Ricordando Natuzza Evolo

A Paravati il terzo anniversario della morte della mistica, con la messa concelebrata dai vescovi Renzo e Marcianò

Catanzaro, (Zenit.org) Anna Rotundo | 1090 hits

Tutto il corpus dei fenomeni che informa l’itinerario spirituale di Natuzza Evolo richiederebbe un’approfondita analisi linguistica e antropologica: richieste di aiuto dai fedeli per le più diverse occasioni, colloqui con defunti e trasmissione di messaggi da parte loro, ma anche da parte di Gesù, della Madonna e degli angeli.

Qui riteniamo sufficiente segnalare che queste comunicazioni si svolgono in un’atmosfera di profondo e avvolgente amore materno: Alessandra Bartolomei (titolare di cattedra di Storia della Vita Religiosa presso la Pontifica Università Gregoriana di Roma) citando Ildegarda di Bingen, appena proclamata dottore della Chiesa, spiega come, “nell’Incarnazione, Cristo non ha avuto un padre umano, e quindi ha tratto la propria carne solo da Maria Vergine: in fondo, la carne di Cristo è  la carne di sua madre ed è una carne femminile: proprio per questo le donne possono, in questo senso, imitare ancora meglio Gesù rispetto ai modelli maschili”.

E se Leonida Repaci narra che “quando Dio creò la Calabria, volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose”, è proprio per questo che una donna calabrese come Natuzza, può, a nostro avviso, degnamente dare l’immagine femminile più bella e vera della Calabria, al contrario di quanto possa fare qualche squallida subrettina a cui è stato indebitamente attribuito questo ruolo.

Nacque il 23 agosto 1924 in provincia di Vibo Valentia, a Paravati, una frazione del comune di Mileto, antica città della Calabria, dove Ruggero il Normanno aveva stabilito la capitale della sua contea.

Il padre, Fortunato, qualche mese prima che lei nascesse, nella speranza di poter aiutare la famiglia, era emigrato in Argentina, da dove non tornò mai più. La madre, Maria Angela Valente, rimasta sola con una numerosa famiglia da accudire, si adattò ai lavori più umili per sfamare la famiglia. Natuzza (un diminutivo di Fortunata, nome  molto diffuso in Calabria) cercò di aiutarla accudendo gli altri fratelli, non potendo frequentare regolarmente la scuola e restando quindi con un livello di istruzione molto limitato, quasi analfabeta. A 14 anni, quindi, per aiutare la famiglia, andò a lavorare come domestica in casa dell’avvocato Silvio Colloca, guadagnandosi subito la fiducia di quella famiglia.

Ma dopo poco tempo Natuzza fu al centro di episodi strani e apparentemente inspiegabili, definibili come paranormali, quali la vista per lei reale di persone che invece erano già defunte. Inoltre spesso veniva trovata completamente svenuta, per poi raccontare che aveva parlato con la Madonna, con Gesù o con degli angeli. Pensò di farsi suora, ma venne sconsigliata, proprio perché protagonista di tutti quegli episodi inquietanti.

La madre decise allora di farla allora di farla sposare e le propose il matrimonio con un giovane, figlio di amici, di professione falegname, che in quel momento prestava servizio nell’esercito. Fu un matrimonio felice e la coppia ebbe cinque figli.

Natuzza ebbe un continuo colloquio con il suo angelo custode, che la guidava, la consigliava, le faceva conoscere anche gli angeli protettori delle persone che incontrava e con le quali parlava, permettendole così di dare risposte.

Per tutta la vita si moltiplicarono altri episodi paranormali, quali la comparsa di stimmate ed effusioni ematiche accompagnate da stati di sofferenza durante il periodo pasquale: per Alessandra Bartolomei, “le stimmate che appaiono nei corpi delle mistiche, rendono tali corpi delle Bibbie parlanti: Dio continua a parlare, nella storia si rende, anche così,  ancora presente in mezzo a noi” .

Svariate testimonianze attribuirono alla mistica anche il dono dell'illuminazione diagnostica: pur non conoscendo nulla di medicina, era cioè in grado di stabilire immediatamente una diagnosi, suggerire un farmaco o la necessità o meno di subire un'operazione chirurgica.

Aveva il dono del "profumo mistico", che veniva spesso percepito anche a distanza, nei suoi viaggi bi locativi e possedeva la facoltà dell'emografia, cioè della scrittura con il sangue, attraverso la spontanea e strabiliante apparizione di frasi a carattere sacro, anche in lingue straniere, su oggetti (magliette, fazzoletti, garze) che venivano a contatto con il sangue da lei trasudato. A proposito delle emografie, Bartolomei evidenzia come “il corpo abbia in questo caso la funzione di copista: dà corpo al Verbo (Verbum caro factum est) e fa del corpo il proprio Verbo. Le mistiche si plasmano un corpo cristico, un corpo mistico individuale e sociale: digiunando, soffrendo, queste donne donano se stesse, rimettono in circolazione i beni materiali e spirituali, offrendo il loro corpo al sacro, e quindi aiutano anche gli altri”.

Di grande rilievo è il documentario etnografico realizzato su Natuzza da Luigi Maria Lombardi Satriani: per il celebre antropologo "l'attività di Natuzza è in nome della vita; della vita dei superstiti, cui ridà sguardo e parola; dei morti, cui assicura continuità di discorso; in sintesi, di una comunità rifondata nella quale vivi e morti possono comunque continuare in relazione: la vita è nel rapporto, la vita è il rapporto".

Su sua ispirazione si costituì nel 1987 un'associazione (poi diventata fondazione, presso cui Natuzza ha trascorso il resto della sua vita e che costituisce la sua più grande eredità) con l’obiettivo di creare a Paravati un complesso che inglobasse un santuario mariano e diverse  strutture per l'assistenza medica. Ispirati da Natuzza e dalla sua testimonianza di fede sorsero inoltre, dal 1994, dei "Cenacoli di preghiera" riconosciuti dalle autorità ecclesiastiche e diffusi sul territorio nazionale e all'estero.

Diversi scienziati si sono occupati di lei, non riuscendo razionalmente a spiegare i fenomeni che le accadevano. Morì alle 5 di mattina del 1 novembre 2009 , nel centro per anziani che lei stessa aveva fondato grazie alle offerte dei fedeli, a causa di un blocco renale. Il vescovo di Mileto ha più volte ha espresso pubblicamente il suo giudizio estremamente positivo su Natuzza.

Il mistero di Natuzza Evolo risponde ancora una volta alla grande domanda antropologica sul senso del dolore con la potenza della Croce: la Croce è il grande esorcismo, è l’ultimo grande esorcismo nei confronti della morte. Il mistero di Natuzza Evolo da più di ottanta anni avvolge le colline di Paravati, nel cuore di una Calabria dolente che vive, comunque, anche grazie a questa donna, nel segno della vita e delle speranza.

Lo testimoniano le centinaia di migliaia di persone che hanno raggiunto Paravati per ricevere da Natuzza quello sguardo di bontà e di consolazione che i suoi occhi non hanno mai negato a nessuno.