Ritrovare il legame perduto tra ragione e affetti nella vita sacramentale

Quattro lezioni di Mons. Pierangelo Sequeri a sant'Anselmo Roma

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di Robert Cheaib

ROMA, martedì, 6 novembre 2012 (ZENIT.org). – Ritrattazioni del simbolico. Logica dell’essere-performativo e teologia. Sotto questo titolo sono state raccolte e pubblicate dalla Cittadella Editrice le quattro lezioni tenute da Mons. Pierangelo Sequeri presso il Pontificio Ateneo sant’Anselmo a Roma. Le lezioni del teologo Preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale rientrano nel quadro delle Lectiones Vagagginianae inaugurate a sant’Anselmo nel 2004 e 2005 con due autorevoli interventi da parte di Louis-Marie Chauvet (Parigi) e Eberhard Jüngel (Tubinga/Berlino).

Il libro costituisce un connubio complesso ma promettente tra lo spirito milanese e la mens romana in quanto mette a confronto due approcci e sensibilità diverse ossia la teologia dell’essere affettivo-spirituale di Mons. Sequeri e le domande aperte di una teologia sacramentaria, il cui interesse verte sulla complessità della realtà antropologica dell’essere-simbolico-performativo, sviluppata da Andrea Grillo.

Le lezioni di Sequeri vertono sui temi seguenti: I. Il fraintendimento della disputa sull’immagine: il tema del sacramento; II. La sensibilità per il senso: il simbolico come originario fenomenologico; III. La logica della qualità spirituale: essere-affettivo, essere-intensivo; IV. L’assoluto come pro-affezione: generazione del figlio e metafisica del sacramento. Nella loro brevità e complessità, le lezioni costituiscono – come nota anche il prof. Cyprian Krause nella sua prefazione – «un ottimo vademecum iniziatico all’ampio paesaggio del pensiero sequeriano. Ciò che l’autore rivendica altrove in termini più astratti, acquista nel concreto inveramento “sub specie sacramenti et symboli” una sua pregnanza inedita seppure sempre complessa».

Il tratto distintivo della proposta e della critica sequeriana è la constatazione che il logos dell’affezione è più largo di quello dell’essere. Per questo motivo Sequeri invita la riflessione teologica sacramentaria a oltrepassare il paradigma formale dell’eidos per rimontare verso il paradigma più vasto e più cattolico/universale del pathos, ovvero del sensibile primordiale che costituisce il humus che accomuna tutti.

Il simbolico come astrazione formalistica dell’humanum deve cedere il passo al simbolo reale costituito dalla sensibilità umana per il senso. L’originalità del simbolico non risiede nei nessi formalistici posteriori ideati e formalizzati in un secondo momento riflessivo bensì nel munus proprio del simbolico che è «l’evidenza fenomenologica dell’ordine degli affetti». La natura degli ordini degli affetti è «più vicina al sacramento della grazia santificante e della presenza reale, che non all’allargamento semantico del segno o all’intensificazione estetica dell’assenza. Il simbolico è l’evento della trascendenza performativa dell’essere-affezione».

Il contributo di Sequeri si inserisce nel solco di altri contributi importanti – come quello di Odo Casel e di Romano Guardini – volti a loro modo al recupero del primato della vita. Tali contributi sono stati il movente principale che ha permesso al Concilio Vaticano II di uscire dalla logica strumentale del sacramento per aprirsi più a una prospettiva vitale, vedendo nell’azione sacramentale e liturgica fons e culmen della vita spirituale.

L’ultima parte del libro raccoglie le osservazioni del prof. Andrea Grillo, come contrappeso alla proposta sequeriana. Grillo riassume l’invito delle lezioni nell’urgenza non tanto di ritrattazione (negazione del passato) quanto in una ri-trattazione, una rivisitazione e ri-musicalizzazione del rapporto tra affettivo e cognitivo. Nelle parole del professore rappresentante della mens romana: «Non di “ritrattazione”, ma di “ri-trattazione” c’è bisogno. Non di contrapposizione tra affettivo e cognitivo, ma di ricomposizione. […]. Soprattutto c’è bisogno di lavoro comune, di una paziente e accurata forma di scambio tra scuole teologiche, per servire la tradizione con gli affetti più intensi, con le immagini più pure. Senza questo “affetto”, tutte le nostre rappresentazioni resteranno contemporaneamente al di là del significato e al di qua del segno, in quella regione di specchi e di fantasmi, in cui la teologia prospera nel costruire “alibi” o “eccezioni”».

Il contributo di Sequeri «esemplarmente complesso», visto da questa prospettiva dell’esigenza di ricongiungere logos e affetti, simbolica formale e simbolica affettivo-vitale è alquanto attuale per una riflessione teologica e prassi sacramentale più consona e più corrispondente alla vita e significativa per essa.

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