Religione, guerra, riconciliazione

Oggi e domani, a Sarajevo, l'incontro della rete internazionale Oasis presieduto dal cardinale Scola e aperto dall'arcivescovo Puljić

Roma, (Zenit.org) Redazione | 240 hits

Dopo Milano, Tunisi, Venezia, Beirut, Amman, il Cairo, la rete internazionale di Oasis quest’anno si incontra a Sarajevo, lunedì 16 e martedì 17 giugno 2014, sul tema: Tentazione violenza. Religioni tra guerra e riconciliazione. L’evento, presieduto dal card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano, sarà aperto dal card. Vinko Puljić, arcivescovo di Sarajevo, e da Husein ef. Kavazović, Reis-ul-ulema della Comunità islamica di Bosnia-Erzegovina.

Il tema e la sede dell’incontro offriranno molte provocazioni al dibattito comune, che procederà avendo presente alcune linee guida:

- una rilettura delle conseguenze del primo conflitto mondiale, evento epocale non solo per l’Europa, ma anche per il mondo islamico (la fine del califfato ottomano, la nascita dell’Islam politico e del nazionalismo arabo, la centralità strategica del petrolio, i primi genocidi);

- la problematizzazione della guerra. Il tempo inaugurato dalla prima guerra mondiale si caratterizza per la sua profonda contraddittorietà: da un lato si assiste a una messa in discussione della guerra con una radicalità fino ad allora sconosciuta, a livello religioso e laico; dall’altro si è aperta l’epoca dei genocidi, del tramonto dell’istituzione classica della guerra sostituita gradualmente dal terrorismo.

- la violenza religiosa: se inizialmente l’elemento religioso ha un ruolo limitato nel conflitto mondiale, il nesso con la religione torna in scena (si pensi al jihadismo in Medio Oriente e in Africa), con gravi impatti sulle minoranze. Il ritorno della violenza religiosamente motivata alimenta per reazione in Occidente un sospetto nei confronti delle fedi e in particolare di quelle monoteiste, accusate di essere strutturalmente violente e intolleranti.

- la guerra in Bosnia (1992-1995): affrontare il tema della guerra e della pace proprio a Sarajevo non è un dato secondario, la città infatti conserva le tracce di un conflitto recente e costringe a riflettere su una violenza occorsa solo vent’anni fa, alimentatasi anche di un riferimento etnico-religioso.

Per ulteriori dettagli: www.fondazioneoasis.org