Registro delle Unioni civili nel Comune di Roma: dubbi di costituzionalità

La denuncia dell'assessore Lucio D'Ubaldo

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ROMA, martedì, 27 novembre 2007 (ZENIT.org).- La voce di un assessore ha sollevato seri dubbi di costituzionalità sul tentativo di introdurre nel Comune di Roma il Registro delle Unioni civili.

“L'istituzione di un apposito Registro delle Unioni civili, come ipotizzato dalla delibera d'iniziativa popolare e da analoga proposta consiliare, mette in rilievo difficoltà tecnicamente insuperabili per il Comune e dubbi di costituzionalità sulla sua competenza ad intervenire”, ha rivelato all’agenzia “Adnkronos” l'assessore al personale con delega all'anagrafe del Comune di Roma, Lucio D'Ubaldo.

La delibera per l'istituzione del Registro delle unioni civili nella città capitolina dovrebbe approdare nell'aula del consiglio comunale il 28 novembre, secondo quanto ha annunciato Massimiliano Iervolino, membro del Comitato promotore e Segretario dei Radicali di Roma.

“Poco importa se in Parlamento si arriverà ai Dico ai Pacs o a qualche altro acronimo, pensano i promotori, quello che serve è che ci sia un registro che certifichi il momento in cui due persone hanno deciso di stare insieme 'more uxorio', che siano gay che vogliono uscire allo scoperto o coppie eterosessuali, così saranno pronti per usufruire dei futuri diritti”, ha spiegato Babiloniamagazine.it dando voce all’iniciativa promossa dai radicali.

“Da un lato, infatti – denuncia D'Ubaldo – occorre considerare che l'ordinamento e la gestione dell'Anagrafe rimandano a precise disposizioni legislative, regolamentari e disciplinari dello Stato, essendo un servizio istituzionale semplicemente delegato, non attibuito o trasferito, agli enti locali”.

“Dall'altro – continua – qualsiasi manipolazione o aggiramento delle procedure d'iscrizione anagrafica porterebbe ad allestire elenchi d'improbabile legittimità o efficacia per l'assenza di una precisa legge d'inquadramento delle cosiddette unioni civili”.

“Non spetta al Comune, del resto, produrre nuovi profili giuridici in sostituzione o a completamento delle norme del codice civile – aggiunge –. Il Comune può invece adottare misure che traducano, mediante delibera, la volontà morale e politica indispensabile a fornire ai diritti individuali o familiari tutto il sostegno possibile”.

“Ma si tratta di atti, come le graduatorie di accesso ai servizi sociali o per l'assegnazione delle case popolari, che poggiano sul rispetto e la valorizzazione delle vigenti norme giuridiche, non sulla loro invenzione attraverso l'attività di regolamentazione riservata al potere locale”, sottolinea poi.

“Per questi motivi, fondati sui puntuali rilievi espressi dagli uffici dell'Amministrazione, formulo le mie riserve sulla correttezza e sulla utilità di una siffata deliberazione”, osserva quindi.

“A nessuno deve sfuggire il peso delle inevitabili ripercussioni politiche di un provvedimento destinato ad attirare, quale che sia la plausibilità dell'operazione, la curiosità e la fantasia pubblica”, conclude D'Ubaldo.