Reportage "dalla parte della gente"

Viaggio tra quella moltitudine di pellegrini assiepata nei pressi di San Pietro, tra gioia, preghiere e senso di comunità 

Roma, (Zenit.org) Massimo Nardi | 242 hits

La canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, oltre ad essere uno straordinario evento spirituale ed ecclesiale, ha costituito anche un grande evento mediatico. La copertura dei media di tutto il mondo è stata, come prevedibile, all’altezza della situazione, mobilitando tutti i principali operatori del settore: dalla tv alla stampa alle reti telematiche.

La potenza della multimedialità ci ha consentito di vivere in diretta tutti i dettagli della celebrazione: dall’abbraccio tra il Santo Padre Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI, alla lettura solenne della formula canonica con cui Francesco ha elevato agli onori degli altari i due Papi Santi. Ma al di là dei momenti topici dell’evento, non sono sfuggiti all’occhio vigile dell’informazione nemmeno i dettagli collaterali, come ad esempio il cordone di sicurezza dei volontari che controllavano l’afflusso impetuoso dei fedeli verso piazza San Pietro.

Com’era stato previsto, non tutti i fedeli sono riusciti ad accedere al punto focale dell’evento. Circa mezzo milione di persone hanno potuto prendere posto nella zona compresa tra via della Conciliazione e Castel Sant’Angelo; altrettante, forse più, hanno dovuto ripiegare nelle zone circostanti cercando almeno uno scorcio o un angolo visuale che consentisse di cogliere, anche a distanza, un colpo d’occhio della Basilica.

A questi ultimi dedichiamo un breve reportage dalla parte della gente: una sorta di pagina di diario alla quale affidare le impressioni di piccoli fatti ordinari che, nella loro normalità, hanno contribuito anch’essi a fare di questa giornata una giornata memorabile.

La nostra passeggiata inizia dai Musei Vaticani dove un grande cartellone annuncia una mostra dedicata a Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, dal titolo emblematico: L’umiltà e il coraggio che hanno cambiato la storia. Memorizziamo le date: dal 27 aprile al 19 luglio. Da non perdere.

Ci muoviamo lungo le mura seguendo la colonna di folla fino ad entrare a piazza Risorgimento, piena di gente. Da quel lato l’accesso a San Pietro è inibito e quindi non resta che continuare su via Vitelleschi fino a via di Porta Castello, dove ha sede l’Università Lumsa, i cui giovani hanno dato un prezioso apporto alle attività mediatiche di diffusione dell’evento.

Davanti all’università sostano numerosi pellegrini seduti sul marciapiede; c’è un clima di attesa, gente che sorride e che scatta fotografie. C’è nell’aria un’emozione impalpabile come la pioggerellina sottile che asperge l’aria tiepida di primavera. Si aprono gli ombrelli e la penna sul block-notes per un momento s’inceppa: o forse è solo l’emozione del cronista che vorrebbe fare la cronaca di un evento che, a ben vedere, non appartiene alla cronaca. 

Facendoci largo tra la folla che s’infittisce sempre più, arriviamo a via delle Fosse di Castello. È bello osservare il mosaico di razze e di etnie fuse in un allegro “melting-pot” che sarebbe sicuramente piaciuto ai due Papi Santi, che avevano fatto dell’impegno ecumenico e missionario i capisaldi del loro apostolato. Gente di tutte le età, molte le persone anziane (qualcuno che si trascina a fatica appoggiandosi a un bastone), moltissimi i bambini, in passeggino o in braccio ai genitori. Onnipresenti gli scatti fotografici; c’è persino chi, più “tecnologico” degli altri, ha montato una telecamera su una banda di tessuto legata alla fronte. A piazza Adriana i volontari distribuiscono bottigliette d’acqua. Nell’aria si diffondono canti e uno scrosciare di applausi segnala che la cerimonia è iniziata.

Facciamo il giro dall’altro lato del Tevere, una gran quantità di roulotte è parcheggiata davanti al “Palazzaccio”. Arriviamo al Ponte Umberto I, da cui si gode una delle più belle immagini frontali di San Pietro. Anche qui c’è moltissima gente ed è difficile procedere. Riprendiamo quindi il percorso sul Lungotevere non senza aver prima lanciato uno sguardo verso la Basilica proiettandoci idealmente verso il sagrato dove è in corso la cerimonia. Dall’alto dei muraglioni è possibile osservare la gente che ha preso posto persino sulle banchine del Tevere.

Lungotevere Tor di Nona è anch’esso pieno di gente, venditori di gadget e di ombrelli, pellegrini della stessa nazionalità che si riconoscono e si salutano con un allegro sventolio di bandierine. A Ponte S. Angelo, il ponte di fronte al Castello che si trova, in linea d’aria, più vicino a San Pietro, giungono distintamente le parole dell’omelia diffuse dagli altoparlanti. Si elevano in cielo le note dell’alleluia a saturare l’aria d’unamistica atmosfera. Al termine di Lungotevere degli Altoviti si offre allo sguardo il Ponte Vittorio Emanuele, anch’esso assiepato di gente. L’aria tiepida primaverile, a tratti percorsa da folate più fresche di vento, porta con sé il suono imponente dell’organo, strumento principe della musica sacra.

Svoltiamo su Corso Vittorio Emanuele, tenuto libero nella corsia centrale in ossequio alle misure di sicurezza predisposte dalla logistica. Nella vetrina di una libreria ci fermiamo ad osservare un’esposizione delle prime pagine dei quotidiani di quel triste giorno del 2005 quando Giovanni Paolo II si allontanò dalla vita terrena. Annotiamo quei titoli: “Il Papa che ha cambiato il mondo”, “Il Papa di tutti”, “Amava la pace riposa in pace”.

Proseguiamo lungo Corso Vittorio fino a piazza S. Pantaleo e svoltiamo a sinistra per entrare a piazza Navona, dove campeggia un maxischermo circondato dalla folla fittamente assiepata: impossibile passare. Raggiungiamo allora corso Rinascimento ed entriamo dal lato opposto della piazza per avere una più chiara panoramica del popolo dei fedeli che guarda il maxischermo. In San Pietro è il momento dell’Eucarestia. Possiamo immaginare la gente che, nello stesso istante, riempie le piazze romane dove sono posizionati gli altri maxischermi.

La nostra passeggiata ormai volge al termine, ma ancora ci piace ripercorrere in senso inverso il precedente itinerario per godere di quell’aria festosa che coinvolge tanta gente unita da una fede comune.

In quel momento ci coglie un pensiero. Oggi due grandi uomini sono stati fatti santi. Il concetto di santità si svolge nel tempo ma si colloca al di fuori del tempo. Ci piace pensare che, in quella dimensione extratemporale dove ci proietta la verità ultima, i due Papi Santi possano gioire insieme per quel rinnovellato senso di comunità per il quale si sono tanto battuti. Che viene oggi, da tanta gente, autenticamente rivissuto.