Riscoprire Maria come sostegno e conforto nell'attesa adottiva

La gravidanza adottiva è un lungo tempo di attesa che trasforma l'esistenza di tutti coloro che sono coinvolti ed afferrati da questo progetto di amore

Roma, (Zenit.org) Osvaldo Rinaldi | 775 hits

L’attesa è il protoganista indiscusso delle famiglie che si aprono a diventare genitori adotti. Ma qual’è il significato dell’attesa? Perchè l’attesa acquista un valore particolare durante il tempo liturgico dell’Avvento? Esso è un tempo di attesa della venuta del Figlio di Dio, che viene a salvare il mondo dalle sue debolezze e dalla sua caducità. E l’attesa di Maria è iniziata prima del suo concepimento, perchè il suo pregare esprimeva il vivo desiderio di affrettare la venuta del Figlio di Dio in questo mondo. E dopo questa prima attesa, che si è concretizzata per Maria con la sorprendente proposta di diventare la Madre di Dio, vi è stata per Lei una seconda attesa, che va dal momento del concepimento verginale al parto verginale. Essa è stata l’attesa di dare alla luce il suo Figlio divino.

Anche se in maniera differente, esistono tanti elementi comuni che si possono incarnare nelle vicende di una famiglia adottiva. Una mamma e una papà quando scoprono la loro sterilità fisica avvertono un grande dolore interiore, che li porta a gridare verso il cielo quella sofferenza profonda di non poter diventare genitori. Questa piaga interiore, quando è accompagnata dalla luce dello Spirito Santo, si trasforma in grido assordante che giunge direttamente al cuore di Dio. E questa preghiera incessante fatta di dolore per l’impossibilità a cooperare alla creazione di una vita umana, racchiude anche l’atroce confusione di come poter realizzare il desiderio di maternità e paternità insito in ogni cuore umano.

In questo momento di crisi, un bivio è posto davanti a quella famiglia: fidarsi di Dio e accettare che la spada del dolore traffiga il cuore di quel marito e di quella moglie, oppure seguire qualunque via alternativa per giungere al compimento del sogno di avere un figlio dalla propria carne. Davanti a questa decisione si rende visibile la fede di ogni uomo e di ogni donna. Infatti, scegliere la strada della fecondazione assistita o della materità in affitto, significa manifestare la propria idolatria di diventare genitori a tutti costi, cercando di sottrarsi da quella spada di dolore, che in realtà vuole dirigere quella famiglia verso un altro progetto di amore, che è differente da quello pensato inizialmente.

Questa è l’idolatria dei figli della carne, di cui se ne parla molto poco. Accanirsi a tutti i costi per avere un figlio, rischiando di nuocere seriamente la salute fisica e psichitica della donna, significa per un uomo dimostrare un scarso amore per la sua donna ed anche per se stesso. Prendere la croce della sterilità è sicuramente un carico più leggero, rispetto che portare il peso delle conseguenze che derivano da scelte procreative che vanno contro natura.

L’altro cammino che si apre è quello dell’adozione, ossia diventare genitore  di un figlio già nato, ma privo di un calore umano indispensabile per una crescita sana, equilibrata ed armoniosa. E' proprio questo è il cuore della scelta adottiva; lasciarsi guidare, illuminare e fecondare dallo Spirito Santo per operare la scelta di mortificare la scelta di un figlio concepito come “carne della mia carne, ossa delle mie ossa”, e dirigersi verso una accoglienza di un essere abbandonato già presente e vivo da qualche parte del mondo. Questo è quello che possiamo chiamare il “preconcepimento adottivo”, ossia la disponibilità interiore a essere genitori adottivi.

Questo lasciarsi guidare dallo spirito di grazia, produce (anche se delle volte in maniera inconsapevole) una vicinanza particolare tra Maria e le famiglie adottive. Come Maria, la piena di grazia, ha detto il suo “si” all’angelo che gli proponeva di diventare Madre di Dio per opera dello Spirito Santo, così la madre e il padre adottivo quando si lasciano illuminare dalla grazia che viene dall’alto, sussurano silenziosamente nel loro cuore quel “si” che gli porterà a diventare genitori di un bambino abbondonato, che con il sua avere sofferto la fame, la sete, la nudità, l’inaccoglienza, la malattia e la prigione  dell’emarginazione, è diventato incarnazione del Figlio di Dio. “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.” (Mt 25,40).

Tutte queste riflessioni incontrano il loro momento favorevole nell’Avvento, che non deve essere vissuto come un attesa sterile che ricorda un evento storico accaduto duemila anni fa, ma è una condivisione alla partecipazione di un piano di salvezza dove ciascuno di noi, sull’esempio di Maria, è chiamato a lasciarsi guidare dalla volonta di Dio.

Maria è Madre, prima di tutto perchè ha creduto alla parola del Signore, come gli è stato detto durante la sua visita alla cugina Elisabetta. Un padre e una madre adottivi riescono a coronare il loro desiderio quando credono anch’essi alla Parola del Signore, che gli ha promesso di diventare genitori per pura grazia. Tra questa promessa e il suo compimento vi è in mezzo un cammino di attesa, fatto di domande, inquietudini, momenti di sconforto. Questa fase di sentimenti contrastanti appare inizialmente priva di senso, ma in seguito si scopre che essa conduca ad una maturazione interiore, che sarà il sostegno umano e spirituale per accogliere la vita del figlio adottivo che Dio gli vorrà donare.

Questi giorni che precedono il Natale, nei quali i futuri genitori adottivi soffrono maggiormente per l’assenza del loro figlio che stanno attendendo, possono trasformarsi in un momento di grazia nel scoprire la protezione e la consolazione di Maria. La nostra madre celeste è Colei desidera ardentemente prendersi cura non solo della mamma e del papà adottivo, ma anche di quel figlio che ha già salvato dall’incuranza e dall’abbandono.