Ripartire dal lavoro, salvaguardare la coesione

Messaggio dei Vescovi del Triveneto per la prossima festa del 1° Maggio

Roma, (Zenit.org) | 421 hits

“È arrivato il tempo di cambiare marcia, con una rinnovata assunzione di responsabilità che veda prevalere l’impegno e la disponibilità di tutti verso il lavoro: banche, imprese, sindacati dei lavoratori, società civile, comunità politica”. Lo affermano i Vescovi del Triveneto nel messaggio scritto in occasione della prossima festa del Primo Maggio pubblicato ieri sulle pagine dei settimanali diocesani del Nordest. Bisogna “ripartire dal lavoro, sul piano dell’intrapresa economica e su quello dell’iniziativa politica e sociale”, affermano i Vescovi nel testo da loro elaborato nei giorni scorsi a Roma durante la recentissima visita “ad limina”.

Il messaggio rivolge innanzitutto una parola di “vicinanza, umana e cristiana, a quanti soffrono per la mancanza di quel bene necessario alla realizzazione di una vita buona che è il lavoro. Esso, da sempre, è considerato dalla Chiesa come un diritto fondamentale dell’uomo che costituisce, in qualche modo, la chiave e lo strumento indispensabili per affrontare e portare a soluzione le varie questioni sociali”.

“La crisi è gravissima - proseguono i Vescovi - e anche noi, per la parte che riguarda qualche realtà ecclesiale, ne siamo spesso direttamente coinvolti con intima e dolorosa partecipazione. Una partecipazione che si allarga ogni giorno di più e che, insieme alle nostre Diocesi, ci porta a condividere quotidianamente il dramma di persone - soprattutto lavoratori e imprenditori - che si trovano senza lavoro e senza futuro, di famiglie travagliate da paralizzanti incertezze e dal sentirsi come in mezzo ad una strada che non porta da nessuna parte, di giovani respinti dal mercato del lavoro e ai quali viene negata l’opportunità di farsi una famiglia e di realizzare la propria personalità”.

E insieme al lavoro, scrivono ancora, “c’è da salvaguardare il bene incommensurabile della coesione sociale e, soprattutto, di quella spirituale e culturale dei nostri popoli che - resi ricchi dal dono della fede e con una laboriosità esemplare e intelligente - hanno saputo compiere nel tempo memorabili opere di promozione umana. Una rinnovata e condivisa considerazione del valore del lavoro, del diritto ad esso e dei diritti che ne accompagnano l’esercizio, consentirà di dare concreta attuazione anche a quelle esigenze etiche di base, assai urgenti e pressanti, che consentono di offrire un profilo integrale, comunitario e solidale ai processi del nostro sviluppo e alla nostra convivenza”.