Ruolo decisivo dei mezzi di comunicazione nel promuovere la libertà religiosa

Intervento di fronte al Consiglio dei Diritti Umani dell’Osservatore vaticano

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GINEVRA, venerdì, 29 settembre 2006 (ZENIT.org).- I mezzi di comunicazione hanno un ruolo decisivo nella società globalizzata nel promuovere la libertà e la tolleranza religiosa, ha constatato il rappresentante della Santa Sede intervenendo di fronte al Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra.



L’Arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite della città svizzera, ha affrontato la questione il 21 settembre scorso in pieno clima di protesta da parte dei rappresentanti islamici per il discorso pronunciato da Benedetto XVI all’Università di Ratisbona, in occasione del suo viaggio apostolico in Baviera.

Dopo aver chiesto il rispetto della Dichiarazione per l’Eliminazione di Tutte le Forme di Intolleranza e di Discriminazione Basate sulla Religione o sul Credo, adottata 25 anni fa, il presule ha riconosciuto che “oggi l’implementazione di questa Dichiarazione rimane ancora per molti versi un obiettivo lontano”.

“In molti Paesi l’intolleranza e gli atti violenti soprattutto contro persone e comunità di varie religioni violano i loro diritti in molti modi”, ha constatato con dispiacere.

Le strutture legali non sono sufficienti a garantire questo diritto, ha riconosciuto. Nell’era della comunicazione e della globalizzazione, “ciò che emerge è un potenziale per paure e conflitti o una nuova fase di arricchimento e rispetto reciproco che dia l’opportunità di comunicare il contributo di tutti ad una pace più giusta e stabile”.

“Un atteggiamento di apertura e accettazione reciproca è quindi più urgente di qualsiasi legge che tenda ad imporle; servono l’educazione del cuore e della mente per riconoscere e valorizzare ogni persona come membro paritario della famiglia umana”, ha aggiunto.

“I media e i libri di testo dovrebbero contribuire a questo sforzo e non provocare emozioni con messaggi ambigui o falsi che promuovano l’intolleranza e chiudano le menti ad un futuro di comunione”, ha sottolineato.

Per costruire un futuro di questo tipo, la Santa Sede ha chiesto una più profonda comprensione di tre aspetti:

1) il ruolo e il contributo fondamentale della religione nella vita di individui e comunità;

2) le differenze tra le diverse religioni così da dar vita ad un dialogo onesto e fruttuoso;

3) la geopolitica attuale, poiché le identità regionali e religiose non coincidono necessariamente – il che richiede una correzione di percezioni.