Ray Flynn sull’abbandono politico dei cattolici negli USA

Il dibattito sui matrimoni omosessuali è un segno dei tempi

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BOSTON, giovedì 6 maggio 2004 (Zenit.org).- Ray Flynn sostiene che i giovani cattolici avrebbero le capacità di cambiare le cose in una Nazione alle prese con questioni come il “matrimonio” tra omosessuali.



Sotto questa prospettiva, l’ex sindaco di Boston ed ex ambasciatore degli Stati Uniti presso il Vaticano, ha deciso di rendersi disponibile per ricopre la carica di presidente nazionale della popolare organizzazione cattolica “Your Catholic Voice” che opera nel campo politico e delle politiche.

Flynn ha condiviso con ZENIT i suoi pensieri sulla necessità che i cattolici pretendano il rispetto dei propri valori e che si impegnino politicamente.


Il dibattito sul matrimonio omosessuale è esploso da un giorno all’altro nel Massachusetts, per estendersi poi a San Francisco e ad altri luoghi degli Stati Uniti. Si tratta di un normale processo democratico, oppure di uno scatto finale degli attivisti?

Flynn: Per noi che seguiamo e comprendiamo ciò che attualmente sta succedendo nella politica di questo Paese, la questione dei matrimoni omosessuali, esplosa improvvisamente sulla scena nazionale, non ci ha sorpreso.

È come la questione dell’aborto nei primi anni ’70, in cui le femministe radicali e gli attivisti liberali si inserivano sempre più nei meccanismi della politica, mentre un numero sempre minore di cattolici tradizionali si interessavano di ciò che stava avvenendo a Washington, D.C.

Come si suol dire, per far prevalere il male basta che le persone buone non facciano nulla. I cattolici pensavano di detenere il potere negli Stati Uniti, e per questo sono rimasti comodamente seduti a non fare nulla. Invece di frequentare assemblee civili ed ecclesiali, i cattolici trascorrevano il tempo a fare shopping nei centri commerciali o a guardare lo sport in televisione.

Anche la Chiesa è caduta nella trappola dell’apatia politica. E quando gli ecclesiastici si sono resi conto dei forti cali nella frequentazione delle chiese e del brusco cambiamento nel clima morale, era ormai troppo tardi per porrvi rimedio.

Bisogna ammettere che gran parte dei vertici della Chiesa non avevano esperienza o dimestichezza nel gestire il crescente potere dei mezzi di comunicazione sociale, e pertanto non sapevano come rispondere o cosa fare. Non è, tuttavia, tutta colpa loro: si era un un’epoca di grandi cambiamenti e non è che essi non volessero servire Dio e la Chiesa. Ma certamente ora dovrebbero affrontare tali cambiamenti, e farlo in modo efficace e professionale.

Si è trattato dunque di uno scatto finale degli attivisti? È facile fare uno scatto quando nessuno sta guardando; noi non abbiamo neppure dei giocatori in campo. I cattolici non sono più giocatori attivi, ma sono diventati spettatori della politica americana.


Che cosa implicano i cosiddetti matrimoni omosessuali? Quali sono i potenziali risvolti sociali, economici e morali?

Flynn: Due posizioni politiche possono formarsi. Nella prima, i cattolici dicono: “non vi è nulla che posso fare. Le cose semplicemente stanno così”. Nella seconda, dicono: “cosa sta avvenendo in America? Perché cosi tante istituzioni positive come la famiglia e l’educazione dei bambini sono andate a male?”

Se le persone prendono la prima strada, possiamo aspettarci di essere governati da politici il cui fine ultimo è quello di essere eletti ad ogni costo, a prescindere dalle implicazioni morali ed etiche per il Paese. Se i cattolici diranno: “sono stanco di questa situazione e ne ho abbastanza”, allora avremmo qualche speranza di cambiare le cose.

Dobbiamo ricordarci che i politici sono maestri nel percepire il sentire comune della gente. Sono come dei rilevatori climatici umani. Una volta capita la direzione in cui si dirige la gente, essi corrono alla testa del corteo. Ma saranno in grado di guidarlo solo se la stessa gente gli farà sapere in che direzione è diretta.


Si tratta di una questione che rischierà di dividere il Paese come avvenne con l’aborto, oppure porterà le persone a difendere il matrimonio?

Flynn: Ho constatato, a mia sorpresa, che i giovani adulti si stanno impegnando più di quanto io abbia mai visto. Ho riscontrato questo impegno a San Francisco, Boston e in altre città degli Stati Uniti. Ma lo vedo anche nei campus universitari, come quelli di Harvard e dell’Università di San Francisco. È meraviglioso il senso dell’impegno che questi giovani cattolici dimostrano.

Sono giovani che hanno recepito positivamente la leadership morale esercitata dal Papa Giovanni Paolo II e che non hanno paura di impegnarsi. Si sta formando un movimento positivo di giovani cattolici non solo negli Stati Uniti, ma anche in molte altre parti del mondo. Ho visto di persona, in diversi viaggi da lui compiuti negli anni, l’impatto che Giovanni Paolo II ha sui giovani.


Come valuta, in generale, la risposta dei politici?

Flynn: La maggior parte dei politici cattolici teme l’argomento dei matrimoni omosessuali. Essi semplicemente non vogliono essere considerati come intolleranti e contrari ai diritti civili di nessuno.

La comunità di gay e di lesbiche rappresenta attualmente un gruppo di interesse tra i più influenti politicamente e meglio finanziati degli Stati Uniti. I rappresentanti eletti sono intimiditi da essa e sono riluttanti a contrastare pubblicamente la legislazione, anche se contraria agli insegnamenti tradizionali della Chiesa cattolica.

A seguito dello scandalo sugli abusi sessuali da parte degli ecclesiastici, i rappresentanti della Chiesa sono stati riluttanti a parlare troppo apertamente, per timore di essere etichettati come bigotti o come chi ha la fobia degli omosessuali. Si tratta peraltro di un campo assai delicato, vista la storica opposizione della Chiesa contro ogni forma di discriminazione.

Ai cattolici non piace essere chiamati bigotti, anche se magari è vero. È più facile non dire nulla per non venire coinvolti.

Anche i media hanno avuto paura o comunque non hanno voluto opporsi alla potente comunità gay. Diversi politici cattolici mi hanno detto personalmente che se avessero votato contro la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e delle unioni civili, i movimenti ben organizzati per i diritti gay spalleggiati da alcuni media, avrebbero fatto di tutto per ottenere la loro sconfitta nelle successive elezioni. Alcuni politici non sono abituati a questo tipo di forte lobbysmo.

I cattolici devono iniziare a prendere coscienza che la nostra Chiesa ha diversi nemici potenti. Oggi non vi sono più offerte di lavoro affisse sugli edifici pubblici, nelle quali i cattolici sono invitati a non fare domanda; e i conventi e le chiese oggi non vengono più bruciati. Ma una forma più subdola di bigottismo anticattolico purtroppo ancora persiste negli Stati Uniti, così come persiste un sentimento contrario agli immigrati.

I politici cattolici pensano di dover rinunciare ai propri principi e valori cattolici per poter andare avanti. La linea che essi oggi seguono, su questioni come l’aborto e il matrimonio omosessuale, è: “personalmente sono contrario, ma non voglio imporre i miei valori e le mie credenze sugli altri”. Sorprendentemente questa risposta politica soddisfa sia gli elettori cattolici che gli oppositori agli insegnamenti della Chiesa.

Purtroppo, questa strategia politica è sostenuta persino da alcuni ecclesiastici, teologi, accademici e giornalisti che si identificano come cattolici progressisti.

La gerarchia della Chiesa si trova a dover far fronte ad un grande problema rappresentato dai politici cattolici. Finora, la questione non è stata affrontata direttamente. E finché ciò non sarà fatto, i politici cattolici continueranno a fare ciò che è per loro naturale: ricercare il consenso elettorale.

Si chiama opportunismo, ma potrebbe essere benissimo chiamato il governo degli interessi particolari. I vertici ecclesiastici non possono più permettersi di ignorare questo problema. E per non rischiare di perdere credibilità dovranno assumere una posizione chiara.


Il suo partito, quello dei Democratici, sin dalla fine degli anni ’60 si è sempre più orientato verso sinistra, ad esempio accogliendo l’aborto. È possibile oggi per un cattolico praticante trovare spazio e voce nel Partito Democratico?

Flynn: No, fintanto che gli elettori cattolici non decidono di impegnarsi nuovamente in politica.

I cattolici si ritrovano oggi, negli Stati Uniti, senza una casa politica. Né il Partito Democratico, né quello Repubblicano rappresentano i valori e i principi della fede cattolica. Una volta il Partito Democratico lottava per la giustizia sociale ed economica ed era il partito dei colletti blu, delle famiglie cattoliche della classe operaia.

Oggi, il Partito Democratico è controllato da benestanti attivisti di sinistra, i cui programmi politici estremi non possono essere condivisi dai cattolici americani fedeli e patriottici.

Tali attivisti politici che oggi controllano le procedure di nomina hanno costretto i politici cattolici a cambiare posizione sulle questioni morali e politiche più importanti, per ottenere riconoscimento e apprezzamento all’interno dell’organizzazione partitica.

Ma questo non si limita solo al Partito Democratico. Neanche quello Repubblicano ha voluto dare spazio alla classe operaia americana.

Mentre ero sindaco di Boston, un giornalista mi chiamò il Lech Walesa della politica bostoniana. Sono stato anche etichettato come un Democratico di Giovanni Paolo II. Purtroppo, chi si esprimeva così è dovuto andare fino in Polonia e in Vaticano per vedere quanti milioni di cattolici americani la pensano oggi come me.

Non sarebbe bello poter risentire quella voce di giustizia sociale ed economica nel Partito Democratico? Ad oggi, il Partito Democratico non ha dimostrato alcuna apertura ai cattolici che credono nei valori e nei principi della propria fede.

Forse dovrebbero affiggere un grande striscione, nel luogo dove si terrà il prossimo luglio la convenzione nazionale dei democratici, con la scritta: “Non sono graditi i politici cattolici che sostengono i valori e i principi cattolici”. E magari i democratici potrebbero prestare lo stesso striscione anche ai repubblicani per la loro convenzione nazionale che si terrà a New York la prossima estate.


Lei è considerato un politico di successo, ma è anche noto per essere un difensore ad oltranza dei valori cattolici. È possibile per i politici cattolici di oggi e di domani avere successo politico senza compromettere i propri principi?

Flynn: Per un democratico non è facile, perché le posizioni del Partito rendono la vita difficile ai candidati pro-vita, pro-famiglia, pro-poveri e pro-diritti umani come me. Questa è la brutta notizia.

La bella notizia è invece che vi sarebbero molti elettori con la nostra mentalità, ma nessuno dei partiti sembra interessato ad accoglierli.

Come ho ripetutamente affermato: “non siamo noi che abbiamo lasciato il Partito Democratico, ma è lui che ha lasciato noi”. È per questo che molti cattolici si trovano oggi senza una casa politica in questo Paese. Ma non daremo il nostro voto ai repubblicani solo perché non sono democratici.


Il Partito Democratico è stato tradizionalmente il partito di molti cattolici. Quei giorni potranno tornare?

Flynn: Sì, ma evidentemente sarà necessaria una buona dose di duro lavoro, di coraggio e di sacrificio, finché i cattolici tornino a riscuotere rispetto nel Partito Democratico. La prima cosa che molti cattolici dicono è: “non andrò dove non sono desiderato o accolto; niente rispetto, niente voto”. Gli elettori cattolici dovrebbero lanciare questo messaggio ai politici democratici che hanno votato.

Essi potrebbero anche informare i mezzi di comunicazione della propria frustrazione nell’ambito del Partito Democratico e della politica in generale. Far loro sapere di non aver intenzione di mollare, ma di voler lottare per il rispetto dei propri valori; proprio come fecero i loro genitori, nonni e bisnonni che immigrarono in questo Paese.

Potrebbero far passare questo messaggio ad almeno 10 persone tra familiari ed amici. Potrebbero incoraggiare il proprio vescovo a parlare più apertamente su questioni civili che sono importanti non solo per i valori e i principi cattolici, ma anche per la stabilità e l’integrità stessa della nostra grande nazione. Non dovremmo essere secondi a nessuno.

Potrebbero scegliere altri mezzi d’informazione, qualora questi persistano nel denigrare i propri valori e principi; sostenere la stampa che presenta il proprio punto di vista e offra servizi onesti ed equilibrati.

Non vogliamo un’attenzione speciale, ma non siamo più disposti a tollerare una copertura di seconda classe. Siamo cittadini che lavorano sodo, siamo patrioti e rispettosi della legge, e siamo stanchi di essere ignorati e dati per scontati politicamente. Se i vertici ecclesiastici non hanno intenzione di tirarci fuori da questo malessere politico, dovremo trovare e reclutare laici cattolici politicamente sofisticati che possano parlare per noi nell’arena civile.

Alcuni cattolici diranno: “pregherò per te”. Questo certamente è importante, ma altrettanto importanti, in politica, sono l’organizzazione i soldi e i mezzi di comunicazione. Vi sono aree in cui ciascuno di noi può essere determinante nel contribuire a costruire un Paese migliore e una Chiesa più forte.

La cosa più importante da ricordare in tutto questo è che la nostra fede cattolica non è né democratica né repubblicana, né liberale o conservatrice, ma cattolica.