"Rimetti a noi i nostri debiti..."

Meditazione di mons. Enrico dal Covolo per la puntata del 28 luglio di "Ascolta si fa sera"

Roma, (Zenit.org) Mons. Enrico dal Covolo | 427 hits

Pubblichiamo oggi la meditazione preparata da monsignor Enrico dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, per la puntata di oggi, domenica 28 luglio 2013, del programma quotidiano di informazione religiosa "Ascolta si fa sera" di Rai Radio 1. 

Per un infortunio domestico di mons. dal Covolo, il testo non è mai stato registrato.

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Il Padre nostro è forse la preghiera più conosciuta al mondo. E’ una preghiera ecumenica, che unisce uomini e donne di molte razze e religioni diverse. La si recita in tutte le lingue.

Ricordiamo quella frase, che dice così: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

All’inizio del VII secolo il vescovo di Alessandria d’Egitto era un certo Giovanni, che poi venne proclamato santo. Il vescovo Giovanni era chiamato l’elemosiniere, perché tutto ciò che riceveva dai fedeli ricchi lo donava subito a quelli più poveri. Anzi, era talmente dedito ai poveri, che li chiamava “i miei padroni e signori”, proprio come avrebbe fatto – parecchi secoli dopo – san Vincenzo de’ Paoli.

Un giorno, al vescovo Giovanni si presentò un bel problema.

Uno dei cristiani ricchi della città, tra i più generosi nelle elemosine, non voleva assolutamente perdonare un’offesa che gli era stata fatta.

Al vescovo venne allora un’idea geniale: un bel mattino, invitò quel cristiano nella sua cappella privata per la santa Messa. C’erano anche i chierichetti, che servivano. Il vescovo si mise d’accordo con loro. Quando avrebbero recitato il Padre nostro, tutti dovevano fermarsi prima delle parole: “Rimetti a noi i nostri debiti”.

Il cristiano, onorato dall’invito, seguì con molta devozione la Messa.

Ma rimase molto sorpreso quando, sul più bello della recita del Padre nostro, si trovò da solo, in un silenzio assordante, a recitare: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Appena terminata la preghiera, il vescovo interruppe la Messa, e si rivolse a quel cristiano più o meno con queste parole: “Rifletti ora sulla preghiera che hai appena recitato. Se tu non perdoni a quel tuo conoscente, la preghiera che hai recitato è falsa. Neanche tu sarai perdonato…”.

Il ricco cristiano rifletté un istante, e si vergognò, perché – chiedendo la misericordia per sé – non voleva concederla a un’altra persona.

Perdonò subito il torto subito, e con la coscienza tranquilla continuò la partecipazione alla Messa.