Rinascita dell'interesse per la lingua di Cicerone

Parla il Decano della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche della Salesiana

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di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 23 settembre 2008 (ZENIT.org).- Alla Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche del Pontificio Istituto Superiore di Latinità giungono molte richieste di iscrizione anche da parte dei cinesi.

La Facoltà già nota come Pontificium Institutum Altioris Latinitatis, preconizzata dal beato Giovanni XXIII con la Costituzione Apostolica “Veterum sapientia” del 22 febbraio 1962, fu fondata dal Servo di Dio Paolo VI con il Motu Proprio “Studia Latinitatis” del 22 febbraio 1964.

Si tratta della Facoltà che ha formato ed educa alcuni degli studiosi che nella Segreteria di Stato vaticana traducono nella lingua latina tutti i documenti papali.

A riprova dell’interesse che lo studio del latino sta suscitando a livello mondiale, quest’anno ci sono sei studenti dalla Cina, due dei quali frequenteranno il corso di latino alla facoltà dei Salesiani.

Intervistato da ZENIT, il prof. Mario Maritano, Decano della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche della Università Pontificia Salesiana di Roma, ha detto che lo studio del latino non si esaurisce “con la possibilità di leggere i testi antichi nella lingua originale (cioè del patrimonio letterario)”, ma comporta anche “la conoscenza della mentalità, del pensiero, delle istituzioni, della scienza, della filosofia, della religione…”.

“In una parola – ha spiegato – significa capire l’uomo antico e la lingua che ha caratterizzato più di due millenni di storia dell’Occidente”.

“La lingua – ha precisato il Decano della Facoltà salesiana – non è soltanto uno strumento di comunicazione fra persone, né tanto meno un insieme di parole, ma espressione di un patrimonio di conoscenze, di cultura di modi di pensare, di frasi che costituiscono l’identità culturale di un popolo”.

E’ facile constatare come per vari secoli il latino sia stato la lingua usata dalle persone dotte, dagli studiosi e dagli scienziati, e soprattutto la lingua “ufficiale” della Chiesa cattolica in Occidente, garantendo così, anche linguisticamente, la continuità in Europa con le radici del cristianesimo.

Il prof. Maritano ha rilevato che “il latino ha favorito l’etimologia di molte lingue neolatine o di elementi che sono poi entrati in altre lingue” ed ha portato come esempio “l’inglese” che “è secondo solo all’italiano nell’essere ‘la più latina’ delle lingue d’Europa: solo il 10% è filiazione diretta del vocabolario di matrice germanica, il resto è frutto di una progressiva assunzione di vocaboli dal latino classico, medievale e moderno”.

Inoltre l’apprendimento del latino era considerato fondamentale per lo studio dei classici, per la formazione intellettuale, estetica, artistica, morale che dava allo studente e benefico per lo sviluppo delle facoltà intellettuali, per la capacità logica, per la memoria, per l’analisi e la sintesi.

Per il Preside della Facoltà salesiana, “una radicale abolizione del latino ci porterebbe a perdere la memoria del nostro passato, perché tutta la tradizione italiana è stata fortemente impregnata di classicità e i nostri migliori e più grandi autori italiani si sono formati appunto sui classici”.

A questo proposito, il prof. Maritano ha ricordato Pier Paolo Pasolini che ha scritto: “Dobbiamo conoscere e amare il nostro passato, contro la ferocia speculativa di chi non ama nulla, non rispetta nulla, non conosce nulla. Il povero latino delle medie è un primo minimo mezzo di conoscenza della nostra storia…. È perciò secondo me un errore voler abolire l’insegnamento del latino”.

Un altro autore, Maurizio Bettini, facendo una riflessione per la scuola italiana del duemila ha affermato: “Se non si leggerà più l’Eneide, o altri classici di questa portata, noi perderemo progressivamente contatto non solo con il mondo romano, ma anche con ciò che è venuto dopo, ossia con tutte quelle creazioni del pensiero che si sono nutrite di libri come questi”.

“Il latino dunque – ha sottolineato il prof. Maritano – non può essere considerata lingua ‘morta’ solo perché non è più parlato correntemente: è morta solo quella lingua che oltre, a non essere è più parlata da nessuno, non lascia traccia nella cultura di un popolo”.

“La lingua latina, bene insegnata – ha poi concluso – può offrire oggi un prezioso aiuto per diffondere e recuperare valori umani e civili radicati nel patrimonio culturale europeo, offrendo uno strumento linguistico per cogliere la natura universale delle cose”.