Ratzinger invoca per l’Europa un ritorno a Dio

Nel ricevere il "Premio San Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa"

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SUBIACO, domenica, 10 aprile 2005 (ZENIT.org).- Intervenendo a Subiaco il 1° aprile, il cardinale Joseph Ratzinger ha affermato che in Europa si assiste ad una deriva che potrebbe cancellare Dio dalla vita pubblica per confinarlo ad un “ambito soggettivo di residue culture del passato”.



Nel ritirare il "Premio San Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa", conferitogli dalla Fondazione Sublacense Vita e Famiglia , il Decano del Collegio Cardinalizio ha tenuto una relazione nella quale ha affrontato la grave crisi culturale e d’identità che colpisce il Vecchio Continente, ed ha indicato il terrorismo e le possibilità di automanipolazione che l’uomo ha acquisito, come le due minacce più grandi per l’umanità.

In merito alle tecniche di clonazione il porporato ha rilevato che così l’uomo “non viene più al mondo come dono del Creatore, ma come prodotto del nostro agire, prodotto che, pertanto, può anche essere selezione secondo le esigenze da noi stessi fissate”.

“Su quest’uomo non brilla più lo splendore del suo essere immagine di Dio - ha continuato il porporato -, che è ciò che gli conferisce la sua dignità e la sua inviolabilità, ma soltanto il potere delle capacità umane. Egli non è più altro che immagine dell’uomo di quale uomo?”.

Dopo aver riflettuto sull’evidenza che “la forza morale non è cresciuta assieme allo sviluppo della scienza, anzi, piuttosto è diminuita”, Ratzinger ha spiegato che “il vero, più grave pericolo di questo momento sta proprio in questo squilibrio tra possibilità tecniche ed energia morale”.

Il Cardinale ha precisato che la morale non va confuso con il moralismo compreso nella sfera politico-partitica.

“Il moralismo politico degli anni Settanta, le cui radici non sono affatto morte, - ha continuato Ratzinger -, fu un moralismo che riuscì ad affascinare anche dei giovani pieni di ideali. Ma era un moralismo con indirizzo sbagliato perché metteva l’utopia politica al di sopra della dignità del singolo uomo, mostrando persino di poter arrivare, in nome di grandi obbiettivi, a disprezzare l’uomo”.

A questo proposito ha fatto un esempio in merito alla distorsione del significato della pace: “Negli ultimi decenni abbiamo visto ampiamente nelle nostre strade e sulle nostre piazze come il pacifismo possa deviare verso un anarchismo distruttivo e verso il terrorismo”.

Il cardinal Ratzinger ha quindi sottolineato come sbagliato “un cristianesimo e una teologia che riducono il nocciolo del messaggio di Gesù, il ‘Regno di Dio’, ai ‘valori del Regno’, identificando questi valori con le grandi parole d’ordine del moralismo politico (…) Dimenticandosi però, così, di Dio, nonostante sia proprio Lui il soggetto e la causa del Regno di Dio”.

Il “primus inter pares” del Collegio dei Cardinali ha quindi affermato che “l’Europa ha sviluppato una cultura che, in un modo sconosciuto prima d’ora all’umanità, esclude Dio dalla coscienza pubblica, sia che venga negato del tutto, sia che la sua esistenza venga giudicata non dimostrabile, incerta, e dunque appartenente all’ambito delle scelte soggettive, un qualcosa comunque irrilevante per la vita pubblica”.

Ed ha ribadito che “in Europa si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell'intera umanità”.

Secondo Ratzinger esiste “il tentativo di costruire la comunità umana assolutamente senza Dio”.

“Un albero senza radici si secca” ha sancito il porporato “il rifiuto del riferimento a Dio, non è espressione di una tolleranza che vuole proteggere le religioni non teistiche e la dignità degli atei e degli agnostici, ma piuttosto espressione di una coscienza che vorrebbe vedere Dio cancellato definitivamente dalla vita pubblica dell’umanità e accantonato nell’ambito soggettivo di residue culture del passato”.

Per il porporato è “il relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa così un dogmatismo che si crede in possesso della definitiva conoscenza della ragione, ed in diritto di considerare tutto il resto soltanto come uno stadio dell’umanità in fondo superato e che può essere adeguatamente relativizzato”.

Di questo passo, ha poi aggiunto “non si potrà più affermare che l’omosessualità, come insegna la Chiesa cattolica, costituisce un obiettivo disordine nello strutturarsi dell’esistenza umana. Ed il fatto che la Chiesa è convinta di non avere il diritto di dare l’ordinazione sacerdotale alle donne viene considerato, da alcuni, fin d’ora inconciliabile con lo spirito della Costituzione europea”.

Nell’ultima parte della sua relazione Ratzinger ha spiegato “che abbiamo bisogno di radici per sopravvivere e che non dobbiamo perdere Dio di vista, se vogliamo che la dignità umana non sparisca”.

“Soltanto la ragione creatrice, e che nel Dio crocifisso si è manifestata come amore, può veramente mostrarci la via. (…) Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. (…) Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini”.

“Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce a ritornare e a fondare a Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo”, ha concluso Ratzinger.