Realismo, coerenza e filiazione: i tre criteri per fermare l'odio

A Santa Marta, il Papa riprende le indicazioni di Gesù ai discepoli per realizzare l'amore fraterno: fare accordi, non sparlare del fratello per non ucciderlo e riconoscere l'altro come figlio dello stesso Padre

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 670 hits

Si dice che l’odio si combatte con l’amore. L'amore in questione, tuttavia, non è un ideale romantico da romanzo rosa, ma un amore concreto che segue criteri ben precisi. Tre per l’esattezza, ha spiegato oggi Bergoglio nella sua omelia della Messa a Santa Marta: criterio di realismo, criterio di coerenza, criterio di filiazione.  

I tre criteri, cioè, indicati da Gesù Cristo ai suoi discepoli per spiegare in che modo realizzare quell’amore fraterno che è fulcro del cristianesimo. Il Vangelo di oggi riporta questo dialogo del Messia con i dodici, in cui Gesù invita ad amare il prossimo non seguendo però l’esempio dei farisei che spacciavano per “amore” quello che in realtà era solo “indifferenza verso il prossimo”. Da bravi “ideologi”, osserva il Papa, essi facevano “tante sfumature di idee”, privi di quel “sano realismo” predicato e auspicato dal Signore.

Invece, non è difficile essere realisti, spiega il Santo Padre: “Se tu hai qualcosa contro un altro e non puoi sistemare o cercare una soluzione, almeno mettetevi d’accordo; mettiti d’accordo con il tuo avversario, mentre sei in cammino”. “Non sarà l’ideale”, ammette il Pontefice, anzi per qualcuno “lo sforzo di fare un accordo” può risultare pure “una cosa troppo volgare”. Invece “l’accordo è una cosa buona. È realismo”, afferma il Papa, perché se si vogliono salvare tante questioni, problemi, situazioni, “si deve fare un accordo. E uno fa un passo, l’altro fa un altro passo e almeno c’è la pace: una pace molto provvisoria, ma la pace dell’accordo”, che almeno ferma “l’odio, la lotta tra noi”.

Di pari passo col realismo va “il criterio della verità”: niente di più, niente di meno che riconoscere le proprie colpe. Ammettere, ad esempio, che “sparlare dell’altro” equivale ad “uccidere”, perché “alla radice è lo stesso odio”. “Con le chiacchiere, con le calunnie, con la diffamazione” non provocherai ferite mortali al corpo del fratello, ma farai sanguinare la sua anima: “Lo uccidi in un un’altra maniera”, afferma il Pontefice.

Non è un punto di vista esagerato del Papa; lo predica Gesù stesso: “Quello che gli dice stupido, questo sta uccidendo il fratello, perché ha una radice d’odio”. Oggi, invece, si pensa “che non uccidere il fratello sia non ammazzarlo”. “E no!”, esclama Francesco, “non ucciderlo è non insultarlo. L’insulto nasce dalla stessa radice del crimine: è la stessa. L’odio. Se tu non hai odio, e non ucciderai il tuo nemico, tuo fratello, non insultarlo nemmeno”.

Invece, “cercare insulti è un’abitudine molto comune tra noi. C’è gente – osserva il Vescovo di Roma - che per esprimere il suo odio contro un’altra persona ha una capacità di fiorire con questi fiori d’insulto, impressionante, tanto! E questo fa male. Sgridare. L’insulto…”.

Ma per combattere questa brutta abitudine deve prima mutare il cuore e capire fino in fondo che “se tu, se noi, non dobbiamo uccidere il fratello è proprio perché è fratello, cioè abbiamo lo stesso Padre”. È questo il “criterio di filiazione” di cui parla Cristo. “Io non posso andare dal Padre se non ho pace con il mio fratello”, afferma Bergoglio, non si può “parlare con il Padre” se con il fratello non hai raggiunto la pace “almeno con un accordo”:

Tre criteri, quindi: realismo, avere cioè il coraggio di fare accordi per fermare l'odio; coerenza, “non ammazzare ma nemmeno insultare, perché chi insulta ammazza, uccide”; e filiazione, ovvero “non parlare con il Padre se non posso parlare con il mio fratello”. Solo così è possibile “superare la giustizia” degli scribi e dei farisei, come richiesto da Gesù.

“Questo programma non è facile”, ammette il Papa, tuttavia è l’unica via “che Gesù ci indica per andare avanti”. Affidiamoci a Lui allora, e chiediamogli – conclude il Pontefice - la grazia di poter andare avanti in pace fra noi, sia con gli accordi ma sempre con coerenza e con spirito di filiazione”.