Roma analizza i cent’anni della nascita del Movimento Pentecostale

Con un incontro nel Centro Pro Unione

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ROMA, lunedì, 4 dicembre 2006 (ZENIT.org).- Il Centro Ecumenico Pro Unione di Roma ha voluto ricordare il primo centenario del Movimento Pentecostale studiando il suo rapporto con la Chiesa cattolica.



Per questo motivo, il 29 novembre ha organizzato un incontro tra rappresentanti cattolici ed esponenti del crescente Movimento Pentecostale/Carismatico, che ha avuto origine nel 1906 ad “Azusa Street” (Los Angeles) – dove il battista William J. Seymour (1870-1922), insieme ad alcuni seguaci, aveva rimesso in ordine una chiesa abbandonata – e che conta attualmente circa 600 milioni di fedeli.

Anche all’interno del cattolicesimo esistono correnti influenzate dal Movimento Pentecostale, come il Rinnovamento Carismatico. Come affermò il famoso teologo Karl Rahner, S.I., “l’elemento carismatico appartiene alla essenza della Chiesa in un modo che è tanto necessario e permanente quanto lo sono il ministero gerarchico e i sacramenti”.

Uno degli elementi caratteristici è il battesimo nello Spirito Santo, che si manifesta con diversi doni, come la “glossolalia” o “parlare in lingue”, grazie alla quale alcuni membri si esprimono con parole e suoni che, messi insieme, non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta.

Secondo quanto ha spiegato a ZENIT padre James Puglisi, Direttore del Pro Unione, “il Movimento Pentecostale sta crescendo molto e la Chiesa cattolica deve chiedersi senza paura perché”.

Per padre Puglisi, che è anche Ministro generale dei Francescani dell’Atonement, è importante che la Chiesa cattolica si interroghi su “cosa significhi credere oggi”; il sacerdote si è inoltre chiesto se sia sufficiente “ripetere formule” o se invece sia necessario “capirle e viverle”.

L’incontro, basato sulla sfida dei cosiddetti “doni dello Spirito”, ha presentato il Movimento Pentecostale dal punto di vista ecumenico, antropologico, morale e spirituale.

Padre Raniero Cantalamessa, OFM Cap., predicatore della Casa Pontificia, ha ricordato che i pentecostali e i carismatici danno importanza allo Spirito Santo “senza dimenticare Dio Padre e Dio Figlio”.

Alcuni membri pentecostali come Stanley Burgess, della Regent University della Virginia, o Ruth Burgess, della Missouri State University, hanno teso la mano ai cattolici per continuare ad approfondire l’esperienza dello Spirito Santo, secondo le varie tradizioni.

Monsignor Juan Usma Gómez, incaricato dal 1996 del dialogo cattolico-pentecostale nel Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha sottolineato che “il pentecostalismo formula serie domande ai cattolici” ed ha avvertito dei “vuoti pastorali” esistenti e della necessità di “un corretto annuncio del Vangelo”.

Secondo Usma Gómez, “la Chiesa non deve aver paura della crescita pentecostale” e non deve rispondere “con aggressività, anche se a volte qualcuno di questi gruppi agisce in modo aggressivo”.

Il domenicano Bruce Williams, dell’Università San Tommaso di Roma, ha spiegato che nel dialogo ecumenico a volte “siamo troppo buoni”, spiegando che non si può dialogare a partire dall’“adulazione” o dal “litigio”, ma da un atteggiamento di reciproco ascolto.

L’incontro ha mostrato come uno dei punti di dialogo tra pentecostali e cattolici possa essere “riscoprire l’aspetto trinitario” e riconoscere la validità del “Battesimo nello Spirito”.

Gli oratori hanno concordato sulla necessità di intensificare incontri di questo tipo e di lavorare a progetti comuni tra pentecostali e cattolici.