Repubblica Ceca: la Chiesa torna in possesso delle sue proprietà

Il governo mette fine alle confische risalenti agli anni del comunismo

| 805 hits

ROMA, martedì, 17 gennaio 2012 (ZENIT.org) – I vescovi della Repubblica Ceca hanno pubblicamente ringraziato il Consiglio dei Ministri per una nuova norma che provvede alla devoluzione delle proprietà della Chiesa Cattolica e di altri organismi religiosi.

La scorsa settimana il sito della Conferenza Episcopale Ceca ha riportato la dichiarazione dei vescovi sulla recente approvazione di una legge che sancisce la liquidazione degli assetti e che restituisce agli organi ecclesiali le proprietà confiscate durante il periodo comunista.

Dopo l’ascesa al potere nel 1948, il Partito Comunista confiscò tutte le proprietà appartenenti alle varie chiese. Queste ultime furono sottoposte al controllo statale e il governo iniziò a pagare gli stipendi dei sacerdoti.

La Conferenza Episcopale Ceca (CEC) ha ringraziato il Consiglio dei ministri per il supporto dato alla legge, che normalizza le relazioni tra lo stato e le chiese, e per l’unanimità che si è riscontrata su questo tema tra i partiti che formano la coalizione di governo.

La CEC auspica che altre misure dello stesso tenore possano essere adottate e che la legge venga presto approvata dal parlamento della Repubblica Ceca.

Il Primo Ministro, Petr Necas, ha minacciato di espellere i ministri del partito degli Affari Pubblici – che fa parte della maggioranza – ed eventualmente sciogliere il governo se quel partito avesse impedito l’approvazione del piano, che include le indennità di pagamento.

Il Partito non ha considerato ciò tempestivamente, a causa del calo del PIL ceco dello 0,1% nell’ultimo quadrimestre del 2011, e del previsto calo della crescita economica nel 2012.

La vicepremier Karolina Peake, che è anche vicepresidente del partito, che si è opposto alla misura, ha detto in un comunicato che il suo partito non si opporrà più alla nuova legge che l’esecutivo, alla fine, ha approvato. Peake ha spiegato che, dato l’ultimatum del primo ministro, il partito ha agito nel modo più responsabile per risolvere una situazione considerata assurda.

Il piano, approvato dal governo, con il consenso di 17 organizzazioni religiose capeggiate dalla Chiesa Cattolica, prevede sia il ritorno di più della metà delle proprietà, sia una compensazione economica. Il valore delle proprietà ecclesiali è stato stimato sui 75 miliardi di corone (2,9 miliardi di euro), mentre la compensazione, che copre un periodo ultratrentennale è di 59 miliardi di corone (oltre 46 miliardi di euro).

Il piano mette anche fine al sistema per il quale era il governo a pagare i salari dei sacerdoti.