"Rendiamo migliore la nostra Città"

In occasione del Te Deum, papa Francesco auspica che Roma sia "più ricca di umanità" e "accogliente" e sia "segno e strumento della misericordia di Dio"

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 462 hits

«È giunta l’ultima ora» (1Gv 2,18): questa affermazione dell’evangelista Giovanni “sta a significare che con la venuta di Dio nella storia siamo già nei tempi "ultimi", dopo i quali il passaggio finale sarà la seconda e definitiva venuta di Cristo”.

Lo ha detto oggi pomeriggio nella basilica di San Pietro, papa Francesco nell’omelia durante la celebrazione dei Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, che ha preceduto l’intonazione del Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno civile, e la benedizione eucaristica.

Si parla di “tempi ultimi”, ha spiegato il Santo Padre, in una dimensione di “qualità”, non di “quantità”. Con Gesù, infatti, è arrivata la “pienezza” del tempo, una “pienezza di significato e pienezza di salvezza”.

Ciò significa che “non ci sarà più una nuova rivelazione, ma la manifestazione piena di ciò che Gesù ha già rivelato”. Ogni momento della nostra vita, quindi, “è definitivo e ogni nostra azione è carica di eternità”: in tal senso siamo nella “ultima ora”, ha osservato il Papa.

“La riposta che diamo oggi a Dio che ci ama in Gesù Cristo – ha proseguito – incide sul nostro futuro. La visione biblica e cristiana del tempo e della storia non è ciclica, ma lineare: è un cammino che va verso un compimento”.

Un anno che si conclude, come sta per avvenire per il 2013, non è quindi “una realtà che finisce” ma “una realtà che si compie, è un ulteriore passo verso la meta che sta davanti a noi: una meta di speranza e di felicità, perché incontreremo Dio, ragione della nostra speranza e fonte della nostra letizia”.

Guardando all’anno appena trascorso, dobbiamo domandarci, ha proseguito il Pontefice, come abbiamo vissuto il tempo che Dio ci ha donato, se l’abbiamo usato “per noi stessi” o se “abbiamo saputo spenderlo anche per gli altri” e quanto tempo abbiamo dedicato allo “stare con Lui”, nella preghiera e nel silenzio.

Papa Francesco ha poi rivolto un pensiero alla città di cui è vescovo: “Roma – ha detto - è una città di una bellezza unica. Il suo patrimonio spirituale e culturale è straordinario”, tuttavia vi sono “tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza non solo dei pubblici responsabili, ma di ogni cittadino”.

Nella capitale d’Italia e del cattolicesimo spicca il “contrasto tra l’ambiente maestoso e carico di bellezza artistica, e il disagio sociale di chi fa più fatica”. Roma è una città “piena di turisti” ma anche di “rifugiati”, di lavoratori e di persone che svolgono “lavori sottopagati e a volte indegni”, laddove tutti hanno diritto alla “accoglienza” e all’“equità”, in quanto portatori di “dignità umana”.

Il Santo Padre ha quindi esortato ogni romano a mantenere il proposito per l’anno nuovo di “rendere un poco migliore la nostra Città”, sempre più “ricca di umanità, ospitale, accogliente”, specie con “chi è in difficoltà”.

Roma sarà migliore “se non ci saranno persone che la guardano ‘da lontano’, che guardano la sua vita solo ‘dal balcone’, senza coinvolgersi in tanti problemi umani”. La città andrà animata “con il lievito del Vangelo, ad essere segno e strumento della misericordia di Dio”.

Il Pontefice ha concluso l’omelia, ringraziando Dio per i suoi benefici, in particolare “per la sua pazienza e la sua fedeltà, che si manifestano nel succedersi dei tempi”, con un’invocazione finale alla Vergine Maria perché “ci insegni ad accogliere il Dio fatto uomo, perché ogni anno, ogni mese, ogni giorno sia colmo del suo eterno Amore”.