Rio+20 e "Il Futuro che vogliamo"

Interruzione volontaria di gravidanza e contraccettivi abortivi fuori dal documento finale

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di Elisabetta Pittino

ROMA, venerdì, 22 giugno 2012 (ZENIT.org) - Si è concluso oggi ufficialmente l’Earth Summit 2012, Rio+ 20, la Conferenza mondiale della Nazioni Unite sull’ambiente che, vent’anni dopo la prima, si è ritrovata a Rio de Janeiro dallo scorso 20 giugno.

Durante l’incontro si è parlato di foreste, biodiversità, desertificazione, montagne ed oceani, composti chimici e sprechi, sradicamento della povertà, cibo ed educazione, acqua e sanità, energia, turismo sostenibile, trasporti sostenibili, città sostenibili, salute, popolazione….

Il testo della dichiarazione congiunta segna una bella vittoria per chi difende la persona perché non contiene riferimenti ai “diritti” riproduttivi, e nessuna menzione ai servizi per la salute riproduttiva, mentre contiene ben sei riferimenti riguardanti sola “salute” riproduttiva al paragrafo 145.

Come è noto i diritti riproduttivi e i servizi per la salute riproduttiva, significano: aborto; sterilizzazioni forzate, controllo delle nascite da parte dello stato; sperimentazione di anticoncezionali più o meno invasivi sulle donne dei paesi in via di sviluppo.

Ma significa anche politica del figlio unico in Cina, selezione delle bambine, scelta del sesso, e via dicendo.

Secondo i gruppi radicali pro aborto c’è un collegamento esplicito tra lo sviluppo sostenibile, e i diritti alla contraccezione abortiva e all’interruzione volontaria di gravidanza. Il fatto, quindi, di avere evitato le espressioni “diritti riproduttivi” e “servizi per la salute riproduttiva” dalla dichiarazione finale è una notizia eccellente.

Le trattative sono state lunghe e difficili: da un lato, alcuni paesi e ONG hanno affermato che i diritti riproduttivi non includono l’aborto; dall’altro, una parte maggioritaria ha affermato che tra i diritti riproduttivi c’è proprio l’aborto.

Questo punto è stato rigettato e ciò rappresenta una grande sconfitta per i gruppi radicali pro aborto che stanno protestando, come si legge in un articolo del 19 giugno di Vicky Markham del Center for Environment and Population (CEP).

Si legge nell’articolo: “I negoziati  sulla bozza del documento finale del Rio+20  stanno volgendo al peggio qui al Rio Centro, e le cose sembrano andare molto male secondo i rapporti che ci giungono dal Women's Major Group che si trova sul posto. Santa Sede, Russia, Honduras, Repubblica Dominicana, Nicaragua, Chile, Syria, Egitto, Malta, Polonia e Costa Rica si stanno opponendo all’introduzione  dei diritti riproduttivi  nel paragrafo 244, sezione 5”.

C’è solo da sperare, dunque, che il prossimo incontro mondiale proponga di utilizzare più fondi per favorire la crescita demografica.