Risposta vaticana al dramma annuale della strada (1,2 milioni di morti, 50 milioni di feriti)

Presentati gli “Orientamenti per la Pastorale della Strada”

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 19 giugno 2007 (ZENIT.org).- La negligenza sulla strada si traduce annualmente nel mondo in 1,2 milioni di morti e 50 milioni di feriti, una “sfida” sociale per la quale il Vaticano propone alcune soluzioni nei suoi “Orientamenti per la Pastorale della Strada”.



Del documento, diffuso questo martedì in Vaticano, si è incaricato il Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti, nel cui ambito è compresa la Pastorale della Strada.

Strutturati in quattro parti – utenti della strada e delle ferrovie, e quanti vi lavorano; “donne di strada”; “ragazzi di strada”; persone “senza fissa dimora” –, gli Orientamenti cercano di “creare un coordinamento, tra tutte le realtà ecclesiali nel mondo della strada, ed incoraggiare e stimolare le Conferenze Episcopali dei Paesi in cui questa pastorale non esiste affinché la organizzino”, ha spiegato il Presidente del Dicastero, il Cardinale Renato Martino, nella presentazione del documento.

Concentrandosi sulla prima parte dedicata agli utenti della strada, il presule ha sottolineato l’importanza del fatto che le vie di circolazione siano “al servizio della persona umana come strumenti per facilitare la vita e lo sviluppo integrale della società”.

Per questo, gli Orientamenti distinguono tra l’uso e l’abuso della strada e rimarcano la psicologia del conducente, che può sentire “come limitazioni della libertà” i divieti imposti dai segnali del traffico o può lasciarsi prendere da un istinto di dominio o di prepotenza.

In questo contesto, il Cardinal Martino ha spiegato che “è di fondamentale importanza che il conducente abbia un comportamento responsabile e di autocontrollo quando guida”.

La guida ha anche “aspetti morali”: “la capacità di convivere ed entrare in relazione con gli altri presuppone nel conducente alcune qualità concrete e specifiche”, ha osservato il porporato, come “la padronanza di sé, la prudenza, la cortesia, un adeguato spirito di servizio e la conoscenza delle norme del Codice della strada”.

Per questo, ha ricordato che Giovanni Paolo II raccomandava a ciascuno di impegnarsi a creare una “cultura della strada”, basata sulla diffusa comprensione dei diritti e dei doveri di ciascuno e sul comportamento coerente che ne consegue.

Un altro campo d’azione di Chiesa e Stato

Il panorama tracciato non può rimanere estraneo alla sollecitudine della Chiesa, che quindi, ha ricordato il Cardinal Martino, “ha la missione di denunciare situazioni pericolose e ingiuste causate spesso dal traffico”.

“Di fronte a un problema tanto grave, la Chiesa e lo Stato – ciascuno nell’ambito delle proprie competenze – devono operare al fine di creare una coscienza generale e pubblica per quel che riguarda la sicurezza stradale e promuovere, con tutti i mezzi, una corrispondente e adeguata educazione dei conducenti, dei viaggiatori e dei pedoni”.

“La mobilità, caratteristica delle società contemporanee di tutto il mondo, costituisce oggi, con i suoi problemi, una sfida urgente per le Istituzioni e per gli individui, come pure per la Chiesa”, ha constatato.

Con la Pastorale della Strada, la Chiesa “vuole suscitare una rinnovata presa di coscienza degli obblighi inerenti alla strada e della responsabilità morale circa la trasgressione delle norme stradali”, per prevenire le fatali conseguenze messe in luce dalle cifre citate.

Quattro virtù e un “decalogo” per il conducente

Gli Orientamenti del Dicastero, ha spiegato il suo Presidente, sottolineano quattro virtù cristiane come chiavi per la guida: “la carità, naturalmente, è al primo posto”; a questa si unisce la “prudenza”, che “esige la precauzione con cui affrontare gli imprevisti che si possono presentare in qualsiasi circostanza” e reclama “armonia di atteggiamenti e disposizioni, di maturità di giudizio e un’abitudine all’autocontrollo”.

Il documento menziona anche la virtù della “giustizia”, che “esige da chi guida una conoscenza completa ed esatta del Codice della strada” e la presa in considerazione di queste regole. Si parla infine della “speranza”, che per i credenti, in questo contesto, apporta la certezza che, “nel viaggio verso la meta, Dio cammina con l’uomo e lo preserva dai pericoli”.

Con l’esortazione all’esercizio delle virtù da parte dell’automobilista, il documento fornisce anche il suo “decalogo” in analogia con i Comandamenti del Signore, che il porporato ha così enumerato:

I Non uccidere.
II La strada sia per te strumento di comunione e non di danno mortale.
III Cortesia, correttezza e prudenza ti aiutino.
IV Sii caritatevole e aiuta il prossimo nel bisogno.
V L’automobile non sia per te espressione di potere.
VI Convinci con carità i giovani a non mettersi alla guida quando non sono in condizioni di farlo.
VII Sostieni le famiglie delle vittime di incidenti.
VIII Fa incontrare la vittima e l’automobilista aggressore affinché possano vivere l’esperienza liberatrice del perdono.
IX Sulla strada tutela la parte più debole.
X Sentiti responsabile verso gli altri.