"Rifugiati e sfollati anzitutto persone umane, poi oggetti di assistenza"

Mons. Silvano Tomasi interviene alla 60° sessione del Comitato permanente dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Redazione | 281 hits

Sono oltre 50 milioni i rifugiati e gli sfollati in fuga dalle proprie case, dalle proprie terre. Una cifra che ha battuto il record anche della Seconda Guerra mondiale e che sta destando la preoccupazione del mondo intero. Soprattutto della Santa Sede, che, attraverso mons. Silvano Maria Tomasi, Osservatore vaticano presso l'Onu di Ginevra, ha ribadito la necessità di tutelare "il rispetto dei diritti e della dignità umana" al di là della "sfera privata", ma come "parte del mondo politico".

L'occasione è stata la 60° sessione del Comitato permanente dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Nel suo intervento, l'arcivescovo ha rimarcato che profughi e sfollati "sono soggetti di diritti e doveri come tutti gli esseri umani, non solo oggetti di assistenza” e che, dunque, “la protezione delle persone dovrebbe avere la precedenza sulle eccessive preoccupazioni riguardo alla sicurezza di uno Stato”. 

L'emergenza rifugiati, ha aggiunto, deve essere affrontato con “politiche frontaliere più flessibili", con "procedure di accesso al diritto di asilo più facili", e con "maggiori possibilità di reinsediamento per gli sfollati”. In particolare in Europa, ha evidenziato Tomasi, "è essenziale una strategia comune", affinché "i Paesi di prima destinazione non siano lasciati soli" e affinché si lavori ad “un accordo per distribuire gli sfollati tra le diverse nazioni, tenendo conto della situazione economica dei singoli Paesi e della densità delle diverse popolazioni”.

L'Osservatore vaticano si è poi rivolto all'opinione pubblica auspicando “educazione e sensibilizzazione" da parte sua riguardo "alla responsabilità comune sulle cause dei conflitti e sulla ricerca di soluzioni pacifiche”. Non ha mancato poi di lanciare un messaggio anche alle comunità di fede, ricordando che la loro vocazione è “condividere un messaggio di compassione e solidarietà”. E' fondamentale, quindi, il contributo che esse possono dare affinché “le migrazioni forzate siano viste in una prospettiva più ampia, inclusiva, coerente e coesa”, nell’ottica - ha concluso il presule - del “rispetto della vita e della dignità umana”.