poi ci sono programmi allegri, musica e canti, sport e divertimento.

Economicamente come ve la cavate?

Padre Enrico Uggé:  Siamo nelle mani della Provvidenza, Riusciamo a non chiudere in passivo, ma non so come facciamo. Una volta era tutto più facile oggi diventa sempre più difficile per la burocrazia e anche per gli aiuti che riceviamo dall’Italia. Il 25% delle spese sono sostenute da aiuti italiani, il resto lo produce la radio stessa.  Le offerte diminuiscono perchè se tu chiedi per i lebbrosi, gli orfani o le adozioni arrivano, ma quando parli di radio e di giornale, in Italia si raccoglie poco o niente . Eppure la radio ha un’importanza estrema per l’evangelizzazione e la formazione cristiana di tutti. Come Chiesa non arriviamo più a tutti, mentre la radio non solo arriva a tutti, ma arriva quando sono seduti e possono riflettere.

Anche per la formazione dei bambini, la radio è importante. Abbiamo fatto per due anni, ma poi costa troppo, il Natale dei bambini, i nostri Re Magi hanno distribuito 15.000 regalini ai bambini poveri. Un mese prima di Natale ho mandato 800 studenti e studentesse della scuola superiore a visitare le famiglie della periferia più povera di Parintins, ai bambini dai 10 anni in giù hanno dato un cartoncino di invito timbrato e firmato per ricevere il loro regalo a Natale. Abbiamo scoperto che ci sono bambini poveri che non hanno mai ricevuto un regalo!

Come è avvenuta questa festa dei bambini e chi erano i Re Magi?

Padre Enrico Uggé: Anche in Brasile sta andando di moda il Babbo Natale che non si sa chi sia e chi rappresenti. Noi abbiamo parlato dei Re Magi che hanno portato i loro doni a Gesù e adesso per Natale li daranno ai bambini più poveri. Alla Polizia della città ho proposto ai poliziotti che vanno in giro a cavallo di dare una giornata prima di Natale ai bambini, vestiti da Re Magi. Tre hanno accettato direi con entusiasmo. La sera prima abbiamo fatto un grande spettacolo di canti, musiche, danze, scenette di teatro e sono venuti in tanti. Il pomeriggio del giorno dopo che era una domenica, abbiamo radunato circa 15.000 bambini poveri e poverissimi con le loro mamme nel grande stadio di Parintins. Ho parlato dei Re Magi che portano i doni a Gesù Bambino e poi ho detto che stavano arrivando ed ecco che arrivano i tre poliziotti a cavallo che sembravano proprio tre Re Magi e dietro di loro la loro scorta di guardie e i furgoni e camioncini imprestati per portare i sacchi dei regalini, mentre la banda musicale della polizia suonava una marcetta. Non ti dico la felicità, gli applausi, le grida, i salti di gioia di quei bambini e ragazzini!

Che regali avete distribuito?

Padre Enrico Uggé: Regali poveri ottenuti in parte dai negozi e magazzini di Manaus e in parte comperati con gli aiuti che mi giungono da benefattori di parrocchie in Italia, dove ho un fratello sacerdote, don Abele, parroco nella diocesi di Lodi. Per la distribuzione dei regali sono ancora venuti gli 800 giovani e ragazze che avevano fatto l’indagine nelle periferie, i bambini con le mamme divisi in settori di mille l’uno e per bambini che non potevano venire si presentava la mamma o un’altra familiare che col cartoncino dell’invito ritirava il regalino. Ogni bambino ha ricevuto da un Re Mago o da uno studente delle superiori il suo sacchetto colorato con dentro una bambola, un pupazzo, giochini e altre cose gradite ai bambini. Tutti contentissimi e la gente ci chiedeva: “Come fate a distribuire 15.000 regalini?”.

Come avete fatto ad avere 15.000 bambini?

Padre Enrico Uggé: Con la potenza di radio, settimanale e televisione. Sono mezzi che arrivano a tutti e dovevamo spiegare bene cosa è il Natale, i Re Magi, il dono che portano ai bambini e poi convocarli… C’è voluto un po’ di tempo. Questo Natale per i bambini l’abbiamo fatto due anni non di seguito e grazie a Dio ha avuto grande successo. Adesso facciamo una pausa anche perché costa troppo per le nostre misere finanze. Noi Chiesa dobbiamo ancora capire il valore di questi moderni mezzi di comunicazione che influiscono anche sulla cultura popolare.

(Fine)

[La prima parte dell’intervista è stata pubblicata domenica 16 settembre]