Saluto del Cardinal Poupard per l’inaugurazione della mostra di pittura “Terra del Signore”

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CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 12 marzo 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito le parole di saluto pronunciate questo lunedì dal Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, per l’inaugurazione della mostra di pittura di artisti appartenenti al collettivo “Mondo Russo”.



La mostra ha per titolo “Terra del Signore” e potrà essere visitata presso la sede del Dicastero vaticano (Palazzo San Calisto) fino al 20 marzo.

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Signori Ambasciatori,
Cari amici,

Il Pontificio Consiglio della Cultura è lieto di porVi il benvenuto in occasione dell’inaugurazione di questa mostra di quadri di quattro artisti russi: i Maestri Nikolaj Anochin, Nikolaj Tret’jakov, Il’ja Kaverznev e Serghej Smirnov, membri del collettivo “Mondo Russo”. La nostra piccola sala di riunioni sembra aprirsi alla vastità smisurata degli orizzonti della terra russa, che i quattro maestri hanno saputo plasmare con tanta bellezza nelle loro opere.

“Terra del Signore”. Il titolo scelto per questa mostra, e, in maggior misura ancora, le meravigliose e suggestive visioni che offrono questi quadri, suscitano nello spettatore come un desiderio, la nostalgia di un’altra patria, intravista e sempre anelata: la Terra del Signore. Se il salmista cantava: “I cieli sono i cieli del Signore, ma ha dato la terra ai figli dell’uomo” (Sal 113b), bisogna riconoscere che la Terra è stata data ai figli dell’uomo affinché ne facciano un cielo, dove tutti gli uomini si riconoscono come fratelli, una terra trasfigurata dalla bellezza, dove la bruttezza del peccato è scomparsa, dove, finalmente, il lupo si sdraierà con l’agnello.

Questa visione ideale della pace mi sembra si affacci nelle opere dei nostri artisti. Il silenzio della terra sotto il manto bianco della neve, la serena felicità dei rintocchi di primavera, scene popolari nella festa del santo, la quieta solitudine di una chiesetta di campagna, il volto solcato da rughe profonde di Madre Maria… tutto parla di serena bellezza, di una terra promessa, reale, ma ancora da conquistare. In questo senso, penso che i vostri quadri —gli autori mi correggeranno se sbaglio—, non rappresentano una visione nostalgica del passato idealizzato, ma l’attesa di un futuro, l’aspirazione ultima dell’uomo: “noi, in effetti, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia”, dice l’apostolo Pietro, scrivendo da questa Città (2 Pt 3,11-13).

La mostra che oggi apriamo rappresenta, inoltre, un esempio concreto dell’intuizione che ha guidato i lavori del nostro Dicastero: la Via pulchritudinis, la via della bellezza come cammino di evangelizzazione e di dialogo. Il nostro tempo diffida delle verità oggettive e delle idee forti; in preda al relativismo etico in cui si è cacciata, non sa riconoscere neanche il bene universale. In questo panorama, forse la bellezza può aprire una via per ritornare alla verità e al bene. Il grande intellettuale russo Aleksandr I.

Solženicyn, nel suo discorso in occasione della consegna del Premio Nobel, così si esprimeva al riguardo: «Questa antica triunità della Verità, del Bene e della Bellezza non è semplicemente una caduca formula da parata, come ci era sembrato ai tempi della nostra presuntuosa giovinezza materialistica. Se, come dicevano i sapienti, le cime di questi tre alberi si riuniscono, mentre i germogli della Verità e del Bene, troppo precoci e indifesi, vengono schiacciati, strappati e non giungono a maturazione, forse strani, imprevisti, inattesi saranno i germogli della Bellezza a spuntare e crescere nello stesso posto e saranno loro in tal modo a compiere il lavoro per tutti e tre». Più vicino a noi, in Occidente, il grande sacerdote e poeta italiano Davide Maria Turoldo, ricordava che «Finché la verità e il bene non sono divenuti bellezza, la verità e il bene sembrano rimanere in qualche modo estranei all’uomo; egli vi aderisce, ma non li possiede».

Qui risiede tutta la grandezza della missione affidata a Voi, artisti. Voi avete ricevuto dal Signore un talento particolare, uno spirito, come è chiamato nella Bibbia: il Dio creatore di tutto vi ha concesso di partecipare alla sua capacità creativa in un modo singolare. Voi “create”, in un senso analogo al creare di Dio, che con la Sua parola onnipotente ha fatto dal nulla tutte le cose. A Sua immagine, anche voi siete capaci di creare, a partire dalla semplice materia, dai pigmenti e dalle stoffe, queste composizioni che ci fanno sognare. Grazie alla vostra opera, la materia è spiritualizzata. Il vostro lavoro diventa così un’immagine di ciò che deve avvenire nell’uomo, nel quale, la materia, sotto il soffio dello Spirito Santo, diventa sempre più spirituale, fino alla sua totale trasformazione in Dio. Una persona così, diventa, certamente, bella, di una bellezza che attira. Pavel Florenskij, chiamato il Leonardo da Vinci russo, diceva che «la verità manifestata è amore, l’amore realizzato è bellezza». Il santo è, perciò, incarnazione di una bellezza particolare, che voi, pittori, cercate di plasmare nelle vostre opere.

Alla fine, parlando di arte e di bellezza, è quasi d’obbligo citare le parole di Dostoevskij, che mette in bocca al principe Miškin: «la bellezza salverà il mondo». Questa bellezza si condensa per noi in un paradosso, che è il mistero di Cristo: il più bello dei figli dell’uomo, è, contemporaneamente, l’uomo dei dolori, sfigurato, senza apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. La più alta bellezza si coniuga in Lui con l’abisso della desolazione. A sua immagine, l’artista, e il pittore in particolare, coniuga il bello di Dio che splende nella natura con l’abisso del dolore suscitato dal male e sa scorgervi, sia nell’uno che nell’altro, la luminosa rivelazione della bellezza redentrice.

Con questa mostra, il nostro Pontificio Consiglio della Cultura, istituito da Giovanni Paolo II ormai venticinque anni fa, cerca di adempiere una delle missioni che egli ci aveva affidato nella lettera di fondazione: «Accogliere a Roma i rappresentanti della cultura interessati a conoscere meglio l'azione della Chiesa nel campo della cultura e a far beneficiare la Santa Sede della loro ricca esperienza, offrendo loro a Roma un luogo di riunione e di dialogo». Cari amici, illustri Maestri, venuti dalla Russia, da una terra lontana geograficamente, ma molto vicina nella fede e nell’affetto, la Sede di Pietro Vi accoglie e Vi offre questo modesto luogo per proseguire un ininterrotto dialogo sulla bellezza e sull’arte.