Rivelazione di Dio e ragioni della fede

La fenomenologia della rivelazione e l'ermeneutica della sua rilevanza

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di Robert Cheaib

ROMA, martedì, 27 novembre 2012 (ZENIT.org). – Secondo una felice immagine di Michael Paul Gallagher, la Teologia Fondamentale è al contempo il «ministero dell’interno» e il «ministero degli esteri» della fede e della riflessione teologica.

Come «ministero dell’interno» essa svolge un ruolo riflessivo sui fondamenti della fede. Questo momento si distingue per l’essere un momento storico-logico-ermeneutico con l’obiettivo di individuare l’essenza della rivelazione. È il momento fondativo dove il volto della Fondamentale si configura più come teologia dei fondamenti.

Come «ministero degli esteri», la Fondamentale si apre alla sua identità di disciplina dialogica e «di frontiera» misurandosi e dialogando con le istanze del suo tempo. Questo secondo momento della riflessione teologica si distingue come momento critico-veritativo che argomenta la credibilità della rivelazione di fronte alle istanze della ragione critica. Esso è il momento apologetico.

Nello scenario attuale del nostro mondo la Teologia Fondamentale non si deve limitare a ripetere la confutazione degli attacchi dei deisti e dell’illuminismo dei secoli passati, ma deve confrontarsi con le sfide e i segni del nostro tempo. È a questa sfida che si dedica Carlo Greco, S.I. nel volume: Rivelazione di Dio e ragioni della fede. Un percorso di teologia fondamentale pubblicato dalla San Paolo nella collana «L’Abside».

Le tre grandi sfide della fede

Il libro di Carlo Greco ha il pregio di sviluppare con erudizione friabile la prima parte del compito teologico-fondamentale, ma probabilmente ciò che costituisce un grande merito del volume è la sua capacità dialogica e il suo auditus alterius et temporis. Secondo l’autore, la Teologia Fondamentale è chiamata a confrontarsi principalmente con tre grandi sfide:

Sul piano culturale, essa si confronta con la mentalità postmoderna segnata dalla tecnica (o «tecnocrazia», come la denota e denuncia Umberto Galimberti), dal pensiero debole (Gianni Vattimo), dalla crisi del pensiero metafisico (Martin Heidegger) e da una «crisi noogena» – per usare la terminologia di Viktor Frankl – che lancia impietosamente l’uomo nell’abisso della «frammentazione del senso».

Sul piano religioso, essa si trova di fronte a un crescente fenomeno di secolarizzazione (Charles Taylor), di secolarizzazione e di «apostasia silenziosa» (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa, 9). Questo fenomeno è paradossalmente accompagnato da un fenomeno apparentemente contrastante: quello del ritorno al/del sacro e di diffusione sociale del pluralismo religioso e stilistico di sincretismo religioso. Il ritorno del sacro è quantitativo, anche se qualitativamente è ben distinto dall’esperienza religiosa classica che ha dominato in Europa per secoli: la religione, infatti, – pur continuando a interessare molte persone – non determina più la gran parte delle scelte culturali, politiche e sociali, e pertanto la secolarizzazione è un processo ancora in auge.

Sul piano sociale e pratico, lo scandalo mondiale della povertà di gran parte dell’umanità e la possibilità di annunciare un Dio padre degli uomini (affamati e affamanti) in un simile contesto culturale. Per dirla con Gustav Gutiérrez, come annunciare infatti Dio come Padre in un mondo non umano, cioè al non-uomo che è figlio di Dio?

Un dialogo quadriforme

L’autore confronta queste sfide con lucidità, andando oltre il modello obsoleto di una ragione ridotta al «paper logic», come la dipingeva John Henry Newman.

Oltre al dialogo con la ragione critica (metafisica, ontologica), infatti, Carlo Greco si confronta la ragione storica che vaglia la fondatezza dell’evento storico cristiano e la conseguente valenza universale esaminando il nesso tra testimonianza storica e verità universale.

Il dialogo si apre necessariamente alla ragione etico-pratica mettendo in risalto la specificità salvifica del cristianesimo. Il confronto avviato dal teologo gesuita giunge infine all’istanza del pluralismo religioso per coniugare e giustificare la pretesa di universalità del cristianesimo dinanzi alle altre istanze religiose.

Il confronto avviato da Greco in questo manuale prezioso di Teologia Fondamentale - lungi dall’essere una ripercussione di un triste stile polemico reo di «campanilismo» e continue crociate (come denunciava René Latourelle la produzione di una certa apologetica) - è un confronto urbano che non manca di vigore intellettuale, di modulazione esistenziale e di sensibilità sociale e interreligiosa. Un degno rappresentante dello stile «cattolico» di rendere ragione della speranza che è in noi (cf. 1 Pt 3,15).

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