Ritorna la voglia di maternità

Essere mamma nel 2004 è ancora una cosa controcorrente: ma è un atto di intelligenza, libertà e amore

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ROMA, domenica 9 maggio 2004 (ZENIT.org).- Da trenta anni a questa parte la cultura dominante ha cercato di rendere meno appetibile il ruolo della mamma.



I timori per la crescita demografica, le paure esagerate su una responsabilità percepita come d’intralcio per la libertà, l’utopia di poter decidere in maniera egoistica come e quando si vuole avere figli, un soggettivismo esasperato, zeppo di oggetti e vuoto di senso, hanno quasi cancellato la festa della mamma.

Eppure ci sono segni evidenti di un ritorno al desiderio di maternità. A parlarcene è il dottor Carlo Bellieni, che lavora presso il reparto Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Universitario "Le Scotte" di Siena,
in un’intervista rilasciata a ZENIT.

Cosa vuol dire essere mamma nell’epoca moderna?

Carlo Bellieni: Siamo nell’epoca del “tutto sotto controllo”, dove se una cosa non è prevista, programmata, centellinata, il nostro equilibrio ne viene turbato. Ma c’è ancora qualcosa che sfugge a questo dominio dello schema a tutti i costi.

Per nove mesi, all’oscuro riparo dell’utero materno che si allarga ogni giorno di più, si sviluppa un nuovo membro di quel livello della natura che è in grado di cercare la felicità: un essere umano.

E come si sviluppa dipende in gran parte dagli stimoli che gli arrivano attraverso la sua mamma. Ormai sappiamo che l’utero non agisce da cassaforte, ma da filtro: fa passare certi stimoli, e ne blocca altri. Questi stimoli non arrivano inutilmente all’embrione: lo modellano. Lo modellano sia dal punto di vista fisico che da quello culturale: dentro l’utero il feto già si abitua alla voce della sua mamma, e la sa riconoscere una volta nato.

Sa riconoscere il profumo della mamma, dopo la nascita, e il sapore delle cose che la mamma mangiava. Tuttavia, noi non lo vediamo. Non lo conosciamo se non attraverso delle immagini dovute a ultrasuoni, o grazie ai suoi movimenti, ai cambiamenti che induce nella mamma. Non lo vediamo. E questo avvenimento cresce e cambia giorno dopo giorno. E la mamma con lui.


E’ vero che la gravidanza e la maternità sono viste con timore da molte donne?

Carlo Bellieni: Quante mamme oggi sono spaventate da questo! E’ la terribile sorte della nostra era: invece di gioire perché nella vita si sta manifestando una cosa nuova, fresca, libera, ci si rinchiude nel pensiero del “come sarà?”, “sarà normale?”, “soffrirò?”.

E’ un pensiero limitante che oltretutto porta a una ipermedicalizzazione della gravidanza che, da stato “interessante” diventa stato “stressante”. Quante ecografie, quante amniocentesi, senza che nemmeno si capisca o si voglia capire a cosa servono!

Nessuno aiuta oggi ad essere mamma. Anzi, molti “insegnano” (le mamme future sono imbottite di corsi, giornali e libri su come devono essere), ma nessuno “educa”. Perché educare ad essere mamma vuol dire educare a guardare.

Un tempo una donna sapeva esser mamma senza studiare. Oggi occorrono dei corsi. Già: un tempo la ragazza vedeva nascere fratelli, sorelle e cugini, li vedeva crescere. Oggi, nella società del figlio unico questo è impossibile.
Si procrastina l’età del primo figlio.

Paradossalmente c’è una carenza di mamme, ma l’educazione esalta modelli anti-mammisti: i single, le coppie gay… e anche le bambine non sono più educate a giocare coi bambolotti-bambino, impersonandosi nelle loro mamme, ma con le Barbie, cioè impersonandosi in una bambola.


Eppure sembra che ci sia un ritorno di desiderio per la maternità....

Carlo Bellieni: Sì, infatti. La festa della mamma avviene in un periodo dove da tante parti si sta rinascendo la nostalgia per qualcosa che si è perso. Quante donne si stanno rendendo conto che non possono passare metà della vita cercando di non aver figli e l’altra metà disperandosi perché i figli non arrivano!

Le donne si stanno rimpossessando del termine mamma. E’ sintomatico che una famosa giornalista francese abbia in questi giorni ristampato il suo libro “Un figlio, ma non a tutti i costi”, in cui racconta il suo passaggio dalla fecondazione artificiale all’adozione. E’ sintomatico che famose femministe in Inghilterra si ribellino contro la banalizzazione dell’interruzione di gravidanza.

Le donne sono alla riscossa. Un film holliwoodiano famoso, fa capire più di tanti discorsi: s’intitolava: “Nei panni di una bionda”, e narrava una storia grottesca, ma bella: è la vicenda di un dongiovanni che finisce all’inferno, ma che potrà riscattarsi se, tornando sulla terra, troverà una donna che lo ami davvero.

Il guaio è che torna sulla terra tramutato…in donna. Ma in quei panni comincia a cambiare, tanto da rifiutare l’amore gay di un’altra donna, accettando il quale in fondo si sarebbe salvato. Dopo una serie di avvenimenti - addirittura resta incinta - quando ormai ha capito che non troverà nessuna donna che lo/la ami, le annunciano che per una malattia deve scegliere se sopravvivere e abortire oppure lasciar vivere il bambino e morire (e lei sa che finirà all’inferno).

Sceglie per la vita del bambino. E mentre ha appena partorito e sta per morire, succede il fatto inaspettato: capisce con certezza che non andrà all’inferno… perché il suo bambino è una femmina: la donna che lo avrebbe amato.

Ci sono tanti modi di essere mamma: c’è chi lo è senza aver figli biologici: quante donne sono grandi mamme avendo adottato un bambino o perché hanno una filiazione spirituale di tanti figli! Quante mamme biologiche non riescono, di contro, a volere, capire, amare la fortuna che è toccata loro?

Essere mamma nel 2004 è ancora una cosa controcorrente: ma è un atto di intelligenza, perché rispetta la profonda struttura biologica di una donna, ed è un atto di libertà perché rispetta il desiderio di comunicare la felicità che è impresso al fondo di tutti noi.


[ZENIT ha già pubblicato del dottor Bellieni una intervista apparsa sul Servizio Quotidiano del 28 aprile 2004, in cui egli parla delle esperienze sensoriali fatte dal feto ancor prima di venire alla luce]