Referendum sulla Costituzione Europea: dibattito tra Cattolici

Sostenitori del sì e del no concordano sulla necessità di partecipare al voto

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MADRID, giovedì, 25 novembre 2004 (ZENIT.org).- Il referendum sulla Costituzione Europea che si svolgerà in vari Paesi del continente è diventato il dibattito chiave praticamente in tutti i forum, e anche nei corridoi, del Congresso Cattolici e Vita Pubblica terminato domenica scorsa a Madrid.



Il Nunzio presso il Parlamento Europeo, l’arcivescovo Faustino Sáinz, secondo quanto ha affermato in esclusiva a “Veritas” non vede “una ragione fondamentale dal punto di vista religioso per dire no alla Costituzione” ed ha aggiunto che i valori cristiani “vengono riflessi anche se manca una menzione esplicita al Cristianesimo”.

Durante una tavola rotonda presieduta dall’eurodeputato Iñigo Méndez Vigo e alla quale sono intervenuti José María Beneyto Pérez, direttore dell’Istituto Universitario di Studi Europei dell’Università San Pablo-CEU, e Paolo G. Carozza, professore di Diritto Costituzionale dell’Università di Notre Dame (Stati Uniti), si è tenuto un dibattito, a tratti vivace, con alcuni membri del pubblico.

Manuel Bru, delegato dei Mezzi di Comunicazione dell’Arcivescovato di Madrid e membro della commissione esecutiva del Congresso, ha constatato che gran parte dei relatori era a favore del “sì”, mentre i congressisti sembravano inclinati verso il “no”.

Maria Romana De Gasperi, figlia di uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, ha affermato che nell’attuale processo di integrazione Alcide De Gasperi avrebbe sentito la mancanza di “una parte importante, l’Europa politica, l’unità di azione”, e che invece “ciò che sta emergendo, ad esempio nel caso del Kosovo, è la divisione”.

Sul veto al ministro italiano Rocco Buttiglione come commissario europeo, Maria Romana De Gasperi ha affermato di sperare che “si tratti di un caso isolato ed aneddotico”, aggiungendo che “il riferimento alle radici cristiane nella Costituzione era importante, ma lo è molto di più il modo di agire dei Cristiani, che saranno riconosciuti dalle loro opere”, per cui secondo lei la questione “non costituisce un ostacolo”.

José María Beneyto Pérez, dal canto suo, ha affermato che nel magistero della Chiesa “è evidente il carattere positivo che circonda il processo di integrazione europea, perché presuppone la pace e la riconciliazione tra i popoli ed un recupero della coscienza storica e culturale dell’Europa”.

Anche se è mancata la menzione delle radici cristiane, secondo Beneyto “è chiaro che la Costituzione è positiva: il riconoscimento della dignità della persona umana, la lotta contro il terrorismo e contro la povertà, la cooperazione allo sviluppo, il riconoscimento delle frontiere perché non si producano nazionalismi radicali… tutto questo è molto positivo dal punto di vista umano”.

“La Costituzione in sé non è qualcosa di negativo. Il processo di integrazione aiuta l’Europa e recuperando l’Europa recuperiamo la sua storia e quindi il Cristianesimo. La missione dei Cristiani è proprio quella di aiutare a recuperare questa enorme coscienza culturale e ricchezza spirituale”, ha aggiunto.

Per Dalmacio Negro, membro della Reale Accademia di Scienze Morali e Politiche e docente di Scienze Politiche presso l’Università di San Pablo-CEU, l’“atteggiamento che bisognerebbe adottare, e non lo dico come Cristiano ma come cittadino, è quello del no, perché non si tratta di una Costituzione, ma di una Carta Concessa che la classe politica si degna di dare i cittadini”.

Secondo Negro, la menzione delle radici cristiane “è meglio che non ci sia stata, perché sarebbe stata un modo di coprire quello che c’è dietro, ovvero un atteggiamento contrario al Cristianesimo”.

L’europarlamentare Iñigo Méndez Vigo, che ha partecipato ai lavori della Convenzione Europea, crede invece che la Costituzione “possa aiutare gli Europei a raggiungere maggiori livelli di prosperità, di benessere, più sicurezza, ad avere più voce nel mondo e soprattutto a dimostrare che l’Unione è più di un mercato, è un’Europa di valori”.

“Bisogna mettere su una bilancia gli aspetti positivi e quelli negativi, ed io credo che quelli positivi siano di più”, ha aggiunto.

L’ex commissario europeo Rocco Buttiglione ha affermato: “La mia impressione è che sia molto difficile trovare una Costituzione migliore di questa. E’ più facile averne una peggiore, o addirittura non averla, o che questa Europa si frammenti e che ci si trovi ad avere da un lato l’asse franco-tedesco e dall’altro un’egemonia degli Stati Uniti, e in questo caso l’Europa perderebbe l’occasione di essere se stessa”.

Secondo Buttiglione, “se la Costituzione ci obbligasse a fare qualcosa di moralmente sbagliato non potremmo accettarla. Questa, però, è una Costituzione che non ci costringe al male. Non ha tutto il potenziale di bene auspicabile, ma è l’unica che possiamo avere in questo momento”.

Alfonso Coronel de Palma, presidente della Fondazione San Pablo-CEU, organizzatrice del congresso, ha affermato infine che un Cristiano, “di fronte ad un processo elettorale di tale portata, deve informarsi bene, leggere il testo, sentire opinioni – perché ci saranno legittimamente all’interno della Chiesa opinioni che possono essere confrontate, dal momento che è una materia opinabile –, ma soprattutto votare in modo serio, rigoroso e in coscienza”.

“Credo che, qualunque sia la decisione adottata – votare sì o no o lasciare in bianco –, è necessario esercitare il diritto di voto”, ha quindi concluso.