Realmente battezzati e figli di Dio

Vangelo di domenica 8 gennaio, festa del Battesimo del Signore

| 839 hits

di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 6 gennaio 2012 (ZENIT.org).- “Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama Colui che ha generato, ama anche chi da Lui è stato generato. In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?” (1 Gv 5,1-9).

In quel tempo Giovanni proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di Lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento” (Mc 1,7-11).

Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1Gv 3,1a): questa esclamazione stupefatta ed entusiasta dell’apostolo Giovanni (che non troviamo nel testo odierno), riassume bene il messaggio delle Scritture di questa Domenica, ultimo giorno del tempo di Natale.

Dopo aver affermato che “chiunque opera la giustizia, è stato generato da Lui” (1 Gv 2,29), Giovanni annuncia di slancio che il Battesimo è realmente il sacramento della figliolanza divina: per esso siamo realmente (a buon diritto e a pieno titolo) “figli di Dio”.

L’avverbio “realmente”, mira a rispondere ad un’obiezione: Dio non è carne e sangue, come possiamo divenire figli suoi? Questo nostro corpo corruttibile non si è ancora vestito di incorruttibilità: come può il Battesimo cambiare il nostro stato mortale?

Ma Giovanni lo ribadisce: se siamo chiamati“figli di Dio” non è ‘per modo di dire’, poiché “lo siamo realmente”!

Dunque: realmente, e non per enfasi. Come la somiglianza materna del volto di un bambino rivela la sua identità di figlio, così il Battesimo imprime nella persona umana una somiglianza filiale con Dio, cosa che prima dell’amministrazione del Sacramento non era. Questa è la pura, concretissima verità del Battesimo.

Affermazione grandiosa, ma come intenderla in profondità?

Essere figli significa essere generati e nascere, della stessa natura di ciò da cui si è generati e nati, essere da essere, vita da vita.

Ebbene:

come la vita si riceve in dono, così la vita nuova del Battesimo è dono di Dio;

come il cadavere di Gesù ha ricevuto lo Spirito di Dio che lo ha risuscitato dai morti, così il battezzato riceve il medesimo Spirito di Dio (Rm 8,11), che lo abilita alla vita eterna e lo rende “partecipe della natura divina” (2Pt 1,4).

come Abramo trasmise la sua fede ai figli, così Dio deposita il germe della fede nell’anima, mediante il Battesimo che ci costituisce suoi figli;

come Israele nell’esodo fu salvato dagli egiziani mediante l’acqua, così nel Battesimo l’acqua versata sul capo “entra” nell’anima per annientare l’inimicizia satanica dovuta al peccato originale;

come Gesù donò alla samaritana l’acqua viva che la trasformò e trasfigurò (Gv 4), così il Battesimo stabilisce nell’anima una fontana di vita nuova e feconda, che ci rende capaci di comprendere e fare la volontà di Dio, facendo morire l’uomo vecchio e vivere il nuovo, reso figlio della luce nello Spirito del Risorto.

Nella presente condizione terrena, non siamo in grado di renderci conto della realtà profonda di questa nostra figliolanza divina, così come non riusciamo a cogliere in pienezza la verità del nostro essere “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 16,17s).

Ciò significa che la coscienza di essere “figli di Dio” sarà perfetta solo quando passerà la scena di questo mondo, e nella gloria di Gesù Risorto rifulgeremo come tali anche noi, senza l’impedimento del velo attuale della nostra carne mortale.

Ora, come la somiglianza esteriore è segno della generazione umana, così la somiglianza interiore è segno della generazione divina.

In altre parole: chi vive nell’ubbidienza alla volontà di Dio, nella fedeltà al suo amore di Padre, comportandosi in maniera del tutto conforme al Vangelo, mostra con la sua stessa vita un “volto” inconfondibilmente somigliante al volto divino del Padre: è realmente figlio di Dio.

Parimenti, il battezzato deve rendersi conto con legittima gioia di possedere veramente l’amore puro di Gesù, la sua compassione e il suo perdono, testimoniati dai santi e dai martiri.

Chi non è battezzato potrà compiere molte opere buone, ma non può conoscere (cioè vivere) la pienezza divina della verità e dell’amore: egli è privo di quel “dono di Dio” che si riceve nel Battesimo.

Forse che la donna samaritana sarebbe corsa trasfigurata in città, se invece di Gesù al pozzo avesse incontrato un’altra persona? Non è evidente che è stato “il dono di Dio” ricevuto da Lui a trasformarla?

Gesù le dice: “chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14). Dall’acqua naturale nasce la vita biologica, dall’acqua soprannaturale nasce la vita divina, e viene generato l’uomo nuovo secondo lo Spirito Santo.

Prendiamo l’esempio della beata Teresa di Calcutta: il mondo intero ha riconosciuto in lei una capacità di amore straordinaria, tanto che ancora in vita era riconosciuta santa. Ma Madre Teresa non avrebbe potuto fare quello che ha fatto, amare come ha amato, se non fosse nata da Dio, se non fosse stata battezzata e, in forza della sua fede, non avesse amato anzitutto il Signore Gesù. Alla sua figura possiamo riferire la prima Lettura di oggi.

Madre Teresa era santa in quanto battezzata, cioè ricca dell’Amore divino ricevuto in dono e da lei alimentato come un fuoco da non spegnersi.

Ecco allora che lo stupore di Giovanni può diventare il nostro: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1 Gv 1,3).

Questo “grande amore” che ci è stato dato, non indica solamente la bontà di Dio verso di noi, ma è il suo stesso Amore infuso nei nostri cuori mediante il Battesimo (Rm 5,5).

--------

* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.