"Ricordiamo San Giosafat amandoci e servendo l'unità della Chiesa"

Il Papa incontra i pellegrini greco-cattolici, in occasione del pellegrinaggio per il 50° anniversario della traslazione delle reliquie del martire ucraino nella Basilica di San Pietro

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Redazione | 306 hits

“Amarci fra noi e servire l’unità della Chiesa”: questo è, secondo Papa Francesco, il miglior modo per celebrare la memoria di San Giosafat, vescovo e martire, di cui oggi ricorre il 50° anniversario della traslazione delle reliquie nella Basilica vaticana, sotto l’altare di San Basilio Magno. Per l’occasione, circa 5mila i pellegrini greco-cattolici provenienti da Ucraina e Bielorussia sono accorsi oggi in San Pietro, accompagnati dai vescovi del Sinodo della Chiesa Greco-cattolica ucraina.

Prima dell’arrivo del Papa, i fedeli hanno preso parte ad una Liturgia eucaristica presso l'altare della Confessione della Basilica Vaticana, presieduta dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, insieme all'arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk.

“La memoria di questo santo Martire – ha detto poi il Santo Padre nel suo discorso - ci parla della comunione dei santi, della comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo”. Questa, ha proseguito, “è una realtà che ci fa pregustare la vita eterna, poiché un aspetto importante della vita eterna consiste nella gioiosa fraternità di tutti i santi”.

Dunque, ha sottolineato il Pontefice, “se tale è la comunione della Chiesa, ogni aspetto della nostra vita cristiana può essere animato dal desiderio di costruire insieme, di collaborare, di imparare gli uni dagli altri, di testimoniare la fede insieme”. In virtù di “questo desiderio di comunione”, ha soggiunto Francesco, siamo spinti “a cercare di capire l’altro, a rispettarlo, e anche ad accogliere e offrire la correzione fraterna”.

Testimone vigoroso di questo cammino di amore e comunione fu proprio San Giosafat, il santo Martire ucraino che – ha ricordato il Pontefice – “aveva scelto di abbracciare la vita monastica secondo la Regola basiliana e lo fece fino in fondo, impegnandosi anche per la riforma del proprio Ordine di appartenenza”. Riforma che portò alla nascita dell’Ordine Basiliano di San Giosafat. Paolo VI volle infatti che il corpo del Santo venisse collocato, il 22 novembre 1963, sotto l’altare dedicato a san Basilio Magno, nei pressi della tomba di San Pietro.

Da semplice fedele, così come da monaco e da Arcivescovo di Polotsk, San Giosafat – ha proseguito Papa Francesco – “impegnò tutte le sue forze per l’unione della Chiesa sotto la guida di Pietro, Principe degli Apostoli”. Per questo – ha ribadito - il modo migliore per celebrare la sua memoria è “amarci tra noi e amare e servire l’unità della Chiesa”. In questo, ha soggiunto il Santo Padre, ci sostiene “la testimonianza coraggiosa di tanti martiri dei tempi più recenti, i quali costituiscono una grande ricchezza e un grande conforto per la vostra Chiesa”.

In conclusione, il Santo Padre ha augurato ai pellegrini greco-cattolici “che la comunione profonda che desiderate approfondire ogni giorno all’interno della Chiesa cattolica, vi aiuti a costruire ponti di fraternità anche con le altre Chiese e Comunità ecclesiali in terra ucraina e altrove, dove le vostre comunità sono presenti”. Ha quindi affidato tutti all’intercessione di San Giosafat e della Vergine Maria, impartendo la Benedizione apostolica e chiedendo ai presenti di non dimenticarsi di pregare per lui.

Anche il cardinale Sandri, nel suo saluto al termine della Messa, aveva affrontato gli stessi temi ricordando l’importanza della comunione con Pietro. “Mai – ha rimarcato il porporato - offuscare la precisa realtà che ha spinto i vostri antenati ad essere Chiesa cum Petro et sub Petro, senza che questo, come ci ha insegnato il Concilio Ecumenico Vaticano II, sia stato a svantaggio del vostro essere Chiesa Orientale”. È questa, ha concluso, una “profezia di unità anche nell’oggi che non va osteggiata né temuta, bensì conosciuta e promossa”. (S.C.)